Napoli-Barcellona, la preview in 5 punti

Napoli-Barcellona, la preview in 5 punti

Dicembre 18, 2021 0 Di Luca Sisto

A febbraio 2022 avrà luogo la seconda edizione ufficiale di Napoli-Barcellona. Il Napoli, qualificato al turno successivo di Europa League sul fil di lana, da secondo, troverà i catalani “retrocessi” dalla Champions League. A due anni di distanza dal precedente in Champions, “dilazionato” in 6 mesi a causa dello scoppio della pandemia, le due squadre sono oggi molto diverse. Analizziamo la sfida in 5 punti.

Xavi e il nuovo corso del Barça

Il fallimento del progetto Koeman, come ho scritto su Sottoporta, poggiava su basi tecniche e politiche. L’avvento di Laporta e la partenza di Messi sono state decisive, ma i problemi sono di lungo corso. La crisi economica, ad esempio, accentuata dalla pandemia e dal naufragio (forse momentaneo) del progetto Superlega.

Acquisti finanziariamente e tecnicamente nocivi (Griezmann, Coutinho, lo stesso Dembelé, 240 mln di euro in due), hanno accelerato il cambiamento che gli scarsi risultati, soprattutto negli scontri diretti con Real e Atletico, hanno reso inevitabile dopo la sconfitta di Vallecas. Quella di Xavi è una restaurazione dell’identità catalana che, unitamente a quella olandese, caratterizza ogni corso del Barcellona dai tempi di Cruijff.

Del resto, gente come Pedri e Gavi, lanciata in nazionale da Luis Enrique, è stata promossa in prima squadra da Koeman. Il quale però non ha mai trovato la quadra fra giovani e veterani. Dopo la sconfitta, terrificante, dei quarti di Champions del 2020 contro il Bayern Monaco, Vidal ebbe a dire che “Il Barcellona non può contare su 13 calciatori più La Masia”. E ha presto fatto le valigie insieme a tutti i campioni acquistati dal Barça a peso d’oro, come Suarez (acquisto riuscitissimo, cessione dolorosa) e Griezmann (fallimento totale).

Xavi, da queste prime battute, nonostante l’uscita di scena dalla Champions e le questioni tecniche in sospeso, sembra voler sposare, almeno in Liga, la linea verde. Di contro, nella sconfitta contro il Bayern per 3-0 dell’8 dicembre, ultima spiaggia per il passaggio al turno successivo, che ha sancito l’eliminazione dei catalani in favore del Benfica, l’età media degli 11 titolari di Xavi e di quelli di Nagelsmann era la medesima, 26.9 anni. Il nuovo tecnico ha provato ad affidarsi alla vecchia guardia, ma è sbattuto violentemente contro il muro di una delle cinque migliori squadre d’Europa.

Contro il Napoli potrebbero vedersi tutti i talenti in rampa di lancio dal Barça B. Ma un dubbio sorge: con il club lontano dalle prime posizioni in campionato e il quarto post che somiglia sinistramente ad una mission impossible, l’Europa League potrebbe essere un biglietto d’ingresso favorevole per la Coppa dalle Grandi Orecchie. Il Barcellona tornerà dove meglio compete, ma ci vorrà tempo.

La percezione dei tifosi su Napoli-Barcellona

Curiosamente, il Barcellona era visto dai napoletani come il peggior accoppiamento possibile. Viceversa, il rocambolesco secondo posto nel girone di EL con lo Spartak Mosca (primo anche grazie al rigore fallito dal Legia all’ultimo minuto), e l’eliminazione del più quotato Leicester, unitamente al quarto posto in Serie A (dopo un inizio da 8 vittorie di fila), hanno fatto disperare i tifosi catalani per la difficoltà della sfida. La formula aggiornata dell’Europa League costringerà quindi le due formazioni a uno spareggio critico. Ma, a nostro avviso, per il Napoli, Borussia Dortmund e Siviglia sarebbero state formazioni più pericolose di questo Barcellona.

Molto dipenderà da quale momento attraverseranno le due compagini a febbraio. Il Napoli deve recuperare cinque infortunati cruciali, evento che ha contribuito a far perdere terreno in campionato. Ma tre di questi sarebbero stati, o saranno, impegnati in Coppa d’Africa fino ai primi di febbraio. Vista la situazione economica del Barça, sembra difficile si possa intervenire con decisione sul mercato. Ma la maglia blaugrana ha sempre il suo fascino, e qualcosa potrebbe effettivamente cambiare. Messi è un capitolo chiuso, il Barça, invece resta.

Insigne, una lunga storia

Tra i lungodegenti del Napoli, un capitolo a parte merita Insigne. Il calo di forma del fantasista napoletano dalla vittoria degli Europei in avanti è tangibile. Il discorso sul contratto in scadenza non aiuta. I dolori di Lorenzinho non riguardano solo la parte posteriore del ginocchio, ma anche il suo futuro di capitano e giocatore degli Azzurri. Un colore, con diverse sfumature, che coinvolge anche la nazionale, a serio rischio per i playoff Mondiali contro Macedonia ed, eventualmente, Portogallo/Turchia.

Insigne ha 30 anni suonati, pretende un adeguamento e un prolungamento contrattuale, richiesta che i successi estivi hanno contribuito ad alimentare. Fin dal ritiro col nuovo allenatore Spalletti, De Laurentiis ha fatto le classiche orecchie da mercante.

Insigne forse non chiede la luna, ma l’offerta del Napoli è troppo lontana dalle sue aspettative. L’impressione è che questa storia d’amore sia destinata a finire. A gennaio? Forse no. Si andrà a scadenza, e se a inizio 2022 dovessero arrivare offerte congrue da altre società, Insigne potrebbe anche perdere il peso avuto nel Napoli nei suoi tanti anni di militanza fra giovanili e prima squadra. Del resto, è un calciatore nella fase calante della carriera che, in serie A, quest’anno non ha mai segnato se non su rigore ed è uno degli attaccanti con più tiri verso la porta avversaria. Una percentuale di conversione dello 0%. Un caso?

Una tradizione molto diversa nelle Coppe

Altra curiosità. Il Napoli ha all’attivo una Coppa UEFA, nel 1989. Il Barcellona non ha invece un buon rapporto con questa competizione, nella quale non è mai andata oltre le semifinali. Inutile impostare il discorso sulla Coppa delle Coppe o sulle Champions del Barcellona. La comparazione non si pone. Parliamo di quella che per quindici anni è stata una delle squadre da battere in Europa.

Si giocherà, anche, nel segno di Maradona, che in terra catalana ha speso due anni della sua carriera, prima di essere acquistato da Ferlaino nel giugno del 1984. Era, sulla carta, una delle migliori versioni di Diego. Ma l’epatite alla prima stagione e l’infortunio a causa del “Macellaio di Bilbao” Andoni Goikoetxea nella seconda, ne hanno minato le prestazioni, fino all’epilogo triste e violento della finale di Copa del Rey persa contro l’Athletic. Nel video qui sotto, pubblicato dalla pagina FB Storia del Calcio Spagnolo, Juri Gobbini e il sottoscritto raccontavano l’avventura controversa di Diego a Barcellona.

Il precedente Napoli-Barcellona: troppe differenze

Il Barcellona del febbraio 2020 era molto diverso da oggi. C’era Messi, c’era un altro presidente come Bartomeu, col quale si sarebbe scontrato di lì a breve. C’era Griezmann, che avrebbe pareggiato il gol del vantaggio di Mertens. Non c’era Koulibaly, infortunato, che potrebbe mancare anche nella sfida d’andata al Camp Nou il prossimo febbraio, quando tornerà dalla Coppa d’Africa, uno dei grandi e divisivi temi di inizio 2022. L’anno, questo, che dalla Coppa d’Africa di gennaio ci porterà direttamente ai Mondiali in Qatar di novembre/dicembre. Suarez giocò invece la gara di ritorno, a ben sei mesi dalla gara d’andata, dopo l’interruzione per la pandemia.

Il Barcellona del mese di agosto 2020 superò il Napoli di Gattuso per 3-1, in una prova senza appello. Il Napoli aveva vinto la Coppa Italia in giugno, alla ripesa dei tornei, e da lì aveva giocato superficialmente in campionato, lontano dalle posizioni Champions, per concentrarsi sulla sfida del Camp Nou. Un appuntamento a cui gli Azzurri arrivarono comunque impreparati, fisicamente, mentalmente e tecnicamente. Nonostante un Barça in crisi, superato nettamente dal Real in campionato. Fu quella l’ultima vittoria del Barcellona in una fase ad eliminazione diretta della Champions League. Sarebbe arrivata l’eliminazione per 8-2 ai quarti, in gara secca, contro il Bayern. E quella nella stagione successiva contro il PSG agli ottavi.

Toccherà verificare nel Napoli le condizioni di Osimhen, fermo per la frattura conseguente alla tremenda botta di Inter-Napoli con Skriniar, con una prognosi di 3 mesi. E nel Barcellona l’eventuale rientro di Ansu Fati, che da quando è stato tacciato di essere l’unico erede di Messi in blaugrana, non ha smesso di combattere contro gli infortuni.

Di Napoli-Barcellona 2020 ricordo soprattutto i primi tifosi, principalmente stranieri, allo stadio con la mascherina. E tutto ciò che è stato il dopo. Dal prossimo Napoli-Barcellona mi aspetto una grande partita, giocata a viso aperto, ma bisognerà vedere su quali ritmi. La sopresa, in ogni caso, è dietro l’angolo.

 

Immagine di copertina: SSC Napoli.