Quarto Scudetto: è il Napoli dei Conte Boys e di McFratm
Maggio 25, 2025Il Napoli è campione d’Italia per la quarta volta nella sua storia, la seconda nelle ultime tre stagioni con, nel mezzo, un decimo posto che era sembrato un duro contrappasso per un evento atteso da 33 anni.
Alcuni ragazzi sono campioni per la seconda volta dopo il successo targato Spalletti. Si tratta del portiere Meret, della linea difensiva con Di Lorenzo, Rrahmani (l’unico presente in tutte e 38 le partite), Juan Jesus, Olivera, Lobotka e Anguissa a centrocampo, Politano, Raspadori e Cholito Simeone in avanti.
Buongiorno, l’acquisto più costoso dell’estate per la difesa rivelatasi la meno battuta dei principali campionati europei, ha giocato solo poco più di metà stagione, a causa di un infortunio alla schiena e di successivi problemi muscolari.
Spinazzola, preso come quinto, ha chiuso da terzino con Mati Olivera centrale, complice l’infortunio anche di Juan Jesus e la scarsa affidabilità, agli occhi di Conte, di Rafa Marin.
Neres aveva lasciato intravedere sprazzi da sostituto di Kvara – il miglior giocatore della squadra, ceduto a gennaio – ma è praticamente scomparso dai radar per infortuni a raffica anche lui negli ultimi mesi, durante i quali Conte ha dovuto letteralmente inventarsi ogni volta sistemi e formazione.
Lukaku, dopo essere subentrato con gol decisivo dalla terza giornata contro il Parma, è sempre stato presente. Con lui, ha chiuso in attacco Raspadori, ancora autore di gol pesantissimi, come la punizione a Lecce.
Again Napoli: si può essere felici nella città più bella del mondo
Ma il grande acquisto che ha permesso a Conte di vincere uno Scudetto totalmente inatteso è stato l’MVP di questo campionato: la Scottmania, o la McFratm mania, ha contagiato tutti: dei due scozzesi campioni d’Italia, Gilmour e McTominay, è stato certamente l’ex United, con 12 gol uno più decisivo dell’altro, a mettere la firma su questo Scudetto.
Se Parma doveva essere il crocevia finale di una stagione assurda, condotta per oltre la metà in testa, tutto ciò che è successo dagli ultimi minuti del Tardini, e di San Siro, fino alla semirovesciata di McTominay che ha aperto le danze al Maradona contro il Cagliari, è stato un turbinio di emozioni in cui Napoli e Inter si sono superate in un duello a distanza devastante per le coronarie azzurre e nerazzurre. Un vero psicodramma collettivo, fra sindrome da braccino corto, VAR, polemiche arbitrali interminabili e inutili, e allenatori espulsi in preda a una crisi di nervi senza fine, come Simone Inzaghi ma anche lo stesso Antonio Conte.
Napoli canta per ultima, anche per effetto della doppietta di Pedro, un altro che di gol decisivi se ne intende, e che con la sua Lazio ha strozzato in gola ai nerazzurri l’urlo di un sorpasso che avrebbe avuto dell’incredibile.
Il 23 maggio 2025, nell’anticipo in contemporanea del venerdì, con l’Inter impegnata in un inutile successo in quel di Como, il Napoli ha superato nettamente il Cagliari diventando con merito, checché se ne dica, campione d’Italia. Di Lukaku a inizio ripresa il gol della sicurezza, con Yerry Mina portato a spasso in un impetuoso contropiede, come ai vecchi tempi.
Big Rom, seppur in fase calante di carriera e piuttosto abulico in tante sfide, ha raggiunto quota 14 gol ed è l’unico in doppia cifra in A di assist. Un calciatore funzionale, voluto da Conte per rimpiazzare il bomber dello Scudetto, Osimhen, che in Turchia al Galatasaray con Ciro Mertens ha vinto campionato e coppa, e di cui si parla fra Arabia e Juventus. Così come di Juventus si parla per Antonio Conte.
Il condottiero azzurro, vera intuizione di De Laurentiis per porre rimedio ai disastri della scorsa stagione, potrebbe aver realizzato il più classico dei “veni, vidi, vici”.
“Sono arrivato giusto giusto all’ultima giornata” – ha affermato Antonio da Lecce, Antonio lo juventino, Antonio che non ha mai nascosto il suo disprezzo per l’Inter, nonostante ci abbia vinto uno Scudetto non più tardi 4 anni fa.
E De Laurentiis? Si è fatto certamente un bel regalo di compleanno, ma ha già detto che “se uno non sta bene a Napoli, può andare via, come Spalletti”.
In questo Napoli ricco di “napoletanità” alla Mazzocchi, o che l’essere napoletano l’ha sposato alla Billing (un gol decisivo, quello del pareggio contro l’Inter), pieno di passione senza confini, che ha riempito le piazze della città e persino di tutta Italia, completando quel “dare fastidio fino alla fine” che era stato il motto contiano per celare, dietro la qualificazione Champions, le velleità di Scudetto, c’è spazio persino per lo juventinismo di Conte e del DS Manna, giovane programmatore del mercato azzurro che ha completamente toppato la finestra di gennaio, anche al netto della cessione di Kvara, e per la vita da mediano di Oriali, uomo chiave e vecchio cuore interista, capace di proteggere i calciatori da una proprietà che – dalla comunicazione mediatica alle strategie post scudetto – aveva depauperato gli asset societari a fatica costruiti nel ventennio del produttore cinematografico romano.
Come in Interstellar sui pianeti nell’orbita di Gargantua, 33 anni devono essere passati molto in fretta stavolta. Ce ne sono voluti solo due per tornare campioni.
Adesso, però, è già tempo di futuro. Mentre la città festeggia ancora, il Napoli punta il mercato degli svincolati per offrire al (chissà) prossimo allenatore grandi nomi ed affrontare anche con la giusta esperienza il doppio impegno della prossima stagione, che già si prospetta lunghissima.
Come al Chelsea, dove Conte aveva portato una squadra decima in classifica nella stagione precedente a vincere nuovamente la Premier, così al Napoli Antonio ha ripetuto lo stesso identico pattern. Impresa riuscita anche nel primo Scudetto da allenatore della Juventus, reduce da un nono posto, e portata al successo senza sconfitte, seppur con l’episodio del gol fantasma di Muntari che ancora incombe nella storia di quel campionato, e con la macchia della finale di Coppa Italia persa proprio contro il Napoli di Mazzarri.
Conte andrà via? Qualora lo facesse, presumibilmente tornerebbe a casa sua, allo Stadium, un luogo che ha contribuito a rendere simbolo di dominio, almeno in Italia. Ma se la sua nuova casa fosse Napoli? Vedremo presto.
E, per proseguire nel solco dello juventinismo mascherato da napoletanità, De Laurentiis avrebbe già ripiegato su Allegri, altro vecchio pallino perso nella storia di quell’assurdo pareggio contro il Verona che fece perdere la qualificazione in Champions al Napoli, ma che portò alla scelta di Spalletti. Ma, all’orizzonte, c’è già il Milan pronto ad un ritorno di fiamma per il livornese.
Non tutti i mali vengono per nuocere. E speriamo quindi che l’eventuale partenza dell’allenatore campione d’Italia per la quinta volta con tre squadre diverse, Antonio Conte, sia l’ennesimo male necessario per un futuro all’altezza del quarto club con più Scudetti dal 1980 in poi, l’unico in grado di rivaleggiare con le cosiddette strisciate nel lungo periodo, ma con una politica finanziaria attenta al bilancio e senza fondi speculativi alle spalle.
De Laurentiis, si sa, le tenterà tutte per tenerlo a bordo. D’altronde è il gioco delle parti.
Canta Partenope, e speriamo continui a farlo ancora. Ag4in.
Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.
Immagine di copertina a cura dell’autore, con le Prime incrociate dei principali quotidiani sportivi usciti il day after dello Scudetto.


