Quando la Virtus Bologna giocava anche al “Fodbal”
Giugno 21, 2025Per lo sport bolognese il 2025 è stato un anno memorabile. I rossoblù, hanno sollevato – sotto il cielo di Roma – la Coppa Italia, il primo trofeo importante dopo cinquantunanni. Mentre nel basket la Virtus di Coach Dusko Ivanovic, subentrato a Banchi a stagione in corso, ha vinto un memorabile diciassettesimo scudetto. Entrambi i successi non erano certo attesi alla vigilia ed arrivare al trionfo da underdog ha conferito a questi traguardi un pizzico di magia in più.
In pochi però sanno che Bologna FC e Virtus, tra gli anni dieci e venti del secolo scorso hanno condiviso anche il campo di gioco.
Il Bologna Foot Ball Club (scritto rigorosamente in questo modo secondo dettami linguistici dell’epoca) vide la luce il tre ottobre del 1909 presso il Circolo Turistico nella centralissima Via Spaderie. Attenzione però, se vi viene voglia di fare un po’ di turismo sportivo da queste parti non troverete più questi luoghi.
Siamo infatti ai primi del Novecento e la frenesia della modernità si abbatte anche sul centro cittadino. La stessa delibera che impone di abbattere le antiche mura che cingevano la città fa si che anche nella zona del “Mercato di Mezzo” vengano apportate dolorose ristrutturazioni. Interi isolati che sorgevano all’incrocio di caratteristici vicoli, tutti coi loro portici, vengono abbattuti e con loro anche lo storico Palazzo Lambertini e la Torre Tantidenari, non senza polemiche.
Ma torniamo a noi. Dicevamo dei fondatori del Bologna FC, quasi tutti provenienti (o che ivi avevano soggiornato) dall’Impero Austroungarico (a cominciare da Emilio Arnstein nato in Boemia e transitato dalla Trieste dell’Imperatrice Sissi a cui si deve l’Idea di fondare la squadra) dove la Scuola Danubiana si sta dimostrando non troppo inferiore a quella inglese, tuttavia il gioco del “Foot Ball” (che i bolognesi, soprattutto quelli meno scolarizzati chiameranno sempre “Fodbal”) è arrivato da qualche anno e si gioca, seppur in maniera approssimativa nelle Società di Ginnastica, non ancora dette Polisportive, accanto alle discipline ginniche tradizionali. Le principali Società di Educazione Fisica presenti in città (e tuttora in attività) sono tre: abbiamo la Virtus, fondata nel 1871 su iniziativa del medico e ginnasiarca Emilio Bauman, espressione soprattutto della borghesia; la Fortitudo, legata ad ambienti parrocchiali e clericali e la Sempre Avanti, espressione delle nascenti Società Operaie.
Mentre la Fortitudo, nonostante sul mitico campo della Salus a Porta Saragozza muova i primi passi calcistici il piccolo Angelo, rampollo dell’influente famiglia di sarti di origine comasca Schiavio-Stoppani, mantiene un profilo basso, gli altri due sodalizi possono contare su un numero sufficiente di “giocatori da fodbal” per potersi permettere di sfidare questa nuova realtà esotica nel Campionato Emiliano (una sorta di Terza Serie dell’epoca). Il Bologna, che intanto ha adottato i colori co i quali gioca ancora oggi surclassa gli avversari. Dieci a Zero alla Sempre Avanti, Nove a Uno alla Virtus, un livello di superiorità tale da far dimenticare anche che l’arbitro degli incontri fu lo stesso presidente Arnstein.
Fanno sul serio i “Rosso e Bleu” (secondo la grafia dell’epoca, pronunciato rigorosamente “blē”, alla francese), e viste anche le buone prestazioni offerte dalla squadra nelle amichevoli contro le grandi di Lombardia e Piemonte, è giunta l’ora di iscriversi al campionato di Prima Divisione mentre le altre realtà cittadine contiuneranno l’attività calcistica a livello locale.
Nel primo dopoguerra però, la Virtus tornò all’improvviso, seppur per breve tempo, tra le protagoniste del calcio nazionale. Siamo nel 1920 ed uno dei tanti sodalizi nati in città sull’onda dell’entusiasmo per uno sport che stava prendendo sempre più piede, il Gruppo Sportivo Bolognese, viene ammesso al campionato di Prima Categoria, ma non può sopravvivere solo con le proprie forze.
Così arrivano l’affiliazione alla SEF Virtus, nome di Virtus Bolognese e la divisa a scacchi bianconeri che diventerà a righe biancoblù quando nel 1922 la Virtus assorbirà anche un’altra squadra chiamata Football Club Nazionale Emilia. In quell’anno la Virtus rappresenterà Bologna nel campionato FIGC mentre il Bologna sarà impegnato nella “scissionista” CCI.
Quattro campionati più che dignitosi con una discreta cornice di pubblico a riempire le tribunette del campo di Via Valleriani (poco distante dal terreno dove qualche anno dopo sorgerà il “Littoriale”) ed anche la soddisfazione di mandare in Nazionale un proprio atleta tesserato, il centrocampista Giuseppe Giustacchini, in maglia azzurra, un’amichevole contro la Svizzera. La bella favola finì però in modo non esattamente onorevole al termine della stagione 1923/1924.
La Virtus Calcio retrocesse in Seconda Divisione e in seguito, con lo spettro della radiazione incombente a causa di un presunto illecito sportivo (che non risparmiò nemmeno Giustacchini), venne sciolta.
Da allora la Vu Nera, al pari delle altre due polisportive citate, ha avuto le sue soddisfazioni in altre discipline mentre la sezione calcio della ha continuato, con alterne vicende, la sua attività a livello giovanile ed amatoriale.
E se in una nebbiosa serata d’inverno doveste trovarvi a passare nei pressi del campo del Pilastro e, sotto la luce dei riflettori, doveste scorgere le sagome di qualche ragazzino alle prese con giri di campo e sessioni di palleggio, chiudete gli occhi e pensate a questa storia d’altri tempi.
Testo di Simone Rinaldi. Tifoso del Bologna e della Virtus, Simone vive lo sport a 360 gradi. Pubblica quotidianamente contenuti sui suoi gruppi “Calcio Caraibi” (con Davide Tuniz) e “Sportsaround” (con Luca Sisto). Per passione scrive su Football&Life.
Immagine di copertina, tratta da Wikipedia, che ritrae Giuseppe Gioacchini.


