Again Napoli: si può essere felici nella città più bella del mondo

Again Napoli: si può essere felici nella città più bella del mondo

Maggio 24, 2025 0 Di Luigi Ottobre

Gotthold Ephraim Lessing non aveva del tutto ragione. Non è mica sempre vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. A volte succede che il sistema psico-coronarico posto sotto stress da almeno un mese sia vicinissimo al collasso, bersagliato dal turbinio no stop di sentimenti che ha omogeneizzato ansia, timore e speranza e che ha proiettato nella mente, alternandoli, scenari catastrofici o di gioia da liberare.

Alla fine è accaduto. Again. E come allora è stato bellissimo. Anzi, ancora più bello. Perché l’ultima vittoria è sempre più bella. Perché si è partiti dal decimo posto dell’anno scorso e dal 3-0 di Verona. Si è passati per la cessione di Kvaratskhelia, per un mercato di gennaio inesistente, per infortuni a ripetizione, situazioni emergenziali e continui cambi di sistemi di gioco. Si è finito per raschiare il fondo del barile, affidandosi a Olivera centrale e con Spinazzola a fare il vice del vice del georgiano. Perché le altre erano semplicemente più forti e sembravano inarrestabili. Poi, all’improvviso, l’Atalanta si è fermata e l’Inter è stata battuta.

Il duello punto a punto logora, paura e voglia di esultare si sono mescolate, con la prima che spesso prendeva il sopravvento sulla seconda. Poi, però, il sogno nel cuore è ridiventato realtà. AGAIN. Due scudetti in tre anni. Se ce lo avessero detto 10 anni fa è possibile che ci saremmo potuto sentire presi in giro. Invece il Napoli è campione d’Italia.

Mentre un’intera città e un intero popolo sono in festa, c’è curiosità, tanta. È tutta rivolta verso i sostenitori della poetica del “bel gioco”, in nome del quale hanno accettato sì il quarto scudetto del Napoli, ma con quell’atteggiamento di sdegno e altezzosità figlio di mancato divertimento. Tutto molto comprensibile, considerata l’esondazione di tricolori dalla vasta bacheca azzurra. Uno in più, uno in meno, purché sia di qualità.

Resta avvolto nel mistero l’identità di chi abbia conferito agli eletti l’incarico di stabilire la distinzione tra cosa sia bello e cosa sia brutto, così come ancora sfugge la loro esatta definizione. Può essere bello uno scudetto vinto all’ultimo con il minimo vantaggio, con sofferenza, attraversando un vortice di altalenanti stati d’animo? Poteva essere brutto perderlo dopo tutto questo? Ognuno ha la sua risposta, nessuno ha però il diritto di etichettare le emozioni. 

Alle origini di Antonio Conte da Lecce

Ovviamente non è questo ciò che ha spinto Antonio Conte a dichiarare “questa piazza è troppo”. Quando parla di elevata pressione fa riferimento all’esatto contrario, ovvero alla volontà di un popolo che nella sua maggioranza ha sposato il concetto del “vincere non importa come”, anche sporchi, brutti e cattivi. Quest’ottica porta anche a non considerare tutte le difficoltà nelle quali hanno dovuto lavorare squadra e allenatore. 

È proprio questo che potrebbe spingere l’attuale allenatore del Napoli a dire addio dopo appena un anno. Sembra abbastanza chiaro che gli interessi del tecnico partenopeo per nulla gravitano – checché ne dicano – attorno a questioni relative a centro sportivo e stadio di proprietà. Tutto s’impernia sulla possibilità di avere a disposizione una rosa che gli consenta di non dover lavorare in maniera ingegnosa per buona parte della stagione. Per sua stessa ammissione, senza l’anno sabbatico sarebbe stato un problema trovare soluzioni. In poche parole, Conte non vuole lavorare in queste condizioni.

Sarà questo il succo dell’eventuale incontro – semmai ci sarà – tra tecnico e De Laurentiis. Nocciolo della questione: perseguono entrambi lo stesso obiettivo, quello di un Napoli vincente che si ponga definitivamente tra le tre potenze del nord? Sì, perché non si ingaggia Antonio Conte solo per “aggiustare”, ma anche per raggiungere poi lo step successivo, scolpito ora nella data del 23 maggio 2025. Il punto è se la strada da intraprendere e condividere sia la stessa.

Il tecnico ha già lasciato intendere che lui e il presidente hanno un modo diverso di essere vincenti. In sintesi, la divergenza di vedute e il modus operandi che già si sono intraviste nel mercato di gennaio non devono ripresentarsi in estate. Senza dimenticare le prerogative di una società che basa tutto sull’autogestione finanziaria. Una filosofia inderogabile che ha portato 2 scudetti. Insomma, andrà verificato se si potrà, come in tutti i matrimoni, trovare il giusto compromesso.

Che resti o vada via, come si sono affrettati a comunicare buona parte di coloro che qualche settimana fa erano certi della permanenza, è al momento ancora questione secondaria. La festa è appena iniziata. Qualsiasi cosa accadrà, niente cancellerà un ricordo meravigliosamente stupendo. 

 

Luigi Ottobre è laureato in Turismo per i Beni Culturali. Giornalista pubblicista dal 2019, ha scritto per il portale ‘Il Mio Napoli’ e scrive attualmente per GiornaleNews di Maddaloni, per il quale segue il Napoli anche dal Maradona. Appassionato di tennis, pallavolo e Moto GP, fa parte della famiglia di F&L dal 2024.

Immagine di copertina: la Prima de Il Mattino, foto scattata dall’Editore Luca Sisto del giornale acquistato il “day after” del Quarto Scudetto.