Napoli – Pisa e il risultato che si ripete
Settembre 17, 2025Pisa è la torre pendente ma non solo. C’è Piazza del Duomo o dei Miracoli che è annoverata tra i patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO, luogo di incontro di turisti, residenti e giovani universitari. Andare alla scoperta della città etrusca ti catapulta in un vortice di arte, cultura e monumenti che solo la Toscana e poche altre regioni italiane posseggono.
Circa 90000 abitanti, quanti ne conteneva il San Paolo ai tempi di Savoldi e Maradona e quanti ne dovrebbe ospitare l’attuale Maradona per soddisfare tutte le richieste di biglietti dei tifosi azzurri. Una imponente croce bianca su campo rosso come stemma, decine di chiese, palazzi rinascimentali, ponti e torri, i lungarni, piazze, giardini.
Gli stranieri dominanti in città sono i filippini, i rumeni e gli albanesi ma in giro si sente sempre la totale elisione della lettera ‘c’, tipica della zona tra Livorno e, appunto, Pisa.
Come è strano il calcio, imprevedibile e inaspettato ma anche, a volte, scienza esatta. Devi vincere? Risultato finale 2 a 1! Devi pareggiare? 0 a 0. Devi perdere? 0 a 1. È questa la breve storia dei sette incontri disputati in Serie A da Napoli e Pisa a Fuorigrotta prima dell’ottavo che si disputerà lunedì prossimo.
Una ‘prima’ che si perde nella notte dei tempi, in un altro calcio, più romantico, più vero, più tutto. Oltre mezzo secolo fa. Il campionato di serie A termina il 18 maggio 1969, siamo ovviamente nella stagione ’68-69, al culmine della contestazione studentesca; a livello internazionale, si fanno sentire le conseguenze dei carri armati di Praga del ’68; la minaccia del terrorismo sta arrivando nelle grandi città e le stragi sono dietro l’angolo.
Sono gli anni della rivoluzione hippy e dell’amore libero. Il calcio, però, è ancora casto e puro. Ritiri, a nanna alle 10 prima della partita, niente sesso nel pre gara, allenatori che facevano seguire i calciatori nelle eventuali fughe in night club e alberghi con donnine compiacenti. Il fascino del calciatore che attira sempre. Da sempre.
Allora, riavvolgiamo il nastro e tuffiamoci nella macchina del tempo. Fa caldo al San Paolo nell’ultima giornata di campionato, il Pisa non ha più nulla da chiedere al torneo perché è ormai retrocesso, nemmeno una vittoria a Napoli lo avrebbe salvato dalla B.
Gli azzurri, che per dovere di ospitalità giocano in maglia rossa, finiranno ad una distanza siderale dalla Fiorentina di Pesaola campione d’Italia. Tredici punti dai viola, 10 vittorie, 12 pareggi e 8 sconfitte.

Il gol di Claudio Sala
Segna Claudio Sala, uno dei più grossi rimpianti nella storia delle ali che hanno giocato a Napoli, prima che Ferlaino, fresco presidente, lo ceda al Torino per una cifra blu, 470 milioni dell’epoca. Motivo? Risanare il bilancio che ‘piangeva’, ma in realtà Sala litigava con Altafini una domenica sì e una no. Gelosia, si disse.
Josè lo fece fuori ma fecero gola anche i milioni offerti dai granata. Poi arrivò il pareggio di Mascalaito su rigore, Zoff spiazzato. Alla fine, tra patemi d’animo e occasioni fallite, rigore anche per il Napoli. Altafini manda il pallone alle spalle del portiere Annibale e la partita finisce 2 a 1.

Il rigore decisivo di Altafini
Quel giorno nel Pisa giocava Manservisi centravanti, acquistato nella sessione estiva proprio dal Napoli.
Facendo un salto temporale, andiamo direttamente negli anni ’80 dove il Pisa gioca per ben cinque volte in massima serie, accumulando tre retrocessioni e due onorevoli salvezze, un undicesimo posto nel 1982-83 ed un tredicesimo nel 1987-88.
È una bella squadra, quella del presidente Anconetani, al quale oggi è dedicato lo stadio, che affida la panchina ad una nostra vecchia conoscenza, Luis Vinicio. I nerazzurri termineranno il torneo ad un solo punto dal Napoli, 27 contro 28, miglior piazzamento in serie A.

Ferrario, autentica bandiera del Napoli, affronta Bettega
In quella squadra giocavano ottimi atleti come Berggreen, il napoletano Casale, Ugolotti, Sorbi, Garuti. Di quel triste Napoli, invece, ne sono piene le cronache. Arrivò Pesaola, che affidò a Rambone la preparazione atletica, e la squadra si aggrappò ai….quattro rigori realizzati da Ferrario e ad una delle coppie gol più deludenti della storia, Pellegrini (5 reti) e Ramon Diaz (3).
E meno male che il ‘Petisso’ baciava il crocefisso e indossava ancora il suo cappotto di cammello, altrimenti sarebbe stata l’apocalisse. Il 23 gennaio del 1983 apre le marcature Ferraio su rigore, raddoppia Claudio Pellegrini e chiude Ugolotti ancora su rigore. Partita mediocre, oltre che speculare per i due penalties concessi come nel precedente match, con due squadre che mostrano poche idee e solo la fame di fare punti a tutti i costi. 2 a 1 per il Napoli.

Claudio Pellegrini
L’anno successivo i nerazzurri toscani fanno visita ad un altro Napoli che definire mediocre è poco. La squadra viene affidata a Piero Santin, una scommessa ed una promessa non mantenuta. Il terzino sinistro si chiama Frappampina, il centravanti De Rosa, che non farà tanto meglio di Diaz, e Krol non giocherà sempre. L’unica nota lieta è Dirceu, un sinistro brasilero fine e palleggiatore, punizioni al fulmicotone.
Il Napoli si salverà per un solo punto grazie all’ennesimo miracolo di Rino Marchesi che guida la squadra solo nelle ultime 10 giornate. Chissà con Santin dove si finiva. La partita finisce con uno squallido pari ad occhiali, il punto però non servirà a Vinicio che dovrà subire l’onta della retrocessione.
Un paio di anni dopo il Pisa ritorna in serie A e il Napoli gli fa un bel regalo per la Befana. Nonostante in campo ci fosse la squadra titolare, Maradona compreso, al ’39 del primo tempo le radioline gracchiano il vantaggio dei nerazzurri con il danese Berggreen. Finirà così, con mischie furibonde e proteste degli azzurri ad ogni fallo ostruzionistico del Pisa, allenato dall’italianista Guerini. Ahimè i due punti della vittoria non saranno utili ai toscani che retrocederanno, distanziati di due lunghezze dall’Udinese mentre il Napoli finirà terzo.
È la squadra di Bianchi, dei nuovi acquisti Giordano, Pecci, Renica, Garella, è la squadra pre primo scudetto. Fu chiaramente un incidente di percorso perché fu l’unica sconfitta in casa di tutta la stagione.

Antonio Careca arrivò nella stagione ’87-’88 a comporre la MaGiCa al fianco di Maradona e Giordano
Passeranno ancora due anni prima di rivedere le maglie nerazzurre nell’allora San Paolo. Il 7 febbraio 1988, con il Napoli primo in classifica (alla fine sarà scudetto perduto contro il Milan di Sacchi e degli olandesi) e uno squadrone che può contare su un attacco atomico con Careca, Giordano e Carnevale, un centrocampo affidato ai sapienti piedi di Romano, De Napoli e Bagni ed una difesa imperniata su Garella, Renica e la ‘F3’ (Ferrario, Francini e Ferrara), arriva il Pisa di Materazzi, il papà del difensore che scambiò effusioni amorose con Zidane.

Alessandro Renica
Segna Renica, raddoppia Maradona e Filardi fa autorete. 2 a 1 risultato finale. Pisa salvo, Napoli secondo, come detto.
Gli anni ’80 si chiudono l’anno successivo con un pari per 0 a 0. Ancora una volta l’ultima a Fuorigrotta è con i nerazzurri toscani. Pisa già condannato alla retrocessione, Napoli secondo ma stavolta dietro all’altra milanese, l’Inter di Trapattoni e dei corazzieri tedeschi. Ormai con un piazzamento già assicurato gli azzurri non forzano più di tanto, è la classica partita di fine stagione (è il 18 giugno!), con ancora un turno di campionato da giocare.
In quel Pisa militavano due discreti stranieri, Been e Eliot ma anche Incocciati, passato poi al Napoli due anni più tardi.

Maradona esultante
L’ultima volta che azzurri e nerazzurri si sono incontrati in serie A è stato nel campionato 1990-91, all’alba della nuova decade. È il secondo anno di Bigon, arrivano Galli in porta, Venturin a centrocampo e Silenzi e Incocciati in attacco. Si conclude l’epoca di Diego Maradona, ultima partita a Genova contro la Samp, la settimana prima il patatrac con il Bari in casa. Napoli solo ottavo a 14 punti dalla Sampdoria di Vialli e Mancini campione d’Italia.
Pisa mestamente in cadetteria, terzultimo su quattro retrocessioni. Finisce anche qui (e come potevi sbagliare?) 2 a 1 per i padroni di casa. La sblocca Diego, Padovano la riagguanta (anche lui acquistato dal Napoli l’anno successivo, una costante !) e bisogna attendere il ’90 per gonfiare la rete di Simoni.
Ci pensa quel diavolo di Careca e due punti agli azzurri. Da allora sono trascorsi 34 anni, un’era geologica per chi si incrocia in serie A, ma il calcio rimane bello anche per questo, per la ‘meritocrazia’ che fortunatamente esiste ancora. Chi merita di andare in A è giusto che giochi anche contro gli squadroni. Inghilterra, e non solo, docet.
Adesso, però, non avviatevi verso un punto scommesse per giocarvi il 2 a 1 del Napoli per lunedì. Il calcio non è sempre una scienza esatta.
Statistiche:
7 incontri in serie A tra Napoli e Pisa ( a Napoli )
4 vittorie Napoli, 1 sconfitta, 2 pareggi.
Testo di Davide Morgera. Professore e scrittore, cultore della storia del calcio e del Napoli. Ha pubblicato quattro libri:
Cronache dal secolo scorso: atti unici nella storia del Napoli (con Urbone Publishing).
Azzurro Napoli. Iconografia inedita di una passione infinita.
Volevo essere Sergio Clerici. Memorie e storie di calcio.
L’immagine di copertina (Napoli – Pisa 0-1) e le foto del testo sono tratte dall’archivio personale di Davide Morgera e utilizzate su autorizzazione dell’autore.



Complimenti da Pisa per il bell’articolo. Unica osservazione, il simbolo cittadino è una croce bianca su campo rosso. Alla croce rossa… ci stiamo arrivando.
Sono un tifoso del Pisa e volevo farle i complimenti per l’articolo scritto con grande garbo e competenza. In un mondo di notizie e polemiche urlate, fa piacere trovare articoli scritti con leggerezza e rispetto.
Solo un piccolo appunto, lo stemma di Pisa non è “una imponente croce rossa” ma una croce (pallata) bianca in campo rosso.
Di nuovo complimenti.