La Bolivia ai Mondiali: una storia ancora da scrivere?

La Bolivia ai Mondiali: una storia ancora da scrivere?

Ottobre 28, 2021 Off Di Redazione

Il giornalista Nicolò Vallone, affezionato amico di Football&Life, ci racconta la storia della Bolivia ai Mondiali. Con l’augurio di riveder presto la selezione andina sul palcoscenico che più conta.

 

Desta particolare interesse la classifica delle qualificazioni sudamericane ai prossimi (discussi) Mondiali. Dietro alle inarrivabili Brasile e Argentina, infatti, è bagarre per accaparrarsi gli ultimi “due posti e mezzo” utili per staccare il pass di Qatar 2022. A sei gare dalla conclusione: Ecuador 17 punti, Colombia e Uruguay 16 (queste tre nazionali per ora si spartirebbero qualificazione diretta e spareggio interzona) e poi un nugolo di speranzose inseguitrici di nome Cile (13 punti), Bolivia e Paraguay a quota 12, Perù a 11. Francamente troppo attardato il fanalino di coda Venezuela a 7.

Qualcosa balza all’occhio, vero? Eh sì, tra le squadre con ancora residue speranze, è presente la Bolivia! Trascinati da capitan Marcelo Moreno, capocannoniere di queste qualificazioni Conmebol con 8 gol (uno in più di Neymar e due in più di Messi) e bomber all-time della nazionale con 27 reti, ben protetti dal portiere del Velez Carlos Lampe, illuminati da Leonel Justiniano, Ramiro Vaca e Juan Carlos Arce, e guidati dal c.t. venezuelano Cesar Farias e da uno staff che ormai di boliviano ha giusto un paio di elementi, i Tiahuanacos nell’ultimo match hanno strapazzato per 4-0 il Paraguay e rinfocolato il sogno mondiale. Forti anche, come noto, di un fattore campo molto particolare: i 3600 metri di altitudine di La Paz in cui giocano le partite casalinghe, grazie anche a una speciale deroga alla norma Fifa che vieta di giocare oltre i tremila.

Aria rarefatta, pallone impazzito, fiato che vien meno prima del dovuto agli avversari non abituati, e la Bolivia, che in trasferta non vince da tre anni (3-0 in amichevole col Myanmar) dentro casa parte sempre quantomeno con la possibilità di recitare la parte del leone, a prescindere dall’avversario. Come quando, nelle qualificazioni a Sudafrica 2010, abbatté l’Argentina di Messi e del CT Maradona con un 6-1 che fece il giro del mondo. O come nelle uniche due edizioni della Copa America che ha ospitato: campione nel 1963, finalista nel 1997. Fuori dai propri confini, il massimo sono due quarti posti nella prima metà del Novecento.

Tornando ai Mondiali qatarioti, la Bolivia sta accarezzando la prospettiva onirica di potersi qualificare a scapito di nazionali ben più quotate, approfittando magari del fine ciclo di Uruguay e Cile, e lottandosela con un Ecuador e una Colombia ottime sì, ma non corazzate inscalfibili. Dovesse riuscire nella clamorosa impresa (4 punti da recuperare in 6 partite, con una fitta concorrenza, rendono obbligatorio tale aggettivo) La Verde a novembre 2022 si affaccerebbe sul Golfo Persico sicuramente da cenerentola. Ma non da esordiente.

Quello che forse non tutti sanno, infatti, è che nel caso sarebbe addirittura la sua quarta partecipazione alla fase finale della Coppa del Mondo!

Già, la Bolivia ha all’attivo ben tre edizioni dei Mondiali. Per fare qualche nome, tante quante Norvegia, Grecia, Ghana e Irlanda. E una in più della Turchia.

A quando risalgono?

URUGUAY 1930

I primi Mondiali della storia, gli unici giocati in una sola città (spalmati su tre stadi di Montevideo) in un Paese che all’epoca è una potenza del pallone coi suoi trionfi olimpici. E che in estate…si trova in realtà in pieno inverno, dato il posizionamento nell’emisfero australe. Con partite disputate anche a ridosso degli zero gradi centigradi.

Partecipazione a inviti, tanti ostacoli logistici ed economici sullo scacchiere mondial-calcistico che scoraggiano spedizioni transoceaniche, e alla fine partecipano 9 nazionali delle Americhe e 4 europee. La seleccion boliviana, in attività da appena quattro anni, non ha ancora vinto una partita. E non lo fa neanche in quel primo vagito dell’ancor Coppa Rimet: doppio ko per 4-0 nel girone. Per mano della Jugoslavia, pur riuscendo a resistere sullo 0-0 per un’ora, e del Brasile. Curiosamente, due nazionali che 44 anni dopo, in Germania, avrebbero affondato un’altra esordiente, di nome Zaire.

C.T. Ulises Saucedo (che ancor più curiosamente, in quel torneo oltre ad allenare i suoi arbitra pure una partita! Argentina-Messico 6-3, per la quale rimandiamo al gustosissimo racconto di Federico Buffa nella puntata di Storie Mondiali dedicata a Uruguay 1930).

Giocatori: Jesus Bermudez; Miguel Murillo; Casiano Chavarria, Segundo Durandal, Luis Reyes Penaranda; Juan Argote, Miguel Brito, Diogenes Lara, Constantino Noya, Renato Sainz, Jorge Valderrama; Mario Alborta, Jose Bustamante, Rene Fernandez, Gumercindo Gomez, Rafael Mendez, Eduardo Reyes Ortiz.

BRASILE 1950

Primi Mondiali dopo i trattati di pace del ’47. Ritorna il Sud America, dopo le edizioni in Italia e Francia pre-guerra. E ritorna La Verde ai nastri di partenza. Le qualificazioni Conmebol non si sono disputate: tra difficoltà postbelliche, dissidi tra federazioni e scismi e polemiche interne, mezzo Sud America (tra cui l’Argentina) si è ritirato in partenza. L’altra metà del continente, tra cui la Bolivia, va automaticamente a fare il Mondiale. Coincidenza: sono 13 squadre al via, proprio come vent’anni prima in Uruguay (record “negativo” di partecipanti) ma con un sostanziale equilibrio, stavolta, tra Americhe ed Europa.

Possibile che la Fifa abbia pensato a un Mondiale “dispari”? E infatti non l’ha fatto. Le qualificate sarebbero 16, solo che, per i motivi più disparati (altro giro, altro rimando alle Storie di Buffa) India, Scozia e Turchia danno forfait all’ultimo. E i boliviani, che per l’occasione si sono dotati peraltro di un allenatore italiano (un silente eroe dei due mondi, vedi parentesi approfondita poco sotto) si ritrovano in un girone…a due! Loro, contro un avversario che all’epoca vale doppio: l’Uruguay, che due settimane dopo avrebbe vinto il suo secondo e ultimo Mondiale dando vita al Maracanazo. Quel 2 luglio invece si gioca a Belo Horizonte: contrariamente a quanto accaduto sullo stesso campo tre giorni prima, con gli Stati Uniti incredibilmente vittoriosi sui maestri dell’Inghilterra con gol del cameriere semi-haitiano Joe Gaetjens, la partita rispetta impietosamente i pronostici. Finisce 8-0.

Vale per due la Celeste, dicevamo. Difatti, quel risultato “raddoppia” la performance boliviana del ’30: lì due partite perse 4-0, qui una sola persa 8-0. La Bolivia torna a casa con un bilancio complessivo, tra due partecipazioni ai Mondiali, di 3 partite, tutte sconfitte, 0 gol fatti e 16 subiti.

C.T. Mario Pretto (veneto di Schio, una vita da calciatore quasi interamente nel Napoli, al ritiro nel 1949 si trasferisce a La Paz: diventa allenatore del club del Litoral, da cui in quel momento è composta un terzo della nazionale, e per il Mondiale del ’50 viene per l’appunto ingaggiato dalla seleccion; successivamente allenerà in Cile).

Giocatori: Vicente Arraya, Eduardo Gutierrez; Alberto Acha, Jose Bustamante (solo omonimo dell’attaccante di vent’anni prima), Antonio Greco; Alberto Aparicio, Duberto Araoz, Juan Arricio, Rene Cabrera, Leonardo Ferrel, Humberto Saavedra, Eulogio Sandoval, Antonio Jose Valencia; Victor Celestino Algaranaz, Victor Brown, Roberto Caparelli, Benedicto Godoy, Juan Guerra, Benigno Gutierrez, Benjamin Maldonado, Mario Mena, Victor Ugarte.

USA 1994

Quasi mezzo secolo è passato da quell’epoca ancora in bianco e nero, anzi senza filmati completi. Ora siamo in un calcio più ricco, più professionalizzato, più atletico, più strutturato, più mediatico, più internazionale, più tutto…anche il trofeo iridato non è più la Coppa Rimet, ma da vent’anni è l’ormai celeberrima coppa ideata dallo scultore milanese Silvio Gazzaniga. E per la Bolivia, per decenni, occasioni di sedere al gran banchetto non ce ne sono più state.

Ma la ruota gira per tutti o quasi, e una generazione d’oro, un mezzo miracolo, a turno può accadere. Nel Vecchio Continente la Danimarca ha vinto Euro ’92, in Sud America “quelli dell’Altiplano” sorprendono tutti e arrivano secondi nelle qualificazioni Conmebol, segnando più gol di tutte le altre rivali, Brasile compreso. E sfatando così il tabù qualificazioni, dato che per motivi diversi nel 1930 e nel 1950 avevano partecipato “di diritto”.

A impreziosire il tutto, il 22 agosto ’93, la vittoria tuttora più larga nella propria storia: sul solito, altissimo, terreno di La Paz, 7-0 al Venezuela. Anche se il successo davvero dirimente fu il 3-1 inflitto all’Uruguay di Francescoli. Artefici di tale prolificità sono essenzialmente l’esperto centravanti Luis Ramallo, che gioca in patria nell’Oriente Petrolero, e due uomini dal quid tecnico in più, affinato in campionati esteri: Marco Etcheverry, El Diablo dalla capigliatura riccia e selvaggia, che milita in Cile nel Colo Colo; ed Erwin Sanchez, unico di questa Bolivia a giocare in Europa, che negli anni a venire vincerà tutto ciò che c’è da vincere in Portogallo, alternando le maglie di Benfica e Boavista.

L’artefice a monte di questo exploit, però, in grado di sistemare la formazione in modo da esaltare e scatenare i tre di cui sopra, risponde al nome di Xabier Azkargorta, allenatore basco dal baffo imponente, che dopo una buona carriera nella Liga ha accettato la scommessa, a fine ’92, di provare a condurre La Verde ai Mondiali statunitensi. Con successo.

Da febbraio a giugno ’94 la Bolivia disputa ben 12 amichevoli di preparazione al gran torneo, vincendo solo con Colombia e Arabia Saudita di misura, e portando a casa per lo più pareggi. Un assaggio di ciò che sarebbe accaduto alla Coppa del Mondo. Stavolta c’è un regolare girone da 4, che va in scena tra Chicago e Boston. All’esordio con la Germania campione in carica la squadra si difende come può e prova a colpire dalla distanza, finché a mezz’ora dalla fine Klinsmann decide per l’1-0 sfruttando un’uscita scellerata del portiere andino Trucco. Andrebbe anche bene così, non fosse che nel finale Etcheverry appena entrato si fa espellere per una “scalciata di reazione” su Matthäus: Mondiale finito in anticipo per lui. E di fatto, per la sua nazionale.

Il match successivo, in Massachusetts, è quello dei rimpianti: scontro diretto con la Corea del Sud, i boliviani vanno vicinissimi alla storica esultanza, ma la palla non ne vuole sapere di entrare e anzi sul finale rischiano di capitombolare. Finisce 0-0, primo punto di sempre ma si gioisce fino a un certo punto.

Nell’ultima gara, di ritorno in Illinois, arriva pure l’unica rete finora realizzata alla Coppa del Mondo. Ma ininfluente. Contro la Spagna, Ramallo illude subito colpendo la traversa con una gran botta da fuori area (i boliviani sono abituati a esplorare questo tipo di soluzioni, dato che in patria paga particolarmente) poi però, dall’altra parte, Guardiola la sblocca su rigore e nel secondo tempo Caminero raddoppia. Solo allora, meglio tardi che mai ma comunque tardi, la sorte si volta benevola: sinistraccio di Erwin Sanchez che trova una deviazione, s’impenna e gonfia la rete all’incrocio. Proprio lui, l’unico “europeo” di quella squadra, iscrive il proprio nome nella storia del proprio Paese. C’è tuttavia tempo ancora per il 3-1 iberico: Caminero firma la doppietta e chiude definitivamente, almeno fino ad oggi, l’avventura della Bolivia ai Mondiali. In coda al girone, ma almeno con un 1 e non più uno 0 nelle caselline della classifica.

C.T. Xabier Azkargorta

Giocatori: Carlos Trucco, Dario Rojas, Marcelo Torrico; Juan Manuel Pena, Marco Sandy, Miguel Rimba, Gustavo Quinteros, Modesto Soruco, Vladimir Soria; Carlos Borja, Jose Milton Melgar, Marco Etcheverry, Mauricio Ramos, Oscar Sanchez, Ramiro Castillo; Mario Pinedo, Alvaro Pena, Jaime Moreno, Luis Cristaldo, Luis Ramallo, Erwin Sanchez, Julio Cesar Baldivieso.

Insomma, mai fuori dalle longitudini americane. E mai vincendo una partita ancora. L’occasionissima arriverà fra tredici mesi? Se sì, sarebbe una ventata di gioia per un Paese ferito due anni fa dal colpo di Stato che costrinse l’amatissimo presidente della Repubblica Evo Morales a un esilio temporaneo. E per i cultori del calcio di tutto il globo, sarebbe una curiosa (ri)scoperta tutta da vivere. Suerte!

Testo di Nicolò Vallone

Immagine di copertina: Futebol Portenho