Gigi Peronace: il dirigente che costruì un ponte fra Italia e Inghilterra

Gigi Peronace: il dirigente che costruì un ponte fra Italia e Inghilterra

Giugno 17, 2025 0 Di Luca Sisto

Gigi Peronace è stato un pioniere delle grandi operazioni di mercato internazionale, colui che ha letteralmente portato in Italia diversi calciatori dall’Inghilterra. Dirigente legato a diversi club, fece trasferire in Serie A gente come Jimmy Greaves, Denis Law, John Charles, Joe Baker e tanti altri.

Consigliò Liam Brady alla Juve e curò gli interessi a tutto tondo di questi ed altri calciatori. Fondatore e ideatore del Torneo Anglo Italiano, che venne dedicato alla sua memoria negli anni Ottanta, Peronace ha ricostruito quel ponte ideale, fra Inghilterra e Italia, originale punto d’approdo di tanti pionieri del calcio d’Oltremanica.

Da dirigente della Nazionale, ha assistito Azeglio Vicini nella creazione della under-21. Inoltre, è stato accompagnatore degli Azzurri ai Mondiali di Argentina 1978. Si deve a lui l’organizzazione della partita Argentina-Resto del Mondo, successiva a quella rassegna iridata. Far luce sulla sua vita e sulla sua carriera, ricordarlo, vuol dire tornare a un calcio lontano, ma incredibilmente attuale. Peronace può essere definito a giusta ragione il primo football manager moderno.

Un ponte fra Inghilterra e Italia: il torneo anglo-italiano

Marzo 1996, giorno 17, domenica. A Wembley, è il 39′ minuto di Port Vale-Genoa, finale della Coppa Anglo-Italiana. Il Genoa è già in vantaggio di due reti, quando l’Aeroplanino Montella, col numero 9, decolla al centro dell’area colpendo la palla in sforbiciata. Il portiere inglese Musselwhite è battuto dal pallone schiacciato sul terreno, verso l’angolo alto opposto, dall’attaccante rossoblù. La partita finirà 5-2 per i genoani, con tripletta di Ruotolo, gol di Galante, e doppietta di Foyle del Port Vale per rendere meno umiliante il passivo. Le reti di Foyle sono le ultime realizzate nella storia della competizione.

Il torneo anglo-italiano, da quel giorno, non si sarebbe più giocato. Poco appeal, in un calcio che già andava verso la globalizzazione. Un problema il fatto che si giochino tante partite durante la stagione, per una coppa che ha visto trionfi storici come quello della Cremonese di Gigi Simoni nel 1993, ai danni del Derby County. In una partita che ancora riecheggia nella memoria dei supporters grigiorossi.

Eppure, quel 17 marzo 1996, gli occhi degli italiani sono tutti per il Genoa. Il campionato è fermo per uno sciopero generale dei calciatori. L’Italia può quindi salutare quell’ultima coppa, ponte del calcio fra il Belpaese e i Maestri inglesi, con tutti i crismi della festa d’addio, nel tempio del calcio.

L’uomo che aveva ideato e fondato quel torneo a partire dal 1970, gli aveva anche dato, suo malgrado, postumo, il nome, dal 1982 al 1986. Se ne era andato nel pieno delle sue immaginifiche facoltà mentali, fra le braccia del Vecio Bearzot. Il suo cuore aveva smesso improvvisamente di battere durante un ritiro della Nazionale a Roma. Era il 29 dicembre 1980, Gigi Peronace aveva 55 anni.

Le origini calabresi e una tremenda passione per il calcio

Soverato, oggi, è uno splendido paesino della provincia di Catanzaro, affacciato sullo Ionio. Una perla, incastonata nel golfo di Squillace. Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Gigi Peronace è nato per il calcio, solo non esattamente per giocarci. Si disimpegna per un paio d’anni come portiere della Reggina, ma più che in campo le sue doti innate si mostrano negli affari.

E dire che, all’epoca, col calcio di soldi se ne vedevano pochi. Peronace organizza diverse partite fra squadre locali e team delle forze alleate, perlopiù britannici e australiani. L’ars diplomatica non gli difetta, impara presto l’inglese e fa da traduttore in un momento in cui c’è bisogno di persone di fiducia sul posto, per risalire la penisola e aiutare l’Italia a liberarsi dal nazifascismo.

Dopo la guerra, nel 1948, trova posto persino alla Juventus, come traduttore del manager scozzese William Chalmers. Quando quest’ultimo fu rimpiazzato dall’inglese Jesse Carver, Peronace non solo restò al suo fianco, ma ne nacque un sodalizio che avrebbe avuto seguito anche alla Lazio, nel 1953.

Fu in questo periodo che Carver cominciò a parlare a Peronace del calcio d’Oltremanica. Nella First Division, a Elland Road, casa del Leeds, un calciatore in particolare aveva attirato su di sé le mire dei top club: il centravanti gallese John Charles.

Il dirigente calabrese rimase affascinato dai racconti di Carver, e soprattutto, aveva praticamente sviluppato un’ossessione per Charles.

Gigi Peronace e i “suoi” calciatori: una storia moderna

Nel 1955 Peronace si trasferì stabilmente in Inghilterra. Col tempo, prese casa nella Londra “bene” ma girava gli stadi in cerca dei migliori talenti, senza aver perso la speranza di inseguire il sogno di ingaggiare Charles.

Ma in che senso, ingaggiare? Peronace aveva mantenuto rapporti ottimi con tutti i club presso i quali aveva, a vario titolo, prestato servizio. Divenne sostanzialmente un intermediario, nel senso più moderno del termine.

Convinse l’Avvocato Gianni Agnelli del fatto che Charles sarebbe stato il profilo ideale per la Juventus. Ma cosa aveva l’Italia da offrire più del calcio inglese? I britannici non erano affatto abituati a dirigenti in grado di attraversare la Manica e corteggiare i loro atleti. Ma a quel tempo il tetto salariale per un calciatore della First Division era di circa 20 sterline a settimana, che non sono le 20 sterline di oggi, ma neppure si avvicinavano a quanto le squadre italiane avrebbero potuto offrire.

Alla fine il Gigante Gentile cedette alle lusinghe di Peronace – che era arrivato a frequentare assiduamente casa Charles per l’incredulità della moglie – e il Leeds ai soldi degli Agnelli: una cifra record di 65mila sterline venne stanziata per convincere gli inglesi a vendere il centravanti gallese. Charles si trasferì nella Torino Bianconera anche grazie ad un lauto bonus alla firma (altra analogia col calcio moderno), una FIAT e un appartamento in centro. E lì divenne leggenda: 108 gol in 155 presenze furono sufficienti per essere votato dai tifosi bianconeri come uno dei più grandi attaccanti stranieri nella ricca storia della Vecchia Signora.

Nel frattempo, Peronace gestiva gli interessi più o meno diretti della famiglia Charles e faceva da ponte per il mercato di diversi club. Il colpo Charles fu una specie di lascia passare per diverse operazioni. Riuscì a portare Gerry Hitchens dall’Aston Villa all’Inter, e al Milan nientemeno che il bomber del Chelsea e della nazionale inglese e futuro campione del mondo Jimmy Greaves. 

Greaves non si adattò all’Italia e al suo esasperato tatticismo, facendo presto ritorno in Inghilterra, ancora a Londra, ma sponda Spurs, nonostante 9 gol in sole 12 presenze. Di Peronace, il vecchio Jimmy ebbe a dire: “se un coccodrillo sapesse parlare, la sua voce suonerebbe come quella di Gigi Peronace: avrebbe potuto incantare chiunque”.

Nella Torino granata, Peronace avrebbe portato Joe Baker (dall’Hibernian) e Denis Law (dal Manchester City). Il primo centravanti della nazionale inglese, il secondo leggenda scozzese per antonomasia. I due durarono appena una stagione sotto la Mole, anche a causa di un brutto incidente d’auto che li vide coinvolti, causato probabilmente dalla scarsa abitudine di Baker alla guida a sinistra.

Prima di Souness e dei Gilmour e McTominay, c’è stato quindi anche il fenomenale Denis Law in Serie A: solo una stagione, per poi diventare una leggenda dello United. Altri tempi.

La Scozia prima di McTominay e Gilmour

Law scappò in Inghilterra di notte, quando seppe che Peronace era riuscito nell’impresa di convincere il Toro a venderlo alla Juventus. Più transazioni, più valore, più soldi per Gigi. Siamo a livelli minoraioleschi, solo oltre quarant’anni prima del buon Mino.

A proposito di Sampdoria: chi si ricorda di Eddie Firmani? Fu appunto Peronace a trattare il suo acquisto dal Charlton. E quello del nativo del Sudafrica con antenati italiani fu un altro successo. E per finire, Tony Marchi al Vicenza: insomma, Peronace era diventato il primo super agente di mercato moderno. Trattava con tutti, per conto di tutti.

Gigi Peronace e la Nazionale

Il calcio inglese aveva però capito il gioco, e si era finalmente deciso ad alzare sensibilmente il livello dei salari, per non rischiare un nuovo caso “El Dorado”. E il margine per gli affari si assottigliò.

Nonostante avesse mantenuto residenza e stile di vita da aristocratico londinese per diversi anni, Peronace fece ritorno stabilmente in Italia, prima per lavorare come dirigente della Juventus, successivamente, per mettere al servizio della causa della Nazionale il suo know how calcistico.

Abiti firmati, stile impeccabile, affabulatore come pochi, Peronace divenne uomo di fiducia della Nazionale. Fu dirigente accompagnatore al seguito degli Azzurri ai Mondiali del 1978, durante i quali sostenne Bearzot e le sue scelte in maniera incondizionata davanti alla stampa.

Organizzò la partita fra Argentina e Resto del Mondo dopo i Mondiali stessi. Ma non arrivò mai a rivedere l’Italia campione del Mondo. Morì a due giorni dal Capodanno del 1980, a 55 anni. Un infarto fulminante, soccorso invano da Bearzot.

La sua eredità culturale, quella sua capacità di unire due movimenti sportivi diversi come quello inglese e quello italiano, due anime calcistiche antitetiche solo in apparenza, sono arrivate ai giorni nostri, attraverso il boom dei calciatori italiani in Inghilterra a cavallo fra fine anni Novanta e inizio Duemila.

Dall’essere il primo super agente moderno, all’aver inventato il torneo anglo – italiano. Dall’Inghilterra all’Italia, Peronace mise al servizio dei club le sue abilità e le sue capacità da negoziatore. Ed è stato, a tutti gli effetti, precursore di un modo di intendere il calcio e gli affari che, dopo la sentenza Bosman, avrebbe raggiunto vette inimmaginabili ai tempi.

 

Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.

Immagine di copertina riadattata da Youtube.