C’era una volta Ferenc Puskas in Italia
Agosto 28, 2025Che Ferenc Puskas sia stato più di un calciatore è un fatto universalmente riconosciuto. La storia della sua vita si intreccia con quella, non solo calcistica, di un Paese, l’Ungheria, il cui grido di libertà, nell’autunno del 1956, venne mestamente soffocato in pochi giorni.
Da giocatore simbolo di quella che fu la Squadra d’Oro ungherese, a partner d’attacco di Alfredo Di Stefano negli anni d’oro del grande Real Madrid. Nel mezzo, l’esilio volontario che lo portò per qualche tempo anche in Italia legando il proprio nome, in un contesto seppur insolito, al calcio del nostro Paese.
Premessa: la Grande Ungheria che incantò l’Italia e il mondo
Tra gli anni ’30 e la metà degli anni ’50, Italia e Ungheria furono due delle nazionali più forti al mondo. Se l’Italia di Vittorio Pozzo riuscì a imporsi con due titoli mondiali consecutivi, nel 1934 e nel 1938, lo stesso non si può dire per la nazionale magiara. L’Ungheria, infatti, pur avendo espresso un calcio spesso considerato superiore non riuscì a realizzare il sogno di vincere il Mondiale. Fu proprio l’Italia a battere la nazionale ungherese, a Parigi, nella finale del 1938.
Nei primi anni ’50, però, sotto la guida di Gusztáv Sebes, l’Ungheria divenne la squadra che tutti temevano. Fu espressione di un calcio moderno, tatticamente rivoluzionario, con Hidegkuti schierato da centravanti arretrato, primo esempio di falso nueve, i movimenti fluidi tra centrocampo e attacco e una tecnica individuale sopra la media. Puskas, capitano e leader offensivo, incarnava la potenza offensiva di quella squadra.
La consacrazione arrivò alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, dominate e vinte dall’Ungheria segnando venti reti in cinque partite e subendone solamente due. All’oro olimpico seguì poi, nel 1953, la vittoria a Wembley contro l’Inghilterra per 6-3. Un’affermazione netta, nella culla del calcio, che dimostrò al mondo intero la superiorità tattica e tecnica di quella squadra. Tutto sembrava portare al trionfo mondiale del 1954 in Svizzera. In finale, a Berna, l’Ungheria subì una rimonta storica che passò alla storia come il Miracolo di Berna. Una sconfitta che ancora oggi brucia nella memoria sportiva ungherese e che segnò la fine dell’illusione di onnipotenza della Squadra d’Oro.
La rivoluzione del 1956
A due anni di distanza dalla finale di Berna, nell’ottobre del 1956, Budapest fu teatro della rivolta popolare contro il regime filosovietico. L’aria di libertà respirata da tutto il popolo ungherese, anche se solo per qualche giorno, svanì con la repressione della rivolta da parte dei carri armati sovietici. I tragici eventi ebbero pesanti ripercussioni anche sulla vita dei calciatori della nazionale, impegnati all’estero in una tournée, che dovettero decidere in poco tempo se tornare o meno in patria. Nel timore di rientrare e subire delle ripercussioni, alcuni di loro decisero di non fare ritorno a casa dando avvio ad un periodo di vero e proprio esilio. Puskas fu tra questi.
Il rifiuto di tornare in Ungheria gli costò, oltre all’accusa di tradimento dal regime comunista, la squalifica, inflitta dalla FIFA, che lo costrinse a restare lontano dai campi per due anni. Quella che sembrava la parabola di un campione nel pieno della carriera rischiava di trasformarsi in un declino prematuro.
Il periodo italiano
Fu in questo contesto che Puskas trascorse un periodo in Italia. Inizialmente scelse Milano come punto d’appoggio, ma il suo peregrinare lo portò prima in Liguria e poi in Toscana. Proprio in terra ligure venne avvicinato da Renato Bonardi, dirigente del Signa e contatto della Fiorentina, che lo convinse a trascorrere un breve periodo nel piccolo centro alle porte di Firenze. A Signa, nel gennaio del 1958, indossò la maglia della squadra locale, il Signa 1914, in un’amichevole contro una selezione giovanile dell’Empoli. La partita terminò 3-0 per i padroni di casa. Puskas non segnò, ma mise in mostra la sua classe servendo due assist e regalando al pubblico un pomeriggio indimenticabile.
Quel giorno il giovane portiere empolese Corsinovi fu il migliore in campo e ricevette i complimenti personali direttamente dal campione ungherese. Il gesto rimase scolpito nella memoria di tutti i presenti. La serata si concluse con una festa nel paese, a testimonianza di quanto la sua sola presenza fosse capace di accendere entusiasmo.
La visione di Bernabeu e la rinascita madridista
La svolta arrivò nel 1958, quando Santiago Bernabéu decise di offrirgli fiducia e un contratto con il Real Madrid. Sembrava un azzardo, ma Puskas seppe dimostrare il contrario. Tornò in forma, adattò il suo gioco e formò con Di Stefano una delle coppie d’attacco più celebri della storia del calcio.
Con i Blancos vinse cinque campionati spagnoli e tre Coppe dei Campioni. Indimenticabile la finale del 1960 contro l’Eintracht Francoforte, vinta 7-3, in cui Puskas segnò quattro gol. Da esule senza patria, tornò a essere leggenda.
Puskas nel calcio italiano: un grande what if…
E se si fosse concretizzato il passaggio ad un club italiano? Al suo arrivo nel nostro Paese le condizioni fisiche dell’ungherese, a causa dell’inattività, non erano certo delle migliori. Fu proprio questo dettaglio che lo rese poco appetibile per alcuni club italiani. Del passaggio di Puskas in Italia non vi sono tracce ufficiali a livello professionistico ma rappresenta un capitolo significativo della sua vita. L’Italia fu sinonimo di attesa, ponte fragile tra la gloria ormai passata e la rinascita spagnola.
Quella che per il nostro calcio dell’epoca fu un’occasione mancata, rappresentò per Puskas un periodo fondamentale di riflessione e resistenza.
Alessandro Sanna è un insegnante, tifoso del Cagliari e del Newell’s Old Boys, esperto di calcio sudamericano.
Ha scritto tre libri: “Fantasie calcistiche rioplatensi: Storie di fútbol tra fantasia e realtà
“¡Que viva el fútbol!: Storie, aneddoti e cronache delle più accese rivalità sudamericane”.
“Cagliari è celeste: storia di un amore mistico oltre il calcio”.
Fondatore della pagina, del Podcast e del canale twitch “Que Viva el Fútbol”.
Collabora con Carlo Pizzigoni a “La Fiera del Calcio”.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


