La Roma di Gasperini si riscopre Capoccia
Novembre 13, 2025Era il 28 Novembre del 1999, si era appena conclusa l’undicesima giornata dell’ultima stagione del vecchio millennio, e la Roma aveva sconfitto, grazie a una doppietta di Delvecchio, l’Udinese per 2-0. I giallorossi, alla prima stagione di Capello, salirono così in testa alla classifica a pari punti con Lazio e Juventus, approfittando del pareggio senza reti nello scontro diretto proprio tra i due club.
Ventisei anni dopo, sempre grazie a un 2-0 contro l’Udinese, e con un allenatore sceso dal Nord Italia fino alla capitale, la Roma torna in vetta alla classifica a pari punti con l’Inter di Chivu, e si riscopre Capoccia.
L’artefice di questo inatteso primato è Gian Piero Gasperini, arrivato sulla panchina giallorossa con una parte della tifoseria dubbiosa, soprattutto per la sua reputazione di tecnico intransigente. E invece Claudio Ranieri ci aveva visto giusto, proponendo alla dirigenza un nome che potesse garantire non solo continuità di lavoro, ma anche la capacità di plasmare gradualmente la squadra, inserendo i suoi principi. Gasperini, con il suo calcio fatto di intensità, verticalizzazioni immediate e pressing alto, ha trovato terreno fertile in una rosa che ha risposto con una sorprendente crescita individuale e, soprattutto, che si è adattata fin da subito a un gioco, che di simile all’allenatore Testaccino aveva solo il modulo, ma con un’idea completamente differente.
La difesa a tre, fulcro del sistema, è diventata l’emblema di questa trasformazione. Su tutti Celik e Mancini, protagonisti del secondo gol contro l’Udinese, hanno trovato uno slancio offensivo inatteso, spinti dall’allenatore ad una partecipazione continua alla manovra. Sulle fasce, l’impatto di Wesley è stato immediatamente positivo, offrendo dinamismo e interdizione sia a destra che a sinistra. Il lavoro dell’allenatore si è visto anche sulla testa di Pellegrini, che fino all’ultimo giorno di mercato era fuori dal progetto tecnico.
Gasperini è stato bravo a ritrovare gradualmente il centrocampista romanista che, alleggerito della fascia di capitano e con la mente più sgombra, sta dimostrando di essere l’uomo in grado di collegare i reparti con efficacia. Dopo il gol nel derby, domenica ha segnato il gol del vantaggio su rigore. Un tiro dagli undici metri pesante, visti gli ultimi errori di Dovbyk e Soule in Europa League e Dybala all’ultima giornata contro il Milan.
Nonostante la vetta, la squadra convive con una problematica che rischia seriamente di limitare le sue ambizioni: la mancanza di continuità nel finalizzare l’azione, sintomo dell’emergenza in attacco. Le assenze per infortunio di Ferguson e Dovbyk sono pesanti, ma soprattutto il loro apporto sotto rete, con un solo gol complessivo finora. Inoltre, la gestione dei giocatori di alta qualità ma fragili fisicamente rimane un rebus. Paulo Dybala, ogni volta che sembra raggiungere la condizione ottimale, è costretto a fermarsi, un ciclo frustrante che ne limita l’impatto complessivo e che, a quanto pare, affligge anche il neo-arrivato Bailey. Sebbene la Joya sia una risorsa impareggiabile quando disponibile, la sua affidabilità è troppo bassa. Tutto questo costringe Gasperini a differenti attacchi ogni volta e a sperare nel guizzo di Soulé o nei gol di centrocampisti e difensori.
La leadership condivisa con l’Inter è un segnale potente e inequivocabile dell’efficacia del lavoro di Gasperini nel breve termine. Questo risultato è il frutto di una mentalità che ha saputo capitalizzare al massimo il potenziale attuale, accettando di “soffrire le vertigini” della vetta dopo anni di mediocrità.
Tuttavia, il cammino è lungo. Le difficoltà emerse negli scontri diretti, dove la squadra ha mostrato una carenza di “cattiveria” e cinismo sotto porta, indicano chiaramente dove si trovi il principale margine di miglioramento. Si vince grazie all’organizzazione e al sacrificio, ma per competere fino in fondo non si può sperare sempre in San Svilar.
Questo momento storico deve essere vissuto con entusiasmo, ma anche con grande lucidità e consapevolezza del recente passato. Non va dimenticato, come citato all’inizio, che la prima stagione di Capello alla Roma, dopo essersi ritrovati in testa durante l’undicesima e la dodicesima giornata, si concluse con un deludente sesto posto. La Serie A è totalmente differente, sono finiti da tempo gli anni d’oro del calcio italiano, ma la Roma deve ponderare attentamente il futuro.
Il progetto tecnico è solido, ma per trasformare questa brillante partenza in un risultato concreto – che sia la qualificazione in Champions o la lotta Scudetto – è fondamentale che la dirigenza garantisca a Gasperini un attaccante affidabile e sano nel mercato di gennaio. Il tecnico può fare miracoli nella trasformazione dei ruoli e dei singoli, ma non può creare i gol dal nulla. Senza questo fondamentale tassello, l’attuale vertigine da capolista, pur storica, potrebbe trasformarsi in un amaro e prevedibile ritorno alla realtà. Affinché la Roma resti “capoccia” più a lungo possibile.
Testo di Philip Supertramp, redattore per F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


