Hooligans: a 20 anni dal film il calcio inglese è cambiato

Hooligans: a 20 anni dal film il calcio inglese è cambiato

Gennaio 10, 2024 0 Di Luca Sisto

Matt: E il Millwall?
Pete: Ah, il Milwall… Non so da dove cazzo cominciare con il Millwall. Le firm del Millwall e del West Ham si odiano più di qualsiasi altra firm.
Matt: Come gli Yankees e i Red Socks!
Pete: Più come gli israeliani e i palestinesi.

Green Street, titolo edizione italiana Hooligans, dialogo fra Matt (Elijah Wood) e Pete (Charlie Hunnam) sul significato delle firm e sulla rivalità fra West Ham e Millwall

Usciva nel 2005 Green Street, edito in Italia col titolo di Hooligans, dalla regista Lexi Alexander. Un film più di culto che effettivamente ben riuscito. Una specie di versione calcistica di Fight Club, con l’odio e la violenza incanalate attraverso il tifo malato e le rivalità fra hooligans.

Un fenomeno che ha attraversato e tormentato l’Inghilterra per decenni, fino alla misure restrittive del governo Thatcher, ai fatti tragici dell’Heysel, con la conseguente squalifica delle squadre inglesi dalle competizioni internazionali. E che ha avuto il suo epilogo, formalmente, con la strage di Hillsborough del 15 aprile 1989.

Difficile paragonare gli hooligans inglesi alla nostra controparte italiana, gli ultras. Alcune regole d’ingaggio, storicamente, sono simili, con la maggior parte degli episodi di violenza che si tengono lontano dagli stadi, ma che proprio per questo fanno meno rumore nell’opinione pubblica.

La repressione thatcheriana non ha eguali nella legislazione italiana. Oggi, misure come Daspo e controllo capillare del comportamento negli stadi hanno effetti molto blandi. Tanto che si ricorre molto più spesso al semplice “divieto di trasferte” di cui abbiamo diffusamente parlato non più tardi di un anno fa.

Trasferte vietate: siamo davvero liberi di tifare?

La marginalizzazione degli hooligans e lo sviluppo della Premier

Una grossa fetta dello sviluppo commerciale della Premier, fin dal suo “sostituirsi” de facto alla vecchia First Division, lo si deve alla fine del mito degli hooligans agli inizi degli anni ’90. Persino ai Mondiali d’Italia ’90 era ancora possibile la tensione e la preoccupazione per l’eventuale arrivo dei tifosi inglesi più scalmanati. Al punto che si decise, per motivi di ordine pubblico, di isolarli dal “continente”, facendo giocare la nazionale al Sant’Elia di Cagliari nel girone. L’Inghilterra sarebbe arrivata fino in semifinale, perdendo dalla Germania Ovest e finendo quarta, dopo la sconfitta nell’amara (per noi) finalina del San Nicola, buona giusto per consacrare Totò Schillaci capocannoniere di della manifestazione iridata.

Se oggi la Premier è il prodotto calcistico più ricco e meglio esportato ed esportabile del mondo; se ha fatto sì da attrarre i migliori calciatori e allenatori, i maggiori investimenti esteri – con l’avvento delle proprietà arabe, americane e, prima ancora, del Sud Est Asiatico – capace di elargire gli stipendi più alti a fronte di diritti TV pagati miliardi di sterline, è anche grazie alla nuova immagine del calcio inglese, ripulita dalle scorie e dai drammi del passato.

Londra, in questo senso, ne è la capitale economica, mentre Manchester, grazie all’era Ferguson prima e ai cugini del City poi, è via via diventata la capitale calcistica della Premier, con la consacrazione europea raggiunta nella vittoria della scorsa edizione della Champions, culmine del progetto Guardiola, in positivo, e sempre più sotto la luce dei riflettori per i dubbi sulle finanze del club caro agli emiri.

Hooligans: un cult movie con rifermenti reali (SPOILER ALERT)

Il film, di cui probabilmente, chi legge questo articolo, non necessita di alcuna spiegazione sul dipanarsi del plot, si regge sull’interpretazione di Wood, il Frodo de Il Signore degli Anelli, uno Yankee espulso da Harvard per falsi motivi e alle prese con una serie di problemi familiari, che decide di partire per l’Inghilterra e andare a trovare la sorella a Londra.

Qui stringe amicizia col fratello del cognato, Pete, a capo della GSE, la firm del West Ham più violenta della Premier, i cui rivali principali sono quelli del Millwall, che milita però in Championship. Nel film, il sorteggio della FA Cup metterà nuovamente di fronte le due squadre, e sarà l’episodio scatenante per fare i conti, in maniera definitiva, con un passato di sangue a cui solo l’inevitabile vendetta potrà mettere il punto.

La pellicola riadatta alcuni episodi che hanno un fondamento nella realtà. La GSE, Green Street Elite (da cui il titolo originale) è la versione cinematografica della InterCity Firm, la frangia ultras degli Hammers. Quest’ultima prese il nome dall’abitudine dei suoi “adepti” a viaggiare utilizzando i treni InterCity, più comodi e meno controllabili dalla polizia, al posto dei treni e dei pullman organizzati.

In una scena del film, si vedono i ragazzi della GSE prendere un treno per Manchester, dove ad attenderli c’è la firm dello United, anch’essa desiderosa di rivalsa dopo la “sconfitta” nella rissa della stagione precedente. Pete, con l’aiuto di Bovver e Matt, decide per un piano B in grado di aggirare la strategia nemica.

Bovv ferma il treno, che non prevede fermate fino a Manchester, tirando il freno d’emergenza. Il gruppo scende così di corsa nella zona della Greater Manchester, precisamente alla fermata di Macclesfield, altro luogo di grande significato per la cultura mancuniana per lo sviluppo del punk rock, attraverso la formazione dei Joy Division (gruppo che proveniva principalmente da Salford, altro luogo simbolo della Greater Manchester e legato calcisticamente alla class of ’92), il cui compianto frontman Ian Curtis crebbe proprio in questo sobborgo, nato dall’agglomerato intorno alla “parrocchia” di St. Michael (nello slang locale, Michael è diventato Maccle, quindi Macclesfield).

Ian Curtis, in effetti, simpatizzava per il City e il suo colore preferito era il blu. Un particolare all’apparenza insignificante, ma che ha un fondamento nella storia della First Division. A Manchester, infatti, lo stile casual e l’atteggiamento sempre più aggressivo degli hooligans dello United subisce una scintilla con la clamorosa retrocessione dei Reds in Second Division.

Uno smacco a cui contribuì in maniera decisiva la leggenda del club, lo scozzese Denis Law, il quale chiuse la carriera con un’ultima stagione nei cugini del City, e realizzò con un colpo di tacco naturale, istintivo, il gol nel derby che di fatto spedì la sua ex squadra in seconda serie.

In quella stagione in Second Division 1974-75, prima del definitivo ritorno nella massima serie, i tifosi dello United cominciarono a sfogare tutta la propria violenza in giro per le trasferte, con la Red Army che adottò uno stile di abbigliamento casual.

Lo stesso fa la firm della GSE nel film, con lo scudo degli Hammers tatuato sul petto, indossando felpe e jeans senza riferimenti al club. È proprio a metà degli anni ’70 che l’hooliganismo in Inghilterra si forma e raggiunge la sua massima espressione e potenza, prima dell’inevitabile declino e della tragica coda dei fatti degli anni ’80.

Tornando alla scena della rissa alla stazione di Manchester, la GSE, dopo essere scesa dal treno a Macclesfield, prende in prestito un camion che consente loro di arrivare a Manchester e cogliere di sorpresa, alle spalle, la firm dello United. Anche questo è un fugace riferimento alla nuova abitudine di recarsi in trasferta con mezzi propri e sfuggire alla repressione della polizia.

West Ham e Millwall, giocano da più di 120 anni il derby dei Dockers, una rivalità che ha a che fare col mestiere dei portuali longo le due sponde del Tamigi, nella zona Sud Est di Londra. Oggi i due stadi, The Den per il Millwall e il London Stadium del West Ham, che ha sostituito Boleyn Ground (Upton Park), sono separati da circa 6 km e i due club non giocano nella stessa divisione dal 2012, quando in Championship, il 4 febbraio, il West Ham battè il Millwall 2-1.

La rivalità reale viene tradotta nel film con la morte del capo della GSE, l’unico modo per Tommy Hatcher (capo della firm del Millwall), tormentato dai sensi di colpa, di vendicare la scomparsa del figlio durante vecchi scontri con la GSE al tempo di The Major (che si scopre essere il fratello maggiore di Pete e, appunto, cognato di Matt). Anche nella realtà, fra il 1976 e il 1986, le due firm hanno registrato un decesso violento per parte, almeno fra quelli accertati.

A quasi 20 anni dall’uscita del film, l’hooliganismo è ormai confinato a pochi sporadici episodi di ordine pubblico, quasi sempre lontano dai riflettori del prodotto calcio della Premier, concepito per massimizzare introiti e sconfiggere per sempre qualsiasi riferimento agli atavici difetti che, comunque, rendevano unico il calcio inglese, nel bene e nel male.

Di buono, oltre al discreto spettacolo in campo, c’è l’effetto spillover sulle divisioni inferiori, che beneficiano di denaro vitale per la propria sopravvivenza grazie al sistema di redistribuzione verso il basso di una piccola percentuale dei proventi dei diritti TV.

 

Immagine di copertina tratta da Wikipedia: Matt e Pete in una scena del film.