Gli “stranieri” dell’Athletic Club
Dicembre 6, 2025“Dio creò solo una squadra perfetta. Le altre le riempì di stranieri.”
Detto popolare tra i tifosi dell’Athletic Club.
Il motivo per cui la squadra basca decise di non schierare più stranieri risale al 1913, quando, nell’edizione della Copa del Rey del 1911, all’Athletic fu contestato di aver utilizzato irregolarmente gli inglesi Martins e Sloop. La società scelse così di impiegare esclusivamente giocatori baschi (inizialmente solo della Biscaglia).
Questa decisione non era stata pensata per durare a lungo, ma la storia dell’Athletic Club prese una piega autarchica che persiste ancora oggi: formare all’interno del proprio territorio i calciatori necessari per competere ai massimi livelli.
La filosofia adottata agli inizi del secolo scorso si è scontrata con i profondi cambiamenti attraversati dai Paesi Baschi negli ultimi cento anni, a partire dalla guerra civile. Bilbao, inoltre, essendo una città portuale, divenne meta di molte famiglie in cerca di una sistemazione migliore.
Fino agli anni Settanta l’Athletic Club era molto rigido nella selezione dei propri giocatori, anche a livello giovanile: il fratello maggiore di Manu Sarabia, Lázaro, per esempio, pur essendo cresciuto nei Paesi Baschi, non fu tesserato perché nato altrove.
Negli anni successivi si iniziò a tesserare anche giocatori nati fuori dalle province basche, purché formatisi calcisticamente in Euskal Herria, come Ernesto Valverde, attuale allenatore dei biancorossi, nato in Extremadura ma cresciuto nel Deportivo Alavés.
Al contrario, calciatori di discendenza basca non rientravano nella filosofia se non cresciuti localmente: è il caso dell’uruguayano Diego Forlán, la cui nonna era di San Sebastián.
A tal proposito, non senza un pizzico di risentimento, Forlán dichiarò: “Ho più sangue basco di molti giocatori che sono lì”, e segnò 12 gol in 14 incontri contro l’Athletic.
Col tempo non solo molte famiglie spagnole si trasferirono in Euskal Herria, ma anche diverse famiglie straniere, che diedero alla luce figli nel territorio integrandosi con il popolo basco.
Nel 1996 l’Athletic tornò a schierare uno straniero: il francese Bixente Lizarazu, nato nei Paesi Baschi francesi. Rimase a Bilbao solo una stagione prima di trasferirsi al Bayern Monaco. Nel 2012 arrivò il secondo francese, Aymeric Laporte, nato ad Agen ma cresciuto calcisticamente a Bayonne, dunque tesserabile.
Molti “puristi” videro però il suo arrivo come una forzatura della filosofia. Nella stagione attuale ha debuttato, seppur solo in amichevole, anche il terzino Johaneko Louis-Jean (nato a Bayonne nel 2003), figlio dell’ex Nottingham Forest Matthieu Louis-Jean.
Nel 2007 l’Athletic tesserò nelle giovanili un portiere italiano: Imanol Schiavella Belaunzaran, nato a Palestrina (Roma) nel 1990 da padre italiano e madre basca di Andoain, tifosa della Real Sociedad.
Scoperto in un torneo in Italia, il dirigente Koldo Asua gli propose un provino a Lezama. Giocò due stagioni nelle giovanili biancorosse, e finì sulle prime pagine della stampa locale per via della filosofia del club, ma la questione si risolse rapidamente, visto che già in passato l’Athletic aveva tesserato giocatori non originariamente baschi, come il portiere Miguel Escalona, nato nella Rioja e arrivato a 17 anni. Dopo quei due anni, chiuso da Aitor Fernández e frenato dagli infortuni, nel 2009 tornò in Italia. Tempo dopo, avrebbe definito il suo periodo all’Athletic “un’esperienza unica”.
Nel 2018 ci furono molte polemiche per l’arrivo di Cristian Ganea, rumeno ma formatosi tra Baskonia e Indartsu. Giocò due partite in due anni, tra infortuni e un prestito al Numancia, prima dell’addio.
Alla fine degli anni Cinquanta l’Athletic fu vicino ad acquistare Miguel Jones, nato in Guinea Equatoriale ma cresciuto nei Paesi Baschi per via del lavoro del padre. Alla fine il club decise che non rientrava nella sua filosofia: Jones andò all’Atlético Madrid, vincendo un campionato e tre Coppe del Rey. Per la cronaca, il primo giocatore nero a esordire con la maglia zurigorri fu Jonás Ramalho il 20 novembre 2011. Nato a Barakaldo nel 1993 da padre angolano e madre basca, debuttò con Bielsa nel finale contro il Sevilla. Difensore destro, impiegato anche da centrale, collezionò 13 presenze in due stagioni. Proseguì poi tra Girona, Osasuna e Málaga. Oggi, a 32 anni, gioca nell’Olimpic Charleroi in Belgio.
Iñaki Williams Arthuer, attuale capitano dell’Athletic, esordì al San Mamés il 6 dicembre 2014 contro il Córdoba. Nato a Bilbao nel 1994 da una famiglia fuggita dal Ghana, Iñaki deve il suo nome al prete di Bilbao che aiutò i suoi genitori, Felix e Maria, dopo il loro arresto a Melilla.
Entrato nelle giovanili nel 2012, ha disputato dodici stagioni in maglia zurigorri. Il 19 febbraio 2019, all’Olimpico di Torino, diventò il primo giocatore nero a segnare per l’Athletic in competizioni europee. Tra il 2016 e il 2023 giocò 251 partite consecutive in Liga, tuttora record del campionato spagnolo. Ad oggi vanta 483 presenze ufficiali con i leones (386 in Liga) e 112 gol.
Pur avendo una presenza con la Spagna (in amichevole), nel 2021 scelse di rappresentare il Ghana ai Mondiali in Qatar, mentre suo fratello minore Nicholas Williams Arthuer fu convocato dalle Furie Rosse.
Nico, nato nel 2002 a Iruñea dopo il trasferimento dei genitori in Navarra, entrò nell’Athletic nel 2013 ed esordì in prima squadra nel 2021 contro il Real Valladolid. Alla sua sesta stagione, con quasi 200 partite ufficiali, è una delle stelle della Liga e della nazionale spagnola, con cui ha vinto gli Europei 2024 segnando in finale. Nell’estate 2025 ha firmato un contratto fino al 2035.
I due fratelli sono molto uniti, e la vittoria della Copa del Rey 2024 è un simbolo della loro storia, celebrata con un murale a Barakaldo. Per giocare i quarti contro il Barcelona, Iñaki prese un aereo la mattina stessa dalla Costa d’Avorio, dove era impegnato in Coppa d’Africa con il Ghana: arrivò in tempo e segnò uno dei gol del 4-2.
Il primo giocatore nero non formato dall’Athletic è stato Álvaro Djaló, acquistato dal Braga nel 2024. Nato a Madrid nel 1999 da una famiglia della Guinea-Bissau, aveva giocato nel Begoña prima del trasferimento in Portogallo. A Bilbao le sue prestazioni furono sotto le aspettative; oggi gioca in Qatar, all’Al Gharafa. Un anno prima era arrivato dalla cantera dell’Osasuna il terzino Adama Boiro, nato in Senegal nel 2002 e ormai stabilmente in prima squadra.
Nel gennaio 2025 l’Athletic ha acquistato dal Deportivo Alavés Maroan Sannadi. Nato a Vitoria-Gasteiz il 1° febbraio 2001 da genitori marocchini, si era messo in luce nel Barakaldo in terza divisione. Alto 192 cm per 87 kg, soprannominato “l’elefante”, è abile nel far salire la squadra grazie alla fisicità, pur non essendo molto prolifico. In pochi mesi Valverde gli ha concesso sempre più spazio, portandolo anche al debutto con la nazionale marocchina.
In questa stagione l’Athletic partecipa alla Youth League, competizione FIFA per gli U19 riservata alle squadre qualificate alla Champions. Tra i più brillanti c’è Selton Sued Sánchez Camilo, nato a Basauri nel 2007. Sua madre, brasiliana, è cugina di Roberto Firmino. Selton, da anni nella cantera di Lezama, si è messo in mostra nelle prime due partite come trequartista, convincendo Valverde a farlo debuttare in Champions contro il Newcastle il 5 novembre. Quattro giorni dopo è stato titolare al San Mamés contro il Real Oviedo, ricevendo gli applausi della Catedral.
Nella Youth League brillano anche altri giovani che seguono il percorso tracciato da Ramalho e dai fratelli Williams: l’esterno mancino Elijah Gift, nato nel 2006 in Navarra da madre ispano-cubana; il promettente attaccante Víctor Oyono, nato a Barakaldo nel 2008 da genitori della Guinea Equatoriale e prelevato non senza polemiche dal Villarreal; e il 2009 Christian Imga Mitogo, nato in Gipuzkoa da padre camerunense e madre della Guinea Equatoriale, arrivato dall’Alavés e già imponente grazie ai suoi 190 cm.
“Nella Liga delle stelle, l’Athletic è l’unica che brilla di luce propria”, ricorda la Peña Deusto, uno dei fan club biancorossi. Bilbao è cambiata nel tempo e, con essa, anche l’Athletic, che di fronte agli innumerevoli mutamenti ha saputo adeguarsi senza snaturarsi, aggiornando la propria filosofia.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia, Public Domain.
Testo di Lodovico Moloni, socio fondatore dei Leones Italianos – Italiako Lehoiak


