Sognando Ceuta

Sognando Ceuta

Settembre 16, 2025 0 Di Philip Supertramp

Il 5 settembre 2025 il Marocco ha celebrato l’inaugurazione del Moulay Abdellah di Rabat, con una cerimonia presieduta dal Principe Ereditario Moulay El Hassan e una partita trionfale della nazionale marocchina, che ha battuto il Niger 5-0 nelle qualificazioni al Mondiale 2026.

Tra festeggiamenti, applausi e bandiere sventolanti, il Paese ha mostrato al mondo il suo nuovo gioiello sportivo, pronto ad ospitare le sfide fino alle semifinali del Mondiale 2030 di Spagna, Portogallo e Marocco.

Il Marocco si mostrerà al mondo come la nuova capitale calcistica africana, con il Moulay Abdellah di Rabat, stadio da 70.000 posti, e soprattutto con il Gran Stadio Hassan II di Casablanca, da 115.000 posti. Quest’ultimo tra i candidati per ospitare la finale con il Santiago Bernabéu di Madrid.

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Ma accanto a queste cattedrali sportive, resta l’altra immagine: giovani che, invece di attendere un posto sugli spalti, cercano un varco tra le onde.

Perché, mentre il Marocco si prepara ad accendere i riflettori del 2030, c’è una generazione che nuota disperata alla ricerca di una vita migliore.

A poche centinaia di chilometri i riflettori si spengono e resta solo il buio dello Stretto di Gibilterra. È lì che decine di giovani marocchini si tuffano ogni anno, tentando di raggiungere a nuoto Ceuta. Due immagini opposte, eppure parte della stessa storia: un Paese che sogna di ospitare la Coppa del Mondo, mentre molti dei suoi ragazzi nuotano via da casa con addosso solo un costume, una maglietta di un club europeo e la speranza di non annegare.

La traversata verso Ceuta comincia spesso a Fnideq, la città marocchina affacciata sul confine. Da lì, di notte, si scivola in mare in cerca di una corrente favorevole. Alcuni percorrono chilometri a piedi lungo la costa per accorciare il tratto di mare, altri si affidano al buio del taró, la nebbia densa che cala sullo Stretto nelle notti d’estate.

Il mare sembra calmo, ma la distanza varia dai tre agli otto chilometri, a seconda del punto di partenza. Tre ore di bracciate possono sembrare infinite: le onde colpiscono in pieno viso, il sale brucia gli occhi, il freddo intorpidisce i muscoli. La nebbia toglie qualsiasi riferimento, e il rischio di perdersi o andare verso il largo è altissimo. Non tutti arrivano. Solo nel 2025 sono stati recuperati almeno 19 corpi senza vita, ragazzi rimasti impigliati nelle reti o scomparsi nel buio.

Il profilo è quasi sempre lo stesso: giovani uomini marocchini, tra i 16 e i 25 anni. Vengono da famiglie con poche risorse, e vedono nel mare l’unica porta verso l’Europa. Alcuni hanno studiato, altri hanno lasciato presto la scuola per lavori precari nei cantieri, nell’agricoltura o nel turismo.

Alcuni inseguono un sogno sportivo, come Aissa Achour e Mohamed Zaitouni.

Il calcio, nel nord del Marocco, ha sempre avuto un’anima di confine. Lo dimostra la storia dell’Atlético Tetuán, club che negli anni ’50 arrivò a disputare la Liga spagnola, l’unico del Paese a riuscirci. Con la fine del protettorato spagnolo nel 1956, la società si sciolse: una parte confluirà nel Ceuta, sull’altra sponda della frontiera; però i colori biancorossi e l’identità rimarranno invece al nuovo Moghreb Atlético Tetuán, erede naturale della città marocchina.

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È da quel vivaio che sono nati Aissa Achour e Mohamed Zaitouni, cresciuti con la stessa maglia che affonda le radici in una storia sospesa tra due mondi.

Ironia del destino, oggi quei due ragazzi hanno percorso a nuoto lo stesso confine che settant’anni fa divise un club in due. Come se la loro traversata fosse una nuova pagina di quella storia: Achour e Zaitouni, figli sportivi del Moghreb Tetuán, si ritrovano ora a Ceuta, la città che accolse l’altra metà di quel vecchio Atlético.

Achour è un terzino sinistro, cresciuto nel Moghreb Tetuán dall’età di sei anni, aveva già vestito la maglia della nazionale under-17. Sognava di imitare Marcelo, suo idolo, ma dopo essere stato escluso improvvisamente dalla rosa ha deciso di tentare il mare: tre ore e mezza di buio, onde e paura.

Zaitouni invece è un difensore centrale di 19 anni, che si ispira a William Saliba. Negli ultimi mesi era rimasto senza stipendio. Si è tuffato da solo, con la nebbia come compagna, per mezz’ora interminabile. Aveva vinto il campionato marocchino under-18 nel 2024, ma senza prospettive economiche il suo talento rischiava di scomparire.

Il passato e il presente si incontrano: un club diviso dalla geopolitica trova oggi nei corpi stanchi di due nuotatori la sua metafora più drammatica. Due giovani che hanno rischiato la vita per non tradire un sogno iniziato con un pallone polveroso per strada.

Il Marocco sogna in grande, con stadi moderni e luci pronte per il Mondiale 2030. Ma mentre le città si preparano a ospitare il grande spettacolo, centinaia di ragazzi continuano a lottare in mare aperto, trasformando ogni bracciata in una promessa: quella di non abbandonare il proprio sogno, né il pallone che li ha fatti innamorare del calcio.

Achour e Zaitouni lo sanno bene: il loro futuro si scrive tra onde e campi di gioco, e ogni sacrificio diventa parte della storia di un Paese che vuole brillare, ma non dimentica chi, dal buio dello Stretto di Gibilterra, continua a inseguire la propria luce.

 

Testo di Philip Supertramp, redattore per F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.