Nuovi acquisti: due Napoli a confronto in 60 anni di storia
Giugno 17, 2025Prendiamo un filo di, uno spruzzo di, una manciata di e un goccio di e shakeriamo bene. Con molta o poca fantasia, dipende da voi. La ricetta la controlliamo una volta, due volte. Sì, ci può stare, questo piatto è bello e saporito come quello di tanti anni fa. Abbiniamo due allenatori, due presidenti, due campagne acquisti e soprattutto due generazioni di tifosi, e il loro modo di festeggiare un traguardo, ed il gioco è fatto. Tu chiamale se vuoi, Suggestioni.
Il 20 giugno 1965 il Napoli sbancò Parma vincendo 3 a 1 e conquistò la tanto agognata Serie A. Bean ed una doppietta di Cané riportarono gli azzurri nell’Olimpo del calcio italiano, la massima serie, in una afosa giornata di fine torneo. E mentre i diecimila tifosi partenopei invasero Parma per festeggiare, abbandonandosi a tali eccessi da sbigottire ed esasperare i bravi compaesani di Giuseppe Verdi, in città la folla assiepatasi dovunque, e soprattutto sotto la cupola della Galleria Umberto, da dove la radiolina mandava tutti gli aggiornamenti, si abbandonò agli inevitabili fescennini.

Gioia immensa, certo, lontana da ciò che è successo sessanta anni dopo con la conquista del quarto scudetto ma Gioia allo stato puro. Fu felicità schietta e genuina dove dominava l’ingenuità e la spontaneità, la fantasia e la semplicità, dove si sventolò qualche cappellino con la visiera, qualche bandiera col cerchietto della Coppa Italia vinta tre anni prima e qualche poster di giocatori che erano tanto in voga, magari staccato dalle pareti di un circolo ricreativo.
Niente bandiere a tema Mc Fratm o “Anema e core”, niente bus scoperti per il lungomare, niente scudetti “Again”, niente fuochi pirotecnici e cartonati degli azzurri, niente capelli dipinti di azzurro, niente giri di campo e medaglie. Niente Coppa, niente di niente. Napoli promosso in serie A, secondo ad un punto dal Brescia.
Eppure, al di là della facile sociologia, crediamo questo possa essere il primo punto di contatto tra i due magnifici eventi. Fatte le debite proporzioni, la forte esplosione di Gioia che invase la città fu la protagonista assoluta di quella domenica sera, una gioia che da sempre è stata l’anima del tifoso napoletano.
L’eccesso più grande si raggiunse quando il treno che veniva da Parma fu letteralmente assaltato ed alcuni giocatori, tra cui Cané, dovettero escogitare delle ‘furbate’ per scampare alla folla festante e scendere qualche stazione prima. Ma queste, come diceva Totò, potrebbero sembrare “quisquiglie e pinzillacchere” rispetto a quanto accaduto per il quarto tricolore dove la squadra è stata accompagnata all’aeroporto prima delle trasferte e poi scortata al ritorno. Ma l’esplosione popolare, come quella di un vulcano in eruzione, non sembra molto diversa…

Il secondo punto che lega le due vittorie è quanto accadde con la campagna acquisti immediatamente dopo l’Evento. La squadra di Conte ha già preso De Bruyne e acquisterà certamente altri giocatori di qualità sull’onda dell’entusiasmo e di ciò che potrà fare nel prossimo campionato e in Champions League. Anche il presidente Fiore, cavalcando la passione e l’esaltazione per la vittoria del campionato, pensò in grande e volle fare un ‘grande’ Napoli. Convinse Sivori a lasciare la Juve e Altafini a fare altrettanto con il Milan, entrambi tutt’altro che spompati, e si assicurò il miglior libero della Serie A, Amedeo Stenti, ed uno dei terzini più tenaci in circolazione, Stelio Nardin.
Il terzo punto che unisce con un fil rouge una storia lunga sessanta anni è l’Ambizione dei presidenti. Così come De Laurentiis appare ‘liberato’ (apparentemente?) da ogni vincolo legato al milioncino da risparmiare, sia sull’ingaggio che sull’acquisto di un calciatore, perché ha detto chiaramente a Conte, “ecco, voglio spendere 200 milioni” per mantenere la squadra sempre ai massimi livelli, così Roberto Fiore, che non aveva soldi dai diritti televisivi, non aveva la Champions, gli sponsor tecnici e quelli commerciali, si inventò l’abbonamento a rate per riempire il San Paolo.
Sfruttando l’unica risorsa che aveva a disposizione, vale a dire i soldi dei tifosi e degli incassi delle partite. E fu lungimirante perché gli abbonati della stagione 1965-66 furono ben 52.308 mentre l’anno dopo addirittura 69.344. Che, all’epoca, bastavano per pagare gli ingaggi di Sivori ed Altafini e a mantenere gli equilibri ‘economici’ all’interno della squadra. Quindi il sogno e l’aspirazione di fare una grande squadra sono elementi condivisi da entrambi i dirigenti.

Ultimo ma non ultimo c’è da sottolineare il ruolo dei due allenatori, entrambi dei grandi Motivatori. Pesaola da un lato e Conte dall’altro, ovviamente con le dovute proporzioni e con il tempo che, inesorabile, è passato dal 1965 ad oggi. Il ‘Petisso’ era uno che riusciva a tirare il meglio dalla sua rosa senza alzare la voce ma colpendo i calciatori nelle corde giuste. Era un fine psicologo, Bruno.
Con la sua voce cantilenante da argentino trapiantato a Napoli, era capace di far rendere un giocatore al 100% con poche ma mirate parole sapendo dove andare a scavare nell’orgoglio ferito. I suoi capolavori di quel primo campionato della serie A ritrovata li conoscono un po’ tutti. Bene, quando la Juventus venne a Napoli catechizzò a tal punto Sivori che “El cabezon” fece la partita della vita contro il suo ‘nemico’ Heriberto Herrera mandando in gol Altafini.
Quando il Milan giocò a Napoli adottò lo stesso metodo con Altafini ricordandogli che i rossoneri non lo avevano più voluto. Risultato? Napoli 1 Milan 0, rete di Sivori su assist di José. Di Conte come motivatore non c’è molto da aggiungere. Saremmo ripetitivi e ci sembra sia già stato detto più o meno tutto. Magari non avrà lo stesso aplomb di Pesaola. Magari alzerà un po’ la voce ma i risultati arrivano sempre. Ricordiamo come la sua prima frase in napoletano, un anno fa, fu “Amma fatica’!”. Più motivazioni di queste!

Come andò, allora, il primo campionato con i nuovi acquisti boom? Alla fine del torneo, Altafini segnò 14 reti, Sivori 7 e Canè 12. Fu questo trio che fece sognare i tifosi napoletani fino al 1968-69, l’anno della rivoluzione. Lo sconvolgimento nella vita degli appassionati tifosi partenopei arrivò infatti col ritiro di Sivori dalle scene e col passaggio epocale di Cané al Bari per 71 milioni di lire.
Eppure la storia di Cané, recentemente insignito della cittadinanza onoraria napoletana (finalmente!), titolare di uno degli slogan che ancora i tifosi ricordano, “Didì, Vavà e Pelè site ‘a guallera ‘e Cané”, sotto il Vesuvio non iniziò nel migliore dei modi. Ma questo ve lo raccontiamo la prossima volta.
Testo di Davide Morgera. Professore e scrittore, cultore della storia del calcio e del Napoli. Ha pubblicato quattro libri:
Cronache dal secolo scorso: atti unici nella storia del Napoli (con Urbone Publishing).
Azzurro Napoli. Iconografia inedita di una passione infinita.
Volevo essere Sergio Clerici. Memorie e storie di calcio.
L’immagine di copertina e le foto del testo sono tratte dall’archivio personale di Davide Morgera e utilizzate su autorizzazione dell’autore.


