“Vitória até morrer”: ascesa e declino del Vitoria Setubal
Ottobre 10, 2025“Não nasci adepto do Tottenham, nem do Inter, Real Madrid ou Barcelona, nasci adepto do Vitória de Setúbal.”
(José Mourinho)
Al lettore potrà sembrare assurdo ma il Mourinho più amato a Setubal non è lo Special One – che nella città sulle rive del Sado è nato nel Gennaio del 1963 – ma Felix Mourinho, il padre di José, che ha difeso la porta del Vitoria Setubal per 143 volte fra il 1955 e il 1968, parando un rigore a Eusebio e vincendo nel 1965 la Coppa del Portogallo. La prima per il Vitoria.
E in effetti, c’erano anni in cui lo stadio do Bonfim, a due passi dal mare di Setúbal, vibrava di entusiasmo europeo e risplendeva di bianco e verde.
Negli anni Sessanta e Settanta, il Vitória Futebol Clube era una delle squadre simbolo del calcio portoghese. Vinse tre Coppe del Portogallo (1964–65, 1966–67, 2004–05) e sfiorò più volte le posizioni di vertice nella Primeira Divisão.
Nella Coppa UEFA 1972/73 il Vitoria eliminò addirittura la Fiorentina nei sedicesimi di finale e l’Inter negli ottavi, cadendo soltanto nei quarti di fronte al Tottenham per la regola dei goal in trasferta. Quell’impresa consacrò definitivamente il club biancoverde tra le grandi del calcio lusitano.
Lo stadio Bonfim, costruito nel 1962, era in quei tempi un simbolo di modernità e di appartenenza. Quel prato fu calpestato da giocatori come Jacinto João, leggenda del club e primo idolo nero del calcio portoghese, o come José Torres, attaccante alto e carismatico che partecipò ai Mondiali del 1966 in Inghilterra, dove il Portogallo di Eusébio arrivò terzo.

Estadio do Bonfim (foto dell’autore)
Ed ovviamente il già citato Félix Mourinho, portiere del Vitória e padre del futuro “Special One”, José Mourinho, che proprio sugli spalti del Bonfim vide nascere la sua passione per il calcio e, forse, imparò cosa significa una squadra di provincia che gioca con il coltello fra i denti e non si arrende mai.
E al Bonfim, negli anni d’oro, oltre a quelle già citate, caddero squadre dell’aristocrazia del calcio europeo. Dall’Anderlecht al Lione, e poi il Leeds, il Newcastle e l’Hajduk Split. Fino ad arrivare allo Spartak Mosca e perfino al Liverpool, nel 1969.
Nel 2005 al Bonfim, un goal di Francesco Flachi permise alla Sampdoria di gettare le basi per il superamento del primo turno di Coppa UEFA.
La storia del Vitória Setúbal stava già cambiando ed aveva imboccato un declino lento, segnato da difficoltà economiche, cattiva gestione in un calcio portoghese sempre più concentrato nei poli di Lisbona e Porto.
Dopo decenni in massima serie, il club cominciò a scivolare verso le serie inferiori, accumulando debiti e perdendo la licenza professionistica. Nel 2020 fu escluso dalla Primeira Liga per irregolarità finanziarie.
Da lì, un effetto domino: retrocessione nel Campeonato de Portugal, poi la mancata iscrizione alla Liga 3, fino ad approdare oggi nelle divisioni distrettuali di Setúbal, lontano dai riflettori, in campi che somigliano più a quelli del calcio dilettantistico che a un club con oltre cento anni di storia e 60 partecipazioni alla massima serie.
Setúbal vive il calcio con grande orgoglio civico. Affacciata sull’estuario del Sado, è una città di pescatori, di conserve, di sale e di vento. Un luogo dove il profumo del mare e del pesce grigliato accompagna ogni passeggiata e dove la vita scorre tra il porto e il Mercado do Livramento, uno dei mercati coperti più belli d’Europa.
Nel Livramento — mosaici di azulejos alle pareti, banchi carichi di pesce appena sbarcato, frutta, pane e chiacchiere — si respira l’anima della città: i colori bianco-verdi sono presenti in quasi tutti i posti dei commercianti insieme alle foto dei tempi gloriosi del Vitoria.

Una vecchia immagine della squadra al Mercado do Livramento (foto dell’autore)
Oggi il Vitória Setúbal tenta di ricostruire dalle fondamenta. I tifosi — sempre numerosi, nonostante tutto — continuano a riempire il Bonfim con orgoglio e malinconia.
La città non ha mai smesso di amare il suo club, simbolo di una Setúbal popolare e autentica. Il calcio, a Setúbal, è parte del tessuto sociale, un simbolo di comunità e resistenza. E forse proprio qui sta la speranza: se il Vitória Setúbal riuscirà a rinascere, lo farà non (solo) grazie ai soldi, ma con la forza di una città che non smette di crederci.
Il destino del Vitória non è un caso isolato. In tutta Europa, club con una lunga tradizione – e risparmio la lunga lista – si trovano oggi ai margini del calcio che conta.
Il calcio moderno, dominato da logiche finanziarie globali, lascia sempre meno spazio ai club radicati nella comunità locale. Tuttavia, proprio questi club rappresentano la memoria e l’anima del calcio europeo. Proteggerli significa difendere un modello di sport aperto, meritocratico e comunitario — quello che oggi chiamiamo Modello Sportivo Europeo.
Il Vitória Setúbal è dunque più di una squadra in difficoltà: è il simbolo di una battaglia culturale per preservare la diversità e la storia del calcio. E forse, un giorno, dal Bonfim tornerà a risuonare quel canto semplice e potente che diceva: “Vitória até morrer” — “Vittoria fino alla morte”.
Testo di Matteo Zacchetti.
Nato a Genova, dopo gli studi universitari ha vissuto nella provincia italiana – Bergamo, Siena, Cuneo – prima di trasferirsi a Londra, Los Angeles e poi Bruxelles dove vive con due figlie europee e lavora alla Commissione Europea occupandosi di politica dello sport. Ama il calcio, il mare, leggere e scrivere, mangiare e bere. Manciniano, ateo, guevariano e petriniano (ma anche pertiniano). Di Genova gli mancano soprattutto il mare, la focaccia e la Sampdoria, in ordine sparso.
Immagine di copertina e foto del testo a cura dell’autore.


