Il miracolo di Haiti: ai Mondiali dopo 52 anni
Novembre 27, 2025Il 18 novembre del 1803, nella località di Vertières, presso l’attuale Cap-Haïtien (all’epoca dei fatti Cap-Français), ebbe luogo uno scontro decisivo per le sorti di Haiti. Una battaglia sanguinosa, cruenta, che ha sancito di lì a poco l’indipendenza del Paese dalla Francia. Le truppe popolari haitiane, comandate da Jean-Jacques Dessalines, ex schiavo che aveva preso le redini della rivoluzione, soprannominato il “Napoleone nero”, costrinsero i francesi ad abbandonare definitivamente l’isola.
Il primo gennaio 1804 fu dichiarata l’indipendenza, con il nome che le avevano dato gli indios dei Caraibi prima dell’arrivo degli spagnoli: Haiti. Il motto della nuova repubblica recitava: “Patria degli africani del Nuovo Mondo e dei loro discendenti”. I suoi primi passi non furono certo facili: la Francia riconobbe Haiti solo nel 1824, in cambio di un indennizzo.
È impossibile raccontare e descrivere l’impresa di Haiti al mondiale americano senza rievocare questa data. Un fil rouge che unisce il 18 Novembre 1803 al 18 Novembre 2025.
Quella notte, a Willemstad, a oltre 800 chilometri da Port-au-Prince (la capitale), la nazionale caraibica ha scritto una delle pagine più straordinarie della sua storia calcistica. La vittoria per 2-0 contro il Nicaragua ed il contemporaneo pareggio tra Costa Rica e Honduras, ha regalato a “Les Grenadiers” la qualificazione ai Mondiali 2026. Haiti ha chiuso le qualificazioni vincendo il Gruppo C della zona CONCACAF con 11 punti, davanti a Honduras (9) e Costa Rica (7) e Nicaragua (4).
Cinquantadue anni dopo l’unica apparizione a Germania 1974, Haiti tornerà sul palcoscenico più importante del calcio mondiale. Nella capitale haitiana, dove da anni non succedeva che la gente scendesse in strada semplicemente per festeggiare, è esplosa l’euforia. Centinaia di persone si sono riversate in strada, cori, bandiere e tanta gioia, in un Paese che vive uno dei momenti più bui della sua già drammatica storia.
Catastrofi naturali, crisi politiche perenni
Raccontare e descrivere l’impresa di Haiti, senza conoscere la sua storia passata e recente, è a dir poco riduttivo. Non possiamo non soffermarci su quanto sta accadendo nel Paese, una nazione sprofondata nel caos più totale dall’assassinio del Presidente Jovenel Moïse, nel luglio 2021. Diversi capi di Stato si sono susseguiti da allora.
Oggi il potere è nelle mani di un Consiglio presidenziale di transizione, che in un anno e mezzo ha cambiato tre volte il proprio presidente. Nel frattempo, gran parte del territorio nazionale, compresi anche molti quartieri della capitale Port-au-Prince, è controllato dalle gang.
In un contesto già tragico per le ovvie motivazioni politiche, il 14 Agosto 2021, un violento terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito la regione sudoccidentale di Haiti. 2.247 vittime, 12.763 feriti e un totale di quasi 53.000 abitazioni rase al suolo, con altre 83.000 gravemente danneggiate.
Come se non bastasse, due giorni dopo il sisma, la tempesta Grace ha colpito la stessa area, aggravando ulteriormente la situazione con inondazioni e frane che hanno aumentato esponenzialmente i rischi per la popolazione. Un evento tragico che ha riportato alla mente il devastante sisma del 2010. Una potenza distruttrice che ha causato oltre 200.000 vittime e lasciato profonde ferite nel tessuto sociale e infrastrutturale del Paese, dilaniato da una situazione sociale ed economica già segnata da due secoli di occupazioni straniere, dittature e conflitti civili.
Un’impresa lontano dalle mura amiche
Dal 2021, il Sylvio Cator, lo stadio della nazionale haitiana di calcio (dedicato all’atleta medaglia d’argento ad Amsterdam 1928 nel salto in lungo), è stato occupato dalle gang e trasformato in una base operativa. La nazionale haitiana ha quindi disputato la maggior parte delle gare interne allo stadio Ergilio Hato di Willemstad (Curaçao).
Una nazionale senza casa, senza tifosi sugli spalti, senza il calore del proprio pubblico. L’allenatore francese Sébastien Migné, chiamato a guidare la squadra nel marzo 2024, non ha mai potuto mettere piede ad Haiti. “È troppo pericoloso”, ha spiegato a France Football. “Io di solito vivo nei Paesi che alleno, ma questa volta non è possibile. Non ci sono più nemmeno i voli di linea. Ho praticamente sempre allenato il team a distanza”.
La qualificazione della Nazionale di calcio maschile ai Mondiali arriva quindi ad alleviare un momento non certo facile per la popolazione haitiana. Per contro il travel ban firmato da Donald Trump nel mese di Giugno, proibisce l’accesso negli Stati Uniti ai tifosi di Port-Au-Prince. Haiti giocherà il suo mondiale senza tifosi al seguito.
Il capolavoro di Migné
Allievo di Claude Le Roy, il tecnico francese è un giramondo. Ha allenato in Oman, in Togo, in Congo, in Repubblica Democratica del Congo ed in Guinea Equatoriale.
Il calcio proposto dalla compagine caraibica si fonda su due principi cardine: solidità difensiva e contropiede. Una squadra molto cinica ed organizzata, dove brillano le stelle di Duckens Nazon, l’expat nato a Parigi nel 1994 e Jean-Ricner Bellegarde, centrocampista in forza al Wolverhampton. Altro elemento da non sottovalutare è sicuramente Frantzdy Pierrot, attaccante dell’AEK Atene, molto veloce e possente fisicamente.
L’amalgama creata dal tecnico, il sacrificio e la dedizione dei suoi giocatori, hanno creato un mix vincente. E chissà che questa cenerentola al mondiale non faccia qualche scherzetto…
Testo di Alessandro Zaffini, ottico optometrista, appassionato di calcio latino e delle micronazioni calcistiche.
Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons: un’azione di gioco di Polonia – Haiti 7-0, Mondiali 1974, durante la quale Grzeforz Lato trova la rete nonostante l’opposizione del portiere Henry Francillon e del difensore Philippe Vorbe.


