Yerry Mina è il leader di un Cagliari col problema del gol
Novembre 15, 2025Quando mancano poche ore alla sfida contro il Como, Fabio Pisacane si presenta per la tradizionale conferenza stampa pre-partita; lo attende una gara importante ma è sereno – a tratti il suo viso è inespressivo come se fosse ignifugo a qualsiasi sentimento – e non si sottrae all’analisi sullo stato della sua squadra con la consueta sincerità:
«Penso che questa squadra abbia bisogno di un riferimento, è successo col Bologna per strategia, ma ritengo che la squadra abbia bisogno di un terminale offensivo come Borrelli, Kiliçsoy o Pavoletti, che da vecchia volpe qual è, quando è entrato ha sfiorato il gol».
Il giorno dopo, quando manca poco meno di un’ora al fischio di inizio, nella distinta che circola al Senigaglia di Como con la formazione titolare del Cagliari, non ci sono né Borrelli, né Kiliçsoy né tantomeno il capitano Pavoletti.
Pisacane, forse un po’ troppo a suo agio nel ruolo del predestinato che gli ha cucito addosso il Presidente Giulini e tutto l’ambiente cagliaritano, è andato in overthinking. Non sappiamo cosa sia successo nella mente del tecnico partenopeo ma il Cagliari che si prepara ad affrontare una delle squadre più eccitanti del campionato scende in campo senza il centravanti, deciso a fare forse del suo riferimento avanzato centrale lo spazio, in una riproposizione in salsa sarda di quel noto adagio di Pep Guardiola.
Ecco, l’attacco è il problema forse più lampante della squadra isolana da quando il Gallo Belotti si è infortunato gravemente, in quella che sembra essere la sliding door della stagione dei rossoblù.
Borrelli è un attaccante che in una definizione forse un po’ pigra potrebbe definirsi di vecchio stampo, un centravanti grande e grosso senza macchia e senza paura. Attacca le difese a testa bassa, come fosse un toro e non risparmia un intervento, una corsa, una mano d’aiuto dove occorre ma – essendo anche alla prima stagione in serie A – non sembra avere le physique du rôle per essere il titolare né avere abbastanza reti nei piedi e nella testa. Il giovane turco Kiliçsoy è al momento il grande punto interrogativo.
Ha giocato poco e senza mai avere avuto occasione di incidere nella manciata di minuti che il tecnico gli ha concesso. Per descrivere il suo calcio bisogna rifarsi all’archivio youtube, non essendoci abbastanza materiale in quello del tifoso rossoblù.
Pavoletti ha donato alla causa le ginocchia e siamo sicuri lo rifarebbe di nuovo, se fosse necessario, ma è un’opzione per l’assalto finale, quello dove conta più il cuore della tecnica. Sebastiano Esposito ha letture offensive sofisticate e sensibilità nel suo piede destro oltre la media ma il gol sembra essere per lui una sorta di orpello più che una necessità vitale. Se il Cagliari vuole salvarsi, a gennaio dovrà necessariamente intervenire sul mercato.
Dopo la sfida contro i lariani, Yerry Mina si è impossessato della scena. Difficile scovare un caso analogo in cui i più noti commentatori della tv italiana hanno fatto letteralmente a gara per offrire il loro punto di vista su un giocatore di una delle ultime della classe.
Il motivo è facilmente comprensibile: Yerry Mina che provoca Alvaro Morata costringendolo a chiedere il cambio è il giocatore brutto, sporco e cattivo. Lo spagnolo è bello, è famoso, ha i tratti gentili e l’aria da James Dean e milita nella squadra più glamour della Serie A la cui casa si confonde spesso con la Milano Fashion Week. Un affronto inaccettabile.
Esiste un Cagliari con Yerry Mina e uno senza. Il colombiano è un bandito buono: provoca, simula, esagera, tiene il livello di tensione altissimo ma la sua è una figura alla Robin Hood. Non lo fa per sé, per una sorta di vanagloria, lo fa perché Yerry Mina sarebbe semplicemente disposto a tutto pur di aiutare la sua squadra. In questo momento è il vero leader emotivo e tecnico del club; quello cui affiancare altri dieci, purché tra questi ci sia anche uno che faccia gol.
La classifica del Cagliari è in linea con le attese e i rossoblù sono usciti da Como rafforzati – più moralmente che dal punto di vista della classifica – pronti a riprendere le fila del promettente inizio di stagione.
Nel frattempo, è notizia di qualche ora fa, il gol di Deiola contro il Venezia è stato candidato al Puskas Award 2025. Non farà classifica ma avere un giocatore rossoblù alla premiazione del pallone d’oro è evento che richiama la piazza d’onore di Gigi Riva del 1970. Quando non c’era bisogno dello spazio.
Matteo Pische è fondatore e autore di “Rettangolo di Gioco” (sito e newsletter).
Cagliaritano DOC, fanatico di Riquelme e tifoso del Barça.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


