Risto Kallaste: come una catapulta

Risto Kallaste: come una catapulta

Ottobre 11, 2025 0 Di Luca Sisto

Il 14 aprile 1993, allo Stadio Nereo Rocco di Trieste, 33.000 spettatori applaudivano l’uscita di Dino Baggio, al 68′ minuto di una partita non propriamente spettacolare. Al suo posto, il centrocampista della Fiorentina Di Mauro, alla seconda presenza in nazionale, che entrando in campo fa una corsa verso Demetrio Albertini per dargli un cinque mezzo sgangherato e non troppo convinto, un cenno d’intesa che di lì a una manciata di secondi sarebbe stato cancellato dalle telecamere della RAI, che stavano virando sulla ripresa del gioco.

Sull’out di sinistra, la rimessa in gioco era nelle mani di Risto Kallaste, terzino dell’Estonia, giovanissima nazionale baltica nata dalle ceneri dell’URSS, che fino a quel momento aveva ben figurato al cospetto di una grande del calcio continentale, protesa in un testa a testa con la Svizzera nelle qualificazioni Mondiali a USA ’94, col pericolo incombente del Portogallo di Figo e Futre che tentava di insinuarsi nel duo di testa.

Solo una rete di Roberto Baggio, su assist di tacco di Beppe Signori, era stata capace di piegare la resistenza dell’Estonia e del giovane portiere Poom – l’unico di quella selezione che avrebbe fatto carriera, arrivando persino in Inghilterra – e il gioco scorreva lento con l’Italia in controllo.

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Quelle telecamere diventarono ben presto testimoni di un accadimento capace di scuotere i tifosi accorsi allo stadio: Kallaste prese una lunga rincorsa e si gettò in avanti utilizzando la palla, ben tesa fra le mani, come una catapulta. Con una capriola rimise il muso davanti e lanciò la palla verso l’area di rigore, fra gli “ooh” del pubblico.

La giocata si concluse con un nulla di fatto, e sarebbe stato Beppe Signori, con un sinistro al volo in bello stile, a una manciata di minuti dal 90′, a fissare il punteggio sul definitivo 2-0.

La rimessa laterale con capriola di Kallaste si incastrava perfettamente in un calcio appena uscito dagli anni ’80, in cui l’esotismo si confondeva con “lo straniero” ed era sufficiente andare oltre confine per scoprire un mondo ancora lontano dalla globalizzazione moderna, sfortunatamente capace di appiattire miti e culture.

Kallaste, di professione, venderà articoli sportivi dopo aver invano tentato la via del professionismo, a differenza del portiere Poom, che diventerà un’autentica leggenda del calcio estone e baltico.

Con grande umiltà, il terzino avrebbe in seguito spiegato che l’idea era venuta in mente al CT Ubakivi, che cercava di esplorare una tattica capace di aggirare, allo stesso tempo, la difesa avversaria, i limiti tecnici della nazionale, e la regola del fuorigioco.

Cosa c’era di meglio di un fallo laterale battuto direttamente in area di rigore, quindi? Esercitandosi in allenamento, la spettacolare capriola a mo’ di catapulta riuscì solo al buon Risto, con il CT che commentò con un laconico “bene, le batterai tu allora”.

E chissà che il mitico Rory Delap, capriola a parte (che verrà inspiegabilmente bandita dal regolamento), non si sia ispirato proprio a Kallaste per la sua rimessa fionda in quel di Stoke, anni dopo.

Di lì a cinque mesi, la nazionale di Arrigo Sacchi e quella estone si sarebbero riviste allo Stadio Kadriorg di Tallinn, con gli Azzurri desiderosi di riscattare la sconfitta del Primo Maggio contro la Svizzera.

L’Italia, sotto di un uomo per il rosso a Dino Baggio, si era fatta infilare dal terzino Hottiger, e la difesa elvetica davanti a Pascolo si era ben comportata, tenendo la porta a zero e compromettendo le chance di qualificazione dei nostri.

Era necessario quindi vincere e convincere nelle restanti partite contro Estonia, Scozia e Portogallo. E in effetti l’Italia non si fece pregare. Vinse 3-0 in Estonia grazie a due gol (il primo su rigore) e un assist (per il Mancio, successivamente accantonato nelle convocazioni) di Roberto Baggio; batté 3-1 la Scozia all’Olimpico e, con un gol di Dino Baggio all’83’, superò il Portogallo, fino a quell’istante a pari punti con gli Azzurri, al Meazza, chiudendo il girone a +2 sui lusitani, eliminati, e +1 sugli elvetici, questi ultimi parimenti qualificati a USA ’94.

In terra baltica, a settembre, Sacchi non aveva ancora deciso di portare in nazionale l’intero blocco Milan campione d’Italia in carica – e futuro campione d’Europa – ed era ancora tempo di esperimenti. Il CT fece esordire un giovane terzino sinistro, appena acquistato dalla Juventus, Andrea Fortunato. Sarebbe stata quella la sua unica presenza in nazionale. Morì un anno e mezzo più tardi per le conseguenze di una terribile leucemia, con un’improvvisa polmonite che lo colpì in un momento di estrema debolezza, proprio quando le terapie sembravano poter ottenere l’effetto sperato.

La Juventus di Lippi gli avrebbe dedicato la vittoria dello Scudetto 1994-95.

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La storia di quella nazionale sacchiana è altresì nota. Il CT si fece beffa delle critiche successive alle sconfitte in amichevole contro Francia e Germania, fino a quell’infausto scrimmage col Pontedera, formazione di Serie C2 del pisano, del 6 aprile 1994. L’Italia perse 2-1, anche grazie al giovane bomber Alfredo Aglietti, e i giornali titolarono “ai Mondiali il Pontedera” schernendo gli uomini di Sacchi.

Paradossalmente, toccato il fondo, gli Azzurri si ripresero, vincendo le successive esibizioni contro Finlandia, Svizzera e Costa Rica (giocata quest’ultima allo Yale Bowl di New Haven), prima di perdere all’esordio contro l’Irlanda di Jack Charlton (già affrontata e battuta ai quarti di Italia ’90, gol di Schillaci) al Giants Stadium di New York, per effetto di una conclusione sotto la traversa di Houghton che sorprese Pagliuca.

Quella nazionale, dopo un’avventura rocambolesca, si sarebbe arresa solo in finale ai rigori contro il Brasile. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Quella di capriole, terzini fantastici ed opposti destini, invece, finisce qui.

 

Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.

Immagine di copertina: screen da Youtube.