St. Pauli: pirati si nasce

St. Pauli: pirati si nasce

Agosto 10, 2025 1 Di Matteo Giribaldi

Affacciata sulle rive dell’Elba, ad un centinaio di chilometri dallo sbocco sul Mare del Nord, sorge la Città Libera ed Anseatica di Amburgo: la città non-capitale più popolosa dell’Unione Europea, potendo contare su quasi due milioni di abitanti. Qui si trovano uno dei principali porti del Vecchio Continente, una delle migliori sale da concerto nel mondo – tanto imponente quanto avanzata a livello acustico – vale a dire l’Elbphilarmonie e la splendida chiesa barocca intitolata al santo patrono, San Michele Arcangelo.

Città dal respiro internazionale, dovuto agli scambi interculturali per via portuale, grintosa, che ti cattura per eleganza ed attitudine: una scena musicale variegata che ti fa vivere freneticamente sui quattro quarti, che sia a ritmo punk, rock, rave oppure hip-hop. Per comprendere a pieno questa cultura alternativa ovviamente bisogna immergersi nella quotidianità, a contatto con la cittadinanza. Chi ha avuto a che fare con gli amburghesi saprà che sfarzo e ricchezza non fanno per loro. Una volta visualizzata questa istantanea, provate ad immaginarla ridotta in scala 1:100 e dai tratti ancora più marcati. Allora scordatevi i due milioni di abitanti, i protagonisti di questa storia li troviamo fra i 20.000 del quartiere di Sankt Pauli, che risulta essere una vera e propria bolla: una città all’interno della città.

Sankt Pauli è un quartiere popolare, profondamente impregnato di “cultura di strada”, ma salito alla ribalta a partire dagli anni ‘60. È dove i marinai si concedevano qualche vizio in attesa che la nave venisse caricata, è dove i Beatles tennero qualche live all’inizio della loro epica carriera ed è stato la culla del movimento punk teutonico. Ancora oggi tale distretto è noto per i locali a luci rosse sulla Reeperbahn (Via dei Cordai), i pub, la musica e il divertimento. Qualcuno potrebbe pensare a una zona eccessivamente caotica, magari addirittura malfamata.

Nulla di tutto ciò. Del nostro avviso è anche il Guardian che nel 2012 ha persino inserito Sankt Pauli fra i cinque posti migliori in assoluto dove vivere. Il quartiere, come avrete intuito, conserva uno stampo popolare e progressista, figlio delle lotte operaie dei decenni passati. Stappatevi una Astra o – se preferite – una Fritz Cola, ha inizio il viaggio in una realtà inimitabile. Proprio qui, nel maggio di 115 anni fa, è nato il Fussball-Club Sankt Pauli von 1910, uno dei club dall’impronta più riconoscibile al mondo.

O lo ami, o lo odi. Non puoi restare indifferente a questo modello societario. Con le radici ben salde nel territorio, da cui trae continua linfa ed ispirazione, il club oggi rappresenta un unicum nel panorama calcistico internazionale: dichiaratamente antifascista, antirazzista, solidale con le minoranze, attento ai diritti civili e spesso impegnato in progetti concreti per aiutare i più fragili. Qualcuno l’ha definita la squadra “più di sinistra fra quelle di sinistra”. Lungi da noi esprimere un parere politico, ma concentrandosi sull’aspetto che atavicamente li contraddistingue è difficile non essere affascinati dal loro modo di vivere.

Banalmente basta una sola parola. Identità. Perfetta per descrivere il sentimento che si prova passeggiando per le strade di questa zona, segnata dai graffiti, dagli adesivi dell’USP – principale componente della tifoseria braun und weiss – e da una costante spensieratezza. Quasi a dire “qui non è Amburgo, qui è semplicemente Sankt Pauli”. Ciò vale anche in ambito calcistico, ma senza dimenticare che in Germania la stragrande maggioranza delle società è rappresentata da polisportive, per cui il discorso si amplia ben oltre il rettangolo verde.

Il club fino alla fine degli anni ‘80 è rimasto molto piccolo, quasi ininfluente all’interno del panorama calcistico in Germania nonostante qualche comparsa nel massimo campionato. Al contrario della squadra vicina: l’Hamburger Sport-Verein – in italiano semplicemente Amburgo, in tedesco spesso reso come HSV (dicitura che per comodità useremo più volte nel corso dell’articolo, ndr) – è senza alcun dubbio una delle società storiche del calcio tedesco, capace di conquistare sei volte il campionato, tre volte la coppa nazionale e persino la Coppa dei Campioni del 1983.

Proprio negli anni in cui i dirimpettai bianco-marroni iniziavano a divenire un fenomeno di culto a livello ideologico. Lo scontro nasce infatti prevalentemente sul piano politico: la piccola società spiccatamente di sinistra, nel cuore del porto, contro il grande club che poteva contare su tanti supporters neonazisti. Calcisticamente appare invece come una vera e propria lotta impari, fra chi rappresenta la città in Europa e chi naviga in cattive acque – sia sportivamente che economicamente – mantenendo il semplice status di Kiezkicker, ossia “calciatori di quartiere”.

Prima di parlare di calcio giocato, vale la pena raccontare alcune iniziative e risultati raggiunti dal FCSP, che rendono ancora più chiara la fama di precursori in terra teutonica e di società che vive in simbiosi con la zona che rappresenta. Si tratta, come abbiamo detto, di una realtà oggigiorno schierata a tal punto da essere riuscita a negare l’ingresso allo stadio agli estremisti di destra.

All’esterno del Millerntor-Stadion, su cui si affaccia un bunker della Seconda Guerra Mondiale oggi riconvertito e all’interno del quale si trovano locali, gallerie d’arte e che è sede degli eventi più disparati, compaiono decine di murales. Alcuni omaggiano persone scomparse, mentre altri lanciano un monito sulla scia della vocazione popolare: «Niente calcio per i fascisti», slogan che è apparso anche sulla divisa ufficiale della squadra, oltre a «Nessun uomo è illegale», «Black Lives Matter», «Non una di meno» e molti altri.

Millerntor Stadion - St. Pauli (foto dell'autore)

Millerntor Stadion – St. Pauli (foto dell’autore)

Sulle bandiere e sugli stickers che tappezzano i muri campeggia Che Guevara, ma il vero stemma di club e tifoseria – seppur non ufficiale – è il Jolly Roger, teschio con le ossa incrociate, simbolo pirata che non solo richiama l’aspetto marinaresco cittadino, ma che ben racchiude l’identità della società e della gente di Sankt Pauli: libertà, resistenza all’autorità, sempre ed ostinatamente antisistema. Anche il bar a due passi dallo stadio in cui i sostenitori dei Kiezkicker si riuniscono prima e dopo le partite casalinghe porta lo stesso nome.

Concretamente, due dei progetti più ambiziosi e meglio riusciti sono senza dubbio Viva con Agua de Sankt Pauli e la creazione dell’FC Lampedusa Hamburg. Il primo vede la luce nel luglio 2006, in seguito ad un ritiro del gruppo squadra tenutosi un anno e mezzo prima a Cuba. È qui che il centrocampista Benjamin Adrion vede coi proprio occhi l’elevatissimo tasso di povertà dell’isola caraibica, ed in particolare le difficoltà nel poter avere accesso all’acqua potabile.

Da una riflessione che può sembrare scontata e superficiale, nasce invece un’organizzazione rapidamente supportata dal FCSP che si impegna a garantire un risultato tangibile: all’interno del Millerntor viene organizzata ogni anno una galleria d’arte con lo scopo di sensibilizzare sull’importanza dell’oro blu, durante partite e concerti vengono distribuiti e raccolti bicchieri riutilizzabili, l’ONG produce la propria acqua e gestisce persino due alberghi per ottenere fondi e destinarli alla creazione di pozzi nei paesi in via di sviluppo.

L’FC Lampedusa, invece sorge nel 2014, in seguito alla crisi che vede sempre più migranti dirigersi verso l’UE in cerca di asilo. Dopo un paio di anni la società, in cui militano esclusivamente persone dallo status di rifugiati, entra ufficialmente a far parte della sezione calcistica del Sankt Pauli. Ad allenare la squadra a titolo totalmente volontario sono cinque donne provenienti dal ramo femminile biancomarrone, sintomo che nel quartiere di Amburgo Centro non ci si ferma alle parole.

Ciò vale anche per le iniziative portate avanti dal movimento ultras, fra le quali è indubbiamente meritevole di menzione l’Antira, torneo fondato nel 2004 dagli Ultrà Sankt Pauli con il Fanprojekt come alternativa ai Mondiali Antirazzisti di Montecchio. L’intento – come ci racconta H., co-fondatore degli USP e amico dell’autore – era quello di dare una connotazione più politica e fare un passo avanti rispetto a quel che già era presente, ma sempre sulla scia di ciò che da anni avveniva in quel di Reggio Emilia. Il torneo ha cadenza annuale, ma viene organizzato ad Amburgo solamente ad anni alterni (fra cui l’ultima edizione, tenutasi a cavallo fra maggio e giugno 2025). Nelle altre occasioni si è svolto in città dove risiedono tifoserie amiche con il Sankt Pauli, fra cui Monaco di Baviera, Babelsberg, Liegi e Tel Aviv.

Cos’è una “squadra popolare” senza il suo popolo? Spostiamo dunque il focus proprio sui tifosi della società amburghese e i relativi rapporti con le altre tifoserie: I già menzionati USP, nati nel 2002 dalle ceneri del precedente gruppo organizzato “Carpe Diem”, stazionano in Südkurve e si ispirano visceralmente al movimento ultras italiano degli anni ’70 e ‘80 – a sua volta influenzato da quello britannico. Supporters così schierati non possono far altro che sviluppare contatti con realtà sulla stessa lunghezza d’onda, nascono così amicizie molto sentite – fra le altre – con Bayern Monaco (in particolare con il gruppo “Schickeria”), Werder Brema, Standard Liegi e con l’Hapoel Tel-Aviv – forse la tifoseria israeliana dalla mentalità più aperta sulla questione palestinese.

In Italia, invece, ad intrattenere ottimi rapporti con gli USP sono alcune sezioni delle tifoserie di Ternana, Atalanta e – da oltre 20 anni – Sampdoria. È proprio in virtù di quest’ultimo gemellaggio che chi vi scrive ha avuto occasione di conoscere meglio chi sta dietro le quinte del gruppo organizzato e di visitare sia il quartiere che lo stadio, in occasione di Sankt Pauli – Hoffenheim del marzo scorso in un venerdì sera dall’elevato peso specifico. Nonostante sia uno scontro diretto per la salvezza, l’atmosfera pare tranquilla: non c’è alcun astio fra le due tifoserie.

L’attenzione è tutta rivolta al sostegno da dedicare alla squadra per spingerla alla vittoria, ed ecco che la marea braun und weiss affolla le strade antistanti lo stadio già due o tre prima del calcio d’inizio. Birra e racconti di stadio riempiono l’attesa, fino all’accensione di qualche fumogeno. È il segnale che sta arrivando il pullman della squadra, accolto da un calore che contrasta con la temperatura prossima allo zero. All’interno dell’impianto succede relativamente poco: la partita non è certamente spettacolare.

Il Sankt Pauli gioca meglio e la sblocca approfittando di un orrore difensivo avversario. Resterà 1-0 fino alla fine, per la gioia dei quasi trentamila del Millerntor, che possono tirare un sospiro di sollievo e ritrovarsi al Jolly Roger per celebrare vittoria ed arrivo del weekend. A fine stagione il Sankt Pauli festeggerà una salvezza d’oro, garantendosi il diritto di disputare la decima Bundesliga della propria storia.

Tra i tifosi del St. Pauli (foto dell'autore)

Tra i tifosi del St. Pauli (foto dell’autore)

Ich liebe, Ich hasse. Inevitabile – dopo gli amici – presentare anche i rivali del FCSP, fra cui troviamo (oltre ovviamente all’HSV) alcune delle tifoserie più compatte e temibili di Germania: Hansa Rostock, Dynamo Dresda ed Eintracht Francoforte. Considerata la posizione piuttosto netta di cui abbiamo già discusso, è facile prevedere che spesso e volentieri le tensioni col St. Pauli siano frutto di posizioni diametralmente opposte all’interno dello spettro politico; questo è vero specialmente per Hansa e Dynamo. Rappresentanti di città facenti parte dell’ex Germania Est, dove l’ultradestra raccoglie consensi sempre più crescenti, le due squadre annoverano fra le proprie file numerosi sostenitori con tali ideologie.

D’altronde si sa, calcio e politica sono da sempre legati a doppio filo; ciò è ancora più facilmente comprensibile se consideriamo che i primi movimenti ultras nostrani sorgono proprio a fine anni ’60, all’alba degli anni di piombo, in cui anche le curve sono toccate da atti di violenza connessi alla conflittualità politico-sociale.

Ce lo confermano gli stessi USP: “Tutti i tifosi di destra odiano il Sankt Pauli. Specialmente in passato vi erano curve dominate dall’ultradestra: oggi la situazione è cambiata e molte curve sono divenute apolitiche o dichiaratamente antirazziste. Molti, comunque, ci odiano ma c’è una sorta di ammirazione verso il movimento ultras. La nostra priorità è lo stadio, la squadra ed il sostegno incessante; ciò ci distingue da altre tifoserie che cercano sempre lo scontro, ma anche sotto questo aspetto siamo profondamente rispettati.”

Avviciniamoci ora all’evento – fissato per il 29 di agosto – che ad Amburgo è segnato su ogni calendario, lo Stadtderby, la stracittadina. In fase di presentazione ne abbiamo parlato come Davide contro Golia, almeno a livello storico-economico. In totale, infatti, si sono disputate 111 sfide fra le due compagini, molte delle quali giocate in ambito locale o regionale prima della nascita della Bundesliga come la conosciamo oggi, con un netto predominio dell’HSV: 70 vittorie, 17 pareggi e 24 sconfitte.

A causa degli altalenanti risultati in casa Sankt Pauli combinati col mantenimento – per l’HSV – della massima categoria per 55 anni, le occasioni di veder giocare il derby sono state relativamente poche. Dal maggio 2018, con la retrocessione che ha portato l’orologio del Volksparkstadion prima ad azzerarsi e poi ad essere smantellato, le due squadre si sono affrontate in 2.Bundesliga per sei stagioni consecutive, con un bilancio invece leggermente favorevole al FCSP, frutto di cinque trionfi, due pari e quattro vittorie dei Dinosauri.

Particolarmente interessante è la gara del 16 febbraio 2011: l’Amburgo ottavo in classifica gioca in casa davanti a 57.000 spettatori e può contare su numerosi giocatori che militano nelle rispettive nazionali, quali Mathijsen, Janssen e Trochowski, leggende sul viale del tramonto come Zé Roberto e Van Nistelrooy. Il Sankt Pauli, al contrario, ha tra le sue fila tanti onesti mestieranti, oltre a un giovane Max Kruse, e come punta di diamante Gerald Asamoah, ex nazionale tedesco ai mondiali casalinghi del 2006. Nonostante i Kiezkicker ci arrivino con un discreto dodicesimo posto in classifica sembra una gara già scritta.

L’Amburgo spinge, crea, ma non sfonda ed anzi spreca diverse occasioni. Poi l’epilogo più imprevedibile, ma che avrete probabilmente già intuito: all’ora di gioco i ragazzi in maglia marrone mettono fuori la testa e conquistano un calcio d’angolo. Cross corto, colpo sul secondo palo dove sbuca Asamoah. A mezzo metro dalla linea bianca, per quello che forse è il gol più facile della sua carriera, ma anche fra i più pesanti. Il Sankt Pauli torna a vincere un derby a distanza di trentaquattro anni dall’ultima volta e l’attaccante di origini ghanesi viene eletto a eroe di un popolo, al pari di Benedikt Pliquett, autore di un paio di parate particolarmente importanti.

Pliquett e la sua incontenibile rivincita (fonte immagine St.Pauli24)

Pliquett e la sua “rivincita” (fonte immagine St.Pauli24)

Proveniente dalle giovanili dell’HSV, da cui fu scaricato, il portiere si prese una bella rivincita e sfogò la propria frustrazione per il trattamento ricevuto: per lui fu davvero un derby in tutto e per tutto: oltre alla relazione di stima e amicizia con gli Ultrà Sankt Pauli, fu aggredito da alcuni tifosi dell’Amburgo poco prima della gara d’andata. Ecco che il deprecabile gesto di colpire la bandierina con il diamante dell’HSV assume maggiore contestualizzazione.

L’ottimo rapporto con il St. Pauli è poi colato a picco una volta terminata la carriera sportiva: compagnie poco raccomandabili e un tenore di vita che stride coi valori del FCSP lo hanno portato ad essere una persona non gradita. “Si è avvicinato a un brutto giro di sfruttamento della prostituzione, e ha stretto rapporti coi vecchi hooligans dell’HSV che gestiscono il quartiere a luci rosse. La società lo tiene alla larga e noi ultras lo disprezziamo, in Südkurve non è ben accetto.” ci racconta H.

Proprio a seguito di quell’incontro nasce la leggenda della maledizione da derby. Il Sankt Pauli, decimo in classifica, fece un solo punto nelle successive dodici gare, retrocedendo mestamente in seconda divisione. Ad ognuno il suo, però, perché nel 2018-19 qualcosa di simile accadde anche in casa dei Dinosaurier, ogni anno dati favoriti per la promozione in Bundesliga: dopo aver sconfitto 4-0 i rivali – staccati di sette punti – ed aver raggiunto il secondo posto, l’HSV racimolò solamente tre pareggi nelle successive otto gare vedendo sfumare la possibilità di tornare immediatamente nel massimo campionato. Inutile fu difatti la vittoria ottenuta nell’ultimo turno.

La rivalità fra le due squadre è più viva che mai: oggi uno degli “scontri” che ha attirato l’attenzione durante la visita in terra amburghese vede come protagonista una scalinata nella zona portuale, in Davidstrasse, che viene continuamente ridipinta dalle due tifoserie, sintomo che entrambi gli schieramenti cerchino di prevalere anche a colpi di pennello.

La trasformazione della scalinata dal giorno alla notte (foto dell'autore)

La trasformazione della scalinata dal giorno alla notte (foto dell’autore)

Le distanze si manifestano anche in ambito pubblicitario, e cosa c’è meglio di una birra andando allo stadio? Holsten, birrificio di Altona, è stato sponsor dell’HSV dal 1940 al 2015, rappresentando la partnership più duratura nel mondo calcistico tedesco; mentre la già menzionata Astra – di identica provenienza e dal ‘98 parte di Holsten – è legata all’universo sanktpauliano.

Il “Giorno dei giorni” si avvicina e la città ribolle. Bentornato, Hamburger Stadtderby! Ma state attenti a non sbagliare birra: noi una preferenza l’abbiamo, perché chi nasce pirata resta pirata. E voi, cosa stappate?

 

Testo di Matteo Giribaldi. Genovese e doriano per diritto di nascita, ha scritto per Sottoporta – Il Calcio Internazionale e collaborato con diverse testate. Lavora nel campo scolastico.

Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons.