El Clásico del Avioncito
Novembre 16, 2025Pontecagnano (Salerno), Sabato 15 novembre 2025.
Allo Stadio XXIII Giugno 1978, si gioca l’undicesima giornata del campionato di Promozione Campania, girone D. È il giorno dell’attesissimo derby fra Sporting e Città di Pontecagnano, con gli “ospiti”, ma solo per motivi di calendario, che distanziano i “locali” di 7 punti in classica. Le due squadre sono rispettivamente 13° e 6°, con lo Sporting che lotta in zona playout e il Pontecagnano a ridosso dei playoff.
Mentre prendo posto sulle gradinate in questo sonnacchioso sabato pomeriggio, il clima umido novembrino mi fa scivolare il capo sul petto, e tiro su la zip del giubbino finto pelle color testa di moro per ripararmi dal freddo, mentre il sole si nasconde dietro le nuvole e, non troppo lontano, si ascoltano i rumori tipici del traffico aeroportuale.
La partita comincia tranquilla, come basso è il ritmo dei tifosi delle due compagini sugli spalti, e già che gli stessi dirigenti sono più preoccupati a vincere i cuori dei genitori per arruolare ragazzini nelle giovanili che non a vincere partite a livello senior.
Più che il calore del tifo, conta lo sponsor del salumiere di quartiere.
Finalmente prendo calore, ma la partita non decolla, come un aereo a terra che aspetta il “via” per prendere la rincorsa sulla pista. Chissà, forse per noia vorrei già lasciare questo impianto che porta il nome del giorno in cui è stato inaugurato, come certi posti costruiti da regimi di dubbia moralità, che si fanno chiamare come la data in cui qualche gruppo militare o paramilitare ha fatto “la rivoluzione” e ha preso il potere.
Capisco finalmente di essere fuori strada, che non è come la penso io. Nello stadio ci sono 4 poliziotti ma il vero servizio d’ordine, repressivo e violento è all’esterno dell’impianto, affaccendato nell’ingrato compito di tenere a freno gli ultras contrapposti in due schieramenti netti e pronti a tutto.
Che Sporting – Pontecagnano non è affatto una partita qualunque. Scrollo il telefono in preda ad un’improvvisa ed immotivata ansia, e in prima pagina su F&L il titolo è inequivocabile: si sta giocando il derby più importante del weekend, ribattezzato all’estero come “The Airport Derby” o “El Clásico del Avioncito”, il classico dell’aeroplanino.
Mi tornano in mente i Diários de Motocicleta, il Che e Alberto che ci provano con le ragazze cilene in una balera al ritmo de chipi chipi: “amor me voy a comprar un avioncito para viajar”…
E forse, il rumore degli aerei che si sente, è perché chi comanda sta trasportando persone non gradite al regime, con l’intento di disperderle nel nulla.
Deve essere stato un grande giorno a Pontecagnano quel 23 giugno 1978, quando fu tagliato il nastro dello stadio.
Eppure, in Italia erano veramente tempi cupi. Solo un mese e mezzo prima era stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro, sequestrato e ucciso dalle BR, un gruppo a cui certo non mancavano gli ideali, ma quanto agli obiettivi ci sarebbe da discutere a lungo.
Era in corso il processo alla nazionale: la sconfitta contro l’Olanda del 21 giugno aveva privato gli Azzurri della finalissima contro l’Argentina padrona di casa, che avrà tirato un sospiro di sollievo per aver evitato l’unica nazionale in grado di batterla, durante un Mondiale che avrebbe potuto avere un solo risultato: la vittoria finale, per la propaganda di regime.
L’Italia di Bearzot e Rossi avrebbe perso anche la finalina di consolazione contro la Seleção, e la stampa scatenò tutta la frustrazione mal sopita delle sconfitte contro l’unico colpevole unanimemente riconosciuto: Dino Zoff, reo di non aver calcolato correttamente la traiettoria dei tiri da fuori, in particolare sui gol di Haan contro l’Olanda e Nelinho contro il Brasile.
Intanto il mondo non se la passava tanto meglio. Lo Yemen del Sud, il 24 giugno, assassinava il presidente dello Yemen del Nord e tutti quelli che tentavano una riconciliazione in grado di creare un unico Stato. Solo un anno più tardi, San’a e Aden sarebbero entrate ufficialmente in guerra
Il 25 giugno, i pali del Monumental di Buenos Aires, come gli altri listati a lutto contro la Giunta Militare, che neppure aveva compreso la genialata dei “sovversivi”, videro rimbalzare le speranze dell’ala Rensenbrink e degli olandesi, e l’eroe fu Mario Kempes, mentre Passarella si fece consegnare da mani insanguinate il trofeo che l’Argentina vinse per la prima volta.
Mi sveglio dal torpore al triplice fischio dell’arbitro, El Clásico del Avioncito è appena terminato, un pareggio ad occhiali che accontenta tutti e nessuno, come tutti gli 0-0 o quasi. Certo, perché uno 0-0 con il Como non è come uno 0-0 con l’Eintracht, se poi perdi 2-0 a Bologna. O sbaglio? Come dite? Ha segnato Dallinga? Scusate, ma non stavamo parlando di Argentina – Olanda fino a poco fa? E se al gol di Nanninga avesse fatto seguito quello di Rensenbrink? Se l’ala dell’Anderlecht non avesse preso il palo, se Cruijff avesse giocato quei Mondiali, sarebbe cambiata la storia del calcio?
E il regime di Videla, sarebbe caduto prima? Ci sarebbero state le Malvinas e la rivalsa argentina, Maradona contro gli inglesi, il barrilete cósmico, la Mano de Dios, il malessere di Passarella, Menotti, Biliardo, e l’82 di Gentile e Paolo Rossi, la rivincita di Zoff a 40 anni, l’Italia Mundial?
Chi può dirlo. So solo che Sporting – Pontecagnano è finita 0-0, ed è stato un altro pomeriggio di un giorno da cani. Ma quale Cani, il tizio che è finito contro una vetrata storica di Sironi? Il film di Lumet con Al Pacino e il compianto John Cazale? Oppure i cani che ringhiavano e abbaiavano contro gli olandesi al Monumental?
Forse ha ragione mia moglie, sto divagando, un po’ come Gianni Clerici che, in telecronaca, Rino Tommasi aveva ribattezzato “Il Dottor Divago”.
Meglio tornare a casa, e non pensarci più. Meglio aspettare Sinner, anche se Clerici e Tommasi guarderanno da lassù.
Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia: Tarantini con Fillol durante la finale di Argentina 1978.


