Milan – Napoli: la nebbia, la truffa, i nomi sulle maglie e i gol mai visti in TV
Settembre 24, 2025Questa è una storia atipica ed inconsueta, quella di due gol del Napoli che nessuno ha mai visto in televisione. No, non raccontiamo del calcio dei pionieri quando le immagini video facevano parte ancora del futuro ma di uno sciopero della RAI, fine anni ’70.
Anche qui DAZN, Sky e riprese da tutti gli angoli del campo appartenevano ad un mondo avveniristico. Gli autori protagonisti di quella partita ‘invisibile’ furono due. Filippi lo ricorderete, il cavallone pazzo che correva freneticamente e vinceva tutti gli anni il ‘Guerin d’oro’ per il miglior rendimento del torneo in base alle pagelle dei quotidiani.
Di Raimondo Marino, siciliano, all’epoca uno dei giovani sfornati dalla Primavera di Mariolino Corso, con 103 presenze complessive (e 4 reti) in epoche diverse nel Napoli, non si rammentano in molti se non che ha giocato anche con Maradona.
Di quei gol ‘astratti’ possiamo solo leggerne la cronaca sui giornali del giorno dopo. Nessuna traccia nemmeno su Youtube e televisioni private (rimembrate di Telenapoli?). Niente di niente. Ma il ricordo di un ragazzo attaccato alla radiolina di un mercoledì pomeriggio per sentire la voce di Enrico Ameri che raccontava del recupero della gara Milan-Napoli, sospesa tre giorni prima per nebbia, è ancora nitido.

Un’azione del recupero Milan – Napoli
La RAI, infatti, assicurò comunque la diretta radiofonica mentre fu confermato lo sciopero dei cameramen per le riprese televisive. Palla al centro alle 14:30, come di consueto. Primo tempo a reti inviolate, seconda frazione di gioco più viva e movimentata.
Esultanza al gol di Filippi, delusione per l’autorete di Ferrario che porta i rossoneri al pareggio un minuto dopo ed infine un grido forsennato per la rete di Marino che sancì la vittoria degli azzurri. Credo proprio che quel giorno non toccai i libri del mio periodo liceale, preso dall’euforia di una inattesa vittoria infrasettimanale. In quella occasione il Milan fu truffato, sportivamente s’intende, dal Napoli per la terza volta consecutiva.
Ma cos’era successo la domenica precedente a quel recupero della partita? Partiamo dal clima. A Milano, come disse Totò a Peppino De Filippo in un celebre film, c’è la nebbia e non si vede niente. Accadde proprio così.
Poi la fantascientifica novità dei nomi sulle maglie rossonere ed infine un arbitro che beffa tutti, società, spettatori e Totocalcio. Un bel trio di eventi, non c’è che dire.

Walter Novellino e la nuova maglia del Milan
Novembre, clima da tregenda e nebbia fitta, spalti quasi gremiti per una partita che, nonostante tutto, ha sempre il suo ‘appeal’.
Doppia sorpresa, però, quel giorno. La prima novità in assoluto, un esperimento che non si vide più nei nostri stadi fino al 1995-96, fu quella dei nomi dietro le magliette dei giocatori del Milan, in questo ‘seguaci’ della moda americana lanciata dai Cosmos in un torneo che i vari Pelé, Beckenbauer, Chinaglia, Best ed un altro manipolo di campioni a fine carriera tentarono inutilmente di portare a livelli degni di questo nome.
Vedere quelle maglie nel 1979, dove i numeri furono rimpiccioliti per fare spazio al nome del giocatore, fece storcere il naso ai puristi del football, una cosa talmente avveniristica che nessuno avrebbe mai più pensato di riproporre in futuro. Lo stesso Milan le indossò a partite alterne e l’anno successivo le mise in naftalina, forse sembrò un esperimento eccessivo anche al club di Via Turati vedere la modernizzazione di icone del calcio come Albertosi, Maldera, Bet o Bigon col nome dietro la schiena.
Il secondo evento anomalo fu la beffa che l’arbitro Bergamo giocò ai tifosi e al Totocalcio sospendendo la partita dopo il secondo minuto del secondo tempo. In pratica fece rientrare le squadre in campo, con la nebbia sempre più fitta, e dopo due giri di lancette fischiò tre volte la fine delle ostilità suscitando una lunga ed infinita scia di polemiche.
Fu questo il Milan Napoli del campionato 1979-80 con i rossoneri freschi di stella ed un Napoli che vagava per i campi verdi d’Italia senza arte nè parte in uno dei campionati più insipidi e scialbi della sua storia. Gli azzurri finiranno il campionato poco sopra la zona salvezza, all’undicesimo posto con Vinicio che si lasciò intrappolare in sterili polemiche sul modulo. La squadra finì malinconicamente nelle mani di Sormani, promosso dalla Primavera ma tecnico ancora acerbo.

Gli autori dei gol del Napoli nel recupero infrasettimanale contro il Milan
Il Napoli, prima della trasferta di San Siro, aveva battuto 1 a 0 l’Udinese al San Paolo con l’unico gol del campionato segnato dal ‘cavallo di ritorno’ Speggiorin che, nelle intenzioni della società, insieme a Capone e Damiani, avrebbe dovuto sostituire Savoldi, ritornato al Bologna. La squadra dell’anno precedente era stata smantellata a favore di vecchietti come Bellugi, Badiani, Improta e due promesse come Bomben e Lucido. L’unico che dimostrerà di avere un’anima sarà Guidetti, preso dal Vicenza per costruire una parte della magica squadra biancorossa con Filippi.
Alla fine dell’anno 20 reti segnate e 28 subite, capocannoniere Damiani con 4 marcature, un campionato disastroso, vissuto un po’ alla giornata, prendiamocela come viene. Lontani i tempi in cui il timoniere Vinicio faceva ‘arrecriare’ l’Italia pallonara con il suo gioco spumeggiante e frizzantino. Adesso sono tempi grami e ‘pane e salame’ sembra già un’ottima pietanza.
Sono, però, anche quelle annate dove ti può riuscire il colpo e ti salvi una stagione. Erano infatti già due anni che il Napoli vinceva col Milan fuori casa, due colpi esterni con Savoldi su rigore prima e poi con il bel volo d’angelo di Majo. Come si dice, “non c’è due senza tre”, si era creata una bella striscia positiva. Le squadre, però, in quella nebbia fitta, capirono subito che ci si poteva accontentare del pareggio, le porte letteralmente non si vedevano! Dove lo buttiamo ‘sto pallone?
Cosa successe in realtà quella domenica? Partita iniziata alle 14:30, come voleva il calcio di quegli anni, con i giocatori che si riconoscono tra di loro solo per il modo di muoversi in campo. Il pubblico è ufficialmente fuori dalla gara, non vede niente di ciò che accade in campo anche se ha versato circa settanta milioni nelle casse della società rossonera.
Alla ripresa delle ‘ostilità’ la nebbia è ormai padrona incontrastata e l’arbitro Bergamo decide di sospendere la partita avvalendosi di quanto dice la regola 5, vale a dire che è “esclusiva competenza dell’arbitro decidere sulla impraticabilità della gara”. Allora tutto regolare? Certo, ma solo perchè Napoli e Milan, giocando solo due minuti del secondo tempo, abbiano fatto scattare una regola assurda che va a penalizzare solamente i tifosi. Appassionati che già pagavano prezzi alti per spettacoli spesso brutti, noiosi e partite senza gioco, ora si ritrovavano ad aver pagato per “non aver assistito” alla gara e a subire la successiva umiliazione di vedere il recupero pagando un altro biglietto (per fortuna ‘ridotto’).

La copertina del Guerin Sportivo
Si parlò, e a ragione, di “grande truffa”. Ma non fu l’unica. Un’altra ben più grave la denunciarono le sacrosante parole di Italo Cucci che sottolineò l’esistenza di un cosiddetto “Totocalcio clandestino” (parallelo a quello ufficiale) spiegando come le puntate avessero raggiunto cifre astronomiche e temendo l’intromissione in questo sport di operazioni camorristiche. E il noto giornalista emiliano fu profetico quando evidenziò come in un prossimo futuro qualcuno sarebbe intervenuto sui giocatori, anche con maniere intimidatorie, per garantirsi dei risultati che gli avrebbero fatto incassare milioni e milioni. Indovinato in pieno, quel timore non era follia né fantascienza ed il calcio, all’alba degli anni ’80, non sarebbe stato più lo stesso.
Quattro mesi dopo, infatti, sarebbe scoppiato il primo clamoroso scandalo del “Calcio scommesse” e le camionette della polizia avrebbero fatto il loro ingresso negli stadi italiani. Questa volta non per sedare risse tra tifosi ma per arrestare giocatori, rei di aver venduto e comprato partite, presi addirittura all’uscita degli spogliatoi in stile “effetto telefilm”. Fu quello il ‘canto del cigno’ di un sistema marcio che fece disamorare tantissimi tifosi del mondo del pallone.
Testo di Davide Morgera. Professore e scrittore, cultore della storia del calcio e del Napoli. Ha pubblicato quattro libri:
Cronache dal secolo scorso: atti unici nella storia del Napoli (con Urbone Publishing).
Azzurro Napoli. Iconografia inedita di una passione infinita.
Volevo essere Sergio Clerici. Memorie e storie di calcio.
L’immagine di copertina e le foto del testo sono tratte dall’archivio personale di Davide Morgera e utilizzate su autorizzazione dell’autore.


