Il Chelsea degli italiani

Il Chelsea degli italiani

Giugno 8, 2025 0 Di Philip Supertramp

Alla fine degli anni ’90, mentre la Serie A era il campionato più affascinante e pieno di stelle, la Premier League era ben lontana dal diventare quello che tutti noi adesso conosciamo. Da qui, la volontà da parte degli inglesi di cercare calciatori italiani da portare nel loro Paese. La ricerca era alquanto difficile, soprattutto perché per gli italiani era molto difficile lasciare lo stivale. Il primo a riuscirci fu il Nottingham Forest nel 1995 con Andrea Silenzi, ma furono le stagioni successive a segnare un vero e proprio esodo dall’altra parte della Manica.

Il tricolore sventola in Premier

L’estate successiva lo juventino Fabrizio Ravanelli e l’interista Gianluca Festa volarono al Middlesbrough. Sempre dall’Inter Benny Carbone andò allo Sheffield Wednesday. Nel 1997-98 sbarcarono in Premier League Attilio Lombardo al Crystal Palace, Francesco Baiano e Stefano Eranio al Derby County, Pistone al Newcastle e, per ultimo, Di Canio allo Sheffield Wednesday dopo una stagione al Celtic. Ma tra tutte, la più interessata a guardare nel nostro paese fu il Chelsea.

Sarà il soprannome che rievoca il colore della nostra nazionale, ma tra i Blues e l’Italia fu subito feeling. Molto merito di questo connubio si deve a Ruud Gullit. L’olandese, arrivato nel 1995 dalla Sampdoria, dopo una sola stagione al Chelsea, venne scelto come calciatore-allenatore al posto di Hoddle. Gullit, che conosceva molto bene la Serie A, grazie al suo carisma riuscì a reclutare nell’estate del ’96 a West London Gianluca Vialli, Roberto Di Matteo e, qualche mese dopo, Gianfranco Zola.

Sanremo 1995: la Serie A e l’anno delle leggende

Da Vialli a Zola e Di Matteo: nasce il Chelsea degli italiani

Gianluca Vialli si era appena laureato campione d’Italia e d’Europa con la maglia della Juventus, e anche se 31enne, fu un colpo clamoroso. Vialli portò le sue doti di goleador, oltre a tanta esperienza e una mentalità vincente. Quando Gullit fu esonerato nel febbraio 1998, Vialli prese il suo posto, diventando il primo giocatore-allenatore italiano nella storia della Premier League. Sotto la sua guida, il Chelsea continuò la sua ascesa, conquistando la Coppa delle Coppe e la League Cup nel 1998, la Supercoppa UEFA nello stesso anno e la FA Cup nel 2000.

Roberto Di Matteo, nelle ultime stagioni con Zeman alla Lazio, si era trasformato in un centrocampista dinamico e grintoso, con una grande capacità di inserirsi per trovare la via del gol. Divenne famoso per le sue reti nelle finali di coppa: segnò nella finale di FA Cup del 1997 contro il Middlesbrough (il gol più veloce nella storia delle finali all’epoca) e di nuovo in quella del 2000, oltre a un’altra rete decisiva nella finale di League Cup del 1998. Quando si parla di Chelsea e Italia, il primo nome che viene in mente a molti è Gianfranco Zola. Arrivato nel novembre del 1996 dal Parma, il piccolo fantasista sardo trasformò completamente il volto del Chelsea.

Con la sua tecnica, la sua visione di gioco e i suoi gol spettacolari, Zola divenne l’idolo indiscusso di Stamford Bridge. I suoi sette anni al Chelsea sono ancora oggi ricordati, non solo per le sue qualità, ma anche per i trofei conquistati come la FA Cup, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa. Infine, nel 1999 arrivò Carlo Cudicini, che si rivelò uno dei migliori portieri della Premier League. Con parate spettacolari e una presenza rassicurante tra i pali, Cudicini si trasformò in una figura amatissima dai tifosi, tanto da vincere nella stagione 2001-02 il premio come miglior calciatore del Chelsea.

Nonostante l’arrivo di Petr Čech nel 2004 avesse ridotto il suo spazio, Cudicini rimase un professionista esemplare durante il suo decennio blues. Zola, Di Matteo, Vialli e Cudicini non furono semplici giocatori: furono ambasciatori del nostro Paese, fatto di tecnica, intelligenza e passione.

Con l’avvento di Roman Abramovich, il Chelsea subì una trasformazione radicale.  Milioni di rubli inondarono le casse, permettendo acquisti faraonici e proiettando il club nell’élite globale. Eppure, anche in questa nuova era, il filo azzurro con l’Italia non si spezzò, trovando il suo culmine non più nei piedi, ma nelle menti. Il primo a ricevere il timone fu nel 2000 Claudio Ranieri. Il “Tinkerman” rimase per quattro anni e gettò le basi per un grande futuro, probabilmente un lavoro oscuro ma fondamentale per i futuri successi di Mourinho.

Il giorno in cui Roman Abramovich comprò il Chelsea

Nel 2009 ci fu l’approdo di Carlo Ancelotti. “Carletto”, con la sua gestione basata su un rapporto quasi paterno con i giocatori e la sua flessibilità tattica, dimostrò come la saggezza italiana potesse tradursi in un calcio efficace, tanto da portare, alla fine di quella stagione, il Chelsea al suo primo storico “Double”.

La storia d’amore più romantica fu quella del ritorno di Roberto Di Matteo nel 2012. Arrivato come vice di Villas Boas, quando la squadra era in caduta libera il portoghese fu licenziato e Di Matteo venne scelto come traghettatore. Con un misto di carisma, organizzazione e una buona dose di destino, condusse i blues a battere all’Allianz Arena, davanti al proprio pubblico, ai rigori, il Bayern Monaco e a conquistare la tanto desiderata Champions League.

Vent’anni dopo la nascita di questo rapporto, nel 2016 arrivò Antonio Conte. Il salentino era completamente differente dai suoi predecessori. Meno docile e più pragmatico, con un’esultanza contagiosa e un carisma da condottiero. La sua intensità, la sua ossessione tattica e il suo modulo a tre difensori rivoluzionò non solo il Chelsea, ma l’intera Premier League.

In due stagioni portò una Premier League e una FA Cup, cementando l’idea che la disciplina e la meticolosità italiana potessero fare la differenza anche nel campionato più frenetico del mondo. Persino l’esperienza di Maurizio Sarri, seppur breve e discussa, portò un’idea di calcio diversa, basata sul possesso palla e la costruzione dal basso. Insieme a lui arrivò dal Napoli il nazionale italiano, di origini brasiliane, Jorginho e, a fine anno, i Blues riuscirono a battere a Baku, in una finale tutta londinese, l’Arsenal per 4-1, sollevando l’Europa League.

Quest’anno, con Enzo Maresca, si è aperto un nuovo capitolo, che ha portato poche settimane fa alla vittoria della Conference League contro il Betis. L’ultimo tassello per diventare il primo club ad alzare le tre competizioni europee attuali, quattro considerando la Coppa delle Coppe. Tutte vinte con un allenatore italiano, Vialli, Di Matteo, Sarri e Maresca.

Il calcio italiano ha donato al Chelsea non solo campioni e strateghi, ma un modo di concepire il gioco più riflessivo, meno istintivo, più attento ai dettagli. E il Chelsea, con la sua vetrina internazionale e la sua ambizione, ha offerto agli italiani una piattaforma unica per dimostrare il proprio valore, spesso sfatando i cliché del calcio italiano “difensivista” o “catenacciaro”.
Un ponte culturale che ha permesso ai tifosi inglesi di apprezzare la profondità tattica italiana e ai tifosi italiani di riconoscere la passione e la lealtà del tifo inglese.

 

Testo di Philip Supertramp, redattore per F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga

Immagine di copertina tratta da Wikipedia: Gianluca Vialli con la maglia del Chelsea, affronta il Vicenza nell’andata delle semifinali di Coppa delle Coppe 1997-98.