Ritrovare il DNA Juve
Novembre 17, 2025“Necessità di vincere” o “ritrovare il DNA Juve”: sono parole ormai consumate dai vari dirigenti tra cui Comolli, Scanavino, Ferrero, tanto che negli ultimi anni hanno assunto contorni quasi imbarazzanti, contribuendo ad esasperare una piazza già provata da un digiuno troppo prolungato per un club come la Juventus.
Che le aspettative della dirigenza per questo inizio di stagione fossero molto diverse da ciò che si è poi visto sul campo era evidente sin dalle prime conferenze stampa estive. La situazione attuale della Vecchia Signora ricorda però un serpente che si morde la coda. Da un lato c’è l’obbligo di riconfermare il quarto posto per garantirsi gli introiti della Champions League; dall’altro, per raggiungere questo obiettivo si è costruita una squadra priva di equilibrio, logica e delle caratteristiche necessarie per competere in Serie A. Una progettazione che è sembrata ignorare completamente il contesto italiano, come se la Juventus dovesse giocare in Germania, in Inghilterra o altrove.
A complicare ulteriormente le cose è arrivata la scelta di Igor Tudor: un allenatore stimato per valori umani e carattere, ma ancora inesperto nella gestione del gruppo e tatticamente acerbo. Il risultato è stato un fallimento evidente, che ha portato all’inevitabile cambio in panchina: la classica mossa d’urgenza per provare a evitare un naufragio che sembrava ormai imminente. Sorprendentemente, i bianconeri sono stati i primi in Serie A ad aprire il valzer delle panchine.
Le problematiche della Juventus, però, non si limitano all’allenatore. Affondano le radici nella gestione dirigenziale e, di riflesso, nel rendimento dei calciatori.
In questo scenario l’arrivo di Spalletti rappresenta un punto fermo. Il suo valore è indiscutibile e la scelta di accettare una sfida così complessa, con un contratto privo di garanzie a lungo termine, è un segnale forte alla piazza. Il tecnico toscano è l’uomo giusto nel momento giusto: per idee di gioco, qualità tattiche e mentali, e per l’esperienza maturata in oltre trent’anni di carriera, che lo ha portato spesso a costruire progetti solidi e a vincere anche contro ogni pronostico, come accaduto a Napoli.
Sul piano tattico è ancora presto per esprimere giudizi definitivi, considerando i ritmi serrati delle gare. Tuttavia le prime conferenze hanno già offerto qualche indicazione — dal ruolo di Koopmeiners alla posizione di Yildiz — suggerendo che nella seconda parte di stagione potremmo vedere una Juventus diversa, con aggiustamenti più strutturali.
Una difesa a quattro (o talvolta a tre con i rientri di Bremer e Cabal) e una maggiore robustezza a centrocampo, come proposto anche da Stefano Borghi, potrebbero rappresentare un punto di svolta. In particolare, l’idea di spostare Cambiaso a destra per sfruttarne i movimenti interni e liberare Yildiz sull’altro lato appare interessante, con Kostic pronto ad attaccare la fascia sinistra.
Il recupero di Thuram sarà fondamentale, quasi un nuovo acquisto, e ci si aspetta un ritorno su livelli simili a quelli del Lille sia da Zhegrova che da Jonathan David. Davanti, oltre a un Vlahovic affamato di riscatto, la Juventus può contare su Yildiz, sul jolly Openda e su Conceição, capace di spaccare le partite anche da subentrato.
Il primo vero segnale della gestione Spalletti si è già visto: un cambio di approccio, con maggiore intensità soprattutto nei minuti iniziali e una chiara volontà di giocare per vincere. Resta da capire se si tratti solo della classica scossa portata dal nuovo allenatore o se la squadra riuscirà a mantenere questo spirito nel lungo periodo, considerando le oltre trenta partite che restano tra campionato e coppe.
Per ottenere risultati servirà una pianificazione accurata di ogni singola partita, perché ogni impegno sarà decisivo. Ma per cambiare davvero rotta non basta il campo: è necessario intervenire alla radice, cioè nella dirigenza.
Un equilibrio — parola sorprendente quando si parla della Juventus recente — sembra iniziare a intravedersi, ma va consolidato trovando un Direttore Sportivo all’altezza. Una figura che lavori insieme a Comolli, Chiellini e soprattutto Spalletti per valutare soluzioni utili a rinforzare una rosa che ha già mostrato limiti evidenti, in particolare a centrocampo e in difesa.
Serve maggiore oculatezza nei rinnovi — come quello a 3 milioni per Gatti — e negli investimenti, evitando scelte come l’obbligo di riscatto da 45 milioni per Openda quando reparti più urgenti richiedevano interventi immediati.
A gennaio le necessità sono chiare: un regista di livello e un difensore centrale affidabile da affiancare a Bremer. Solo così si potrà parlare di una rosa realmente pronta per la Champions della prossima stagione, valorizzando un reparto offensivo che ha grande potenziale.
In campo, la Juventus dovrà ripartire da principi solidi, continuità e concretezza. Fuori dal campo servirà una dirigenza competente, capace di restituire equilibrio a uno dei club — e dei brand — più importanti del calcio mondiale.
Solo lavorando tutti nella stessa direzione si potrà arrivare a maggio parlando di un quarto posto raggiunto, e magari anche di qualcosa in più. Un passo necessario per programmare il futuro con ottimismo e riportare stabilmente la Juventus sul tetto d’Italia.
Manuel Santi è uno studente con il sogno di diventare giornalista.
Segue gran parte degli sport, soprattutto calcio, tennis e sci alpino.
Il suo cuore è diviso in due parti uguali: una bianconera per la Juventus e una gialloblu per il Modena, la squadra della sua città.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


