Franck Ribery: l’ultima sfida

Franck Ribery: l’ultima sfida

Ottobre 13, 2021 Off Di Luca Sisto

Boulogne-sur-Mer è un comune di poco più di 40mila anime, nel nord della Francia, poco a sud di Calais. Franck Ribery è cresciuto affacciandosi sul Canale che unisce, o che separa per dirla alla Brexit, la Gran Bretagna dal Continente. Surreale come il film“Giù al Nord” (titolo originale “Bienvenue chez les Ch’tis”), la vita del giovane Franck scorre veloce nella periferia urbana della città, laddove il sottoproletariato dei marittimi francesi si mischia con quella parte del mondo musulmano che ha preferito mettere radici in Francia, in luogo della traversata verso la terra d’Albione.

Franck Ribery: dalla strada allo starsystem del calcio

Nel fortunato libro sulla prima stagione di Guardiola al Bayern, ‘Herr Pep’, Martí Perarnau presenta in poche righe l’impatto di Ribery con la tattica. “Con Franck bisogna parlarne poco, il suo stile di gioco rispecchia ancora le origini del suo calcio da strada”. Ribery impara a giocare e a vivere con quelli che, di lì a poco, avrebbe chiamato fratelli. Figli di immigrati musulmani innamorati del pallone, come lui. Istanbul (sponda Galatasaray) e Marsiglia sono tappe fondamentali del suo viaggio. Franck si responsabilizza e comincia ad adottare la via più breve ed efficace verso la porta. Isolarlo sulla sinistra col pallone fra i piedi, per consentirgli di creare la superiorità numerica, raccogliendo ciò che la difesa è costretta a concedergli. L’esterno, per l’assist. Il centro, per il gol.

La sua personalità è dirompente. Di pari passo con la conversione all’islam, arrivano le prime convocazioni con i Bleus, fino alla chiamata per il Mondiale tedesco. In una Francia all’ultimo ballo del Maestro Zizou, ricca di campioni, Ribery è l’asso capace di spezzare gli equilibri. Se ne accorge persino Domenech, uno dei peggiori allenatori della storia del calcio. Ribery a Marsiglia è il cattivo perfetto per le difese avversarie. Piccolo, tozzo, rapidissimo di gambe, con un solco scavato sul viso, poco gentile lascito di un incidente d’auto quando ancora era un poppante.

La “Robbery” e il Bayern alla riconquista dell’Europa

Quando nel 2007 raggiunge il Bayern Monaco, comincia un sodalizio destinato a riscrivere ancora una volta la storia della Bundesliga. Prima servendo assist al fidato amico italiano Luca Toni, poi aggredendo le difese avversarie con la “Robbery”, all’estremo opposto dell’olandese Arjen Robben, Ribery aiuta i bavaresi a vincere tutto ciò che si possa desiderare.

La “Robbery” con la Coppa dalle Grandi Orecchie vinta nel 2012 (Foto: profilo Facebook ufficiale di Franck Ribery)

La differenza di stile con l’ala destra olandese è evidente. Entrambi giocano sull’esterno “a piede invertito”, ma Robben preferisce accentrarsi e calciare a giro col mancino (ne sanno qualcosa un po’ ovunque, soprattutto a Firenze). Ribery punta la porta, sempre. Lo abbiamo detto prima. Il francese non è individualista nel senso cattivo del termine. Sembra uscito da un poliziesco marsigliese degli anni ’80, il suo calcio appare poco associativo, ma è tremendamente efficace. Lo immaginiamo come un novello Jean Reno, con la sua Natalie Portman che (parafrasando) esclama qualcosa come “Ribery? Che giocatore cazzuto!”

Sa farsi rispettare da compagni, allenatori e avversari, ma ha appreso l’arte dell’essere sociale, così come quella del pallone, dalla strada.

La sua fedeltà ai colori del Bayern è innegabile. Quando tre stagioni fa è scaduto il contratto, si è parlato a lungo di ritiro. Firenze l’ha accolto, forse memore delle sue prodezze, e gli ha regalato altre due stagioni da protagonista.

Da Firenze a Salerno: l’ultima sfida di Franck Ribery

Le gambe non sono più così veloci e resistenti, i dribbling meno stretti e dirompenti, la squadra non lo supporta. Così, fra una foto a largo di Dubai sullo yacht e l’hashtag identitario #elhamdoulillah, Ribery si avvia al ritiro per godersi la sua ricchezza: i soldi sì, ma soprattutto la sua famiglia, con la moglie che spesso gli ha perdonato qualche intemperanza.

Il richiamo del mare però, è più forte. Qualcuno pensa di offrire a Franck una casa in Costiera, a Vietri sul Mare, facendone una delle sue “ceramiche” più preziose. Ribery finisce in Granata, per tentare l’impossibile: salvare la Salernitana nel suo ritorno in serie A. In Campania non ci credono, finché il francese non appare in campo alla presentazione ufficiale sul prato dell’Arechi.

Ribery “si annuncia” alla Salernitana (Foto: profilo Facebook ufficiale di Franck Ribery)

La Salernitana di Castori è la squadra che gioca meno possesso palla e fa più ricorso ai lanci lunghi. Il concetto dell’allenatore granata di “via più breve verso la porta” non sembra conciliarsi troppo con quello palla a terra, sui piedi, di Ribery. Schierato da trequartista alle spalle delle due punte (a scelta fra Gondo, Bonazzoli, Simy e Djuric), Franck non ha ancora inciso. Problemi fisici ma anche di compatibilità tattica, ovviamente, con il pallone che spesso e volentieri viaggia in aria più che per terra.

Eppure, vedere quell’esultanza liberatoria, quelle braccia al cielo ad invocare il suo dio, al termine della partita vinta col Genoa, riconcilia col calcio. Se Ribery si diverte, possiamo star certi che, prima o poi, ci divertiremo anche noi a guardare una partita della Salernitana.

 

Immagine di copertina tratta da: Franck Ribery official Facebook page.