La storia d’amore fra Gianni Infantino e Donald Trump

La storia d’amore fra Gianni Infantino e Donald Trump

Dicembre 5, 2025 0 Di Matteo Fornara

Mercoledì prossimo a Oslo il Premio Nobel per la Pace del 2025 verrà consegnato nelle mani di María Corina Machado, per il suo attivismo in opposizione al governo venezuelano di Nicolás Maduro. Il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, che – avendo per sua stessa ammissione fatto terminare sette o otto conflitti in ogni parte del mondo – ambiva allo stesso premio, e che aveva minacciato di sanzioni la Norvegia se il riconoscimento non gli fosse stato attribuito, alla fine dei conti non se l’è presa troppo. Machado infondo combatte la sua stessa lotta da Caracas, contro il socialismo rivoluzionario di Maduro, come lei stessa si è affrettata a dichiarare subito dopo aver ricevuto la notizia. E María Corina non è neppure stata la sola a saperlo consolare in fretta.

Alla cerimonia del sorteggio dei Campionati Mondiali che si tengono oggi pomeriggio la FIFA consegnerà il primo “FIFA Peace Prize”, un premio ideato per l’occasione, proprio nelle sue mani, questa volta, perché il Presidente di Mar a Lago contribuisce alla pace tra le Nazioni, proprio come fa il pallone che rotola in tutti gli angoli del pianeta e affratella i popoli.

Intrighi internazionali, esodi, espulsioni: il calcio di Israele

Del resto Gianni Infantino, anche lui Presidente ma dell’organizzazione mondiale del calcio, non deve sottostare alle estenuanti procedure di comitati di esperti che raccolgono candidature, studiano, discutono e alla fine propongono e decidono il vincitore, come si fa per un Premio Nobel qualsiasi. Lui è il sovrano assoluto della sua organizzazione e un premio così lo mette in piedi e lo assegna nello stesso momento, con una telefonata alla segretaria negli ovattati corridoi di Zurigo.

Infantino e Trump: una vera e propria love story

Tanto si è detto sulla storia d’amore tra Gianni e Donald, in queste settimane. Gianni è stato invitato diverse volte nello studio ovale della Casa Bianca, la prima nel 2018 appena dopo aver attribuito l’organizzazione della Coppa del Mondo di otto anni più tardi agli Stati Uniti, insieme al Messico e al Canada. Quella volta il Presidente della FIFA, un avvocato di origini calabresi cresciuto nella Svizzera tedesca appena oltre il Sempione, non avrebbe potuto immaginare che il suo nuovo amico americano avrebbe saltato un giro nella corsa alla Casa Bianca e ci sarebbe tornato proprio per essere lì in prima fila in quei Mondiali che stavano nascendo allora.

Gianni sarebbe tornato a trovarlo diverse volte, non soltanto a Washington ma anche in Egitto durante le conferenze per la pace – e cos’altro, sennò – in Medio Oriente, in diversi incontri con i vertici amici di Paesi come l’Arabia Saudita, affini ad entrambi perché sono ricchi e capaci di imporre un regime – ognuno sui propri sudditi – più o meno autoritario. L’ultima volta ci ha portato pure Cristiano Ronaldo, a farsi i selfie con loro due e con Elon Musk.

È facile dire e scrivere che l’amore – perché di questo si tratta, con ogni evidenza – tra i due, e soprattutto quello un po’ deferente ma assoluto di Gianni verso Donald sia vergognoso, forse imbarazzante per l’organizzazione che l’avvocato di Briga rappresenta, e per tutto il movimento che fa girare il pallone, dal super professionismo fino ai ragazzini sulle spiagge dell’Oceania o le montagne delle Ande. La FIFA – lo dice il suo nome – è un’associazione tra le Federazioni calcistiche di 211 Paesi, che sono più di quelli che siedono alle Nazioni Unite.

Una testa, un voto

Ognuna di esse, quando si deve decidere qualcosa come l’assegnazione di una Coppa del Mondo, oppure la ripartizione delle risorse per lo sviluppo del calcio, ha un voto, e si vota a maggioranza. Guam, San Marino e le Isole Vergini Americane – così come quelle Britanniche – hanno un voto ciascuno, che vale esattamente come quello di Brasile, Germania o Italia, che hanno vinto il maggior numero di Coppe del Mondo e hanno milioni di tesserati.

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I proventi dei Mondiali rappresentano oltre il 90% di quelli complessivi della FIFA, e vengono poi ripartiti, appunto, tra i membri dell’associazione: sono in media 2 milioni di euro all’anno, che per due terzi delle federazioni sparse in tutto il pianeta rappresentano un’entrata essenziale, di gran lunga la più cospicua. La funzione di questo denaro, quando non finisce nelle mani di dirigenti senza scrupoli – di cui peraltro la storia della FIFA è piena – è decisiva per far giocare le Nazionali, far crescere i ragazzi, sviluppare il calcio femminile e creare infrastrutture.

Quando con la mia squadra sono stato a Montserrat, una piccola isola nei Caraibi che ha una nazionale e fa le qualificazioni ai Mondiali, la FIFA teneva laggiù un ex calciatore inglese del Wolverhampton, Darren Read, che ogni domenica riuniva ad allenarsi i ragazzini del posto, nello stadio a strapiombo sulle scogliere. Era il 2005 e qualche anno dopo allo stadio hanno costruito tribuna e spogliatoi, e asfaltato la strada per arrivarci.

Quando viene eletto al Presidente della FIFA viene attribuito questo mandato: massimizzare i proventi dell’organizzazione, per ridistribuirli. E quasi tutti i proventi entrano nelle casse di Zurigo dal Campionato del Mondo. Serve altro per dare una spiegazione dell’amore folle in corso tra Gianni e Donald? Forse sì. Innanzitutto, il sentimento deve essere ricambiato, e la visibilità della World Cup offre a Donald una platea che ne placa la sete di fama e di approvazione.

Il fuorigioco spiegato all’innamorato

In un incontro recente Gianni gli ha spiegato, con molta tenerezza, i misteri della regola del fuorigioco, e forse la differenza tra football e soccer. Serve anche un presidente che dia carta bianca, chieda all’ultimo minuto e con tutta la sua autorità di spostare la sede del sorteggio, fissata a Las Vegas, a Washington, per essere sicuro di poter salire sul palco a ritirare il Premio per la Pace. Serve che conceda all’ultimo minuto i visti alla delegazione dell’Iran, e forse pure a quella di Haiti, due Paesi che condividono lo stesso destino: sono qualificati ai Mondiali d’America, e sono sulla lista nera dei 19 Stati da cui il Governo USA non vuole più ricevere persone sul suo territorio.

Inoltre, serve a far diventare la Coppa del Mondo uno show interplanetario, che sfondi le barriere del calcio: nel 1994 ad aprire la manifestazione fu Diana Ross, oggi pomeriggio, al mezzogiorno di Washington che sono le 18 in Italia, ci saranno sul palco, dietro ai due innamorati, i Village People, Robin Williams e Andrea Bocelli. Serve una mano ferma e una guida autoritaria, che a Gianni piace tanto: i due ultimi Mondiali, che lui non aveva attribuito ma che ha vissuto con grande entusiasmo da Presidente, si sono giocati nella Russia di Putin e nel Qatar dell’Emiro, e tra otto anni si andrà – finalmente! – in Arabia Saudita.

Qatar 1974

Trump, Infantino e la prima Coppa del Mondo a 48 squadre

Quella che nasce oggi è la prima Coppa del Mondo che si giocherà tra 48 squadre, un allargamento poco sensato dal punto di vista tecnico, ma imposto dalle federazioni dei continenti minori, che vogliono partecipare alla festa, e dal business, sempre lui, ci mancherebbe. La lunghissima prima fase servirà a poco, soltanto a eliminarne 16 e tornare alla giusta dimensione di 32. Soltanto allora comincerà il vero Mondiale, fatto di eliminazione diretta, e sarà come sempre bellissimo. Alle sei della tarde di oggi gireranno le palline, nell’urna gestita da Rio Ferdinand, la leggenda del Manchester United e dell’Inghilterra.

Non ci sarà, per il momento, quella dell’Italia, costretta a passare per i play-off che si giocheranno a marzo contro Nord Irlanda, Galles e Bosnia Erzegovina. Chi vincerà il mini girone entrerà ai Mondiali dalla porta di servizio, insieme ad altre 5 nazionali costrette alle stesse forche caudine. Oggi i loro nomi sono nascosti nelle palline insieme a quelle di Curaçao, Giordania, Capo Verde, Ghana, Haiti e Nuova Zelanda in quarta (e ultima) fascia. Le mani di Rio Ferdinand potrebbero essere cattive come era lui quando faceva lo stopper e associare la squadra di Rino Gattuso ad Argentina, Marocco e Norvegia (sic), o più accondiscendenti e far sognare un gruppo con Canada, Australia e Uzbekistan.

Ma questa è un’altra storia. Questo è il calcio, ed è la ragione di tutto per noi appassionati. Per oggi pomeriggio accontentiamoci di assistere a un nuovo capitolo della storia d’amore tra Gianni e Donald, a YMCA dei Village People e alle palline che girano all’ombra della Casa Bianca.

 

Testo di Matteo Fornara. Europeista, groundhopper e autore dei libri:

“Il Genio e la Tigre” – Urbone Publishing

“Nicky, Dino, Diego: viaggio sul pianeta del football” – Urbone Publishing 

“Milla, la danza del Leone Indomabile” – Garrincha Edizioni

Immagine di copertina: Infantino e Trump con copia della Coppa del Mondo, da Wikimedia Commons (Public Domain – Official White House Photo by Joyce N. Boghosian).