Momo Salah: l’ultimo Faraone
Dicembre 12, 2025A Luanda, il 31 gennaio 2010, l’Africa intera assistette all’ennesima vittoria calcistica dell’Egitto durante il primo decennio del nuovo secolo.
Si giocava la finale della Coppa d’Africa, una partita tirata: da una parte un giovane Ghana, fresco campione del mondo U20, dall’altra un Egitto maturo, abituato a sollevare la Coppa d’Africa come se fosse un gesto abituale. E quando tutto sembrava destinato a trascinarsi ai supplementari, ecco spuntare dal nulla l’eroe di quell’edizione: Mohamed “Gedo” Nagy.
Nagy aveva scoperto qualche mese prima, su internet, di essere stato convocato per la Coppa d’Africa. Era il panchinaro perfetto: cinque gol in 160 minuti, tutti da subentrato, che gli valsero il titolo di capocannoniere. Entrò al 70’, segnò all’85’ e portò a casa la coppa. Per la terza volta consecutiva la Coppa d’Africa rimaneva nella terra del Nilo, il picco di una generazione irripetibile.
Chi l’avrebbe detto che quella sera del 2010 sarebbe finita l’egemonia di quella nazionale nel continente, soprattutto pensando che, trentatré giorni dopo, nella Egyptian Premier League, con la maglia dell’Al Mokawloon, avrebbe esordito il più grande faraone calcistico di tutti i tempi: Mohamed Salah.
Salah nacque il 15 giugno 1992 a Nagrig, un piccolo e umile villaggio agricolo a metà strada tra Alessandria d’Egitto e Il Cairo. All’età di 14 anni fu accettato nelle giovanili dell’Al Mokawloon, una squadra di Nasr City, un distretto della capitale. Qui iniziò il percorso del giovane “Momo”. Per allenarsi, cinque volte a settimana intraprendeva un viaggio di otto ore, tra andata e ritorno, da Nagrig fino al Cairo.
All’Al Mokawloon, Salah iniziò come terzino sinistro nelle categorie giovanili. I suoi allenatori si resero subito conto che il suo punto di forza, oltre alla velocità, era un mancino vellutato con cui riusciva ad andare spesso al gol, così che venne spostato qualche metro più avanti come ala. Tre anni dopo il suo arrivo all’Al Mokawloon, mentre la nazionale egiziana vinceva la sua terza Coppa d’Africa consecutiva in Angola, Salah, a soli 17 anni, era già una promessa che bruciava le tappe nel settore giovanile, pronta a debuttare in prima squadra.
Nel frattempo, per la nazionale le cose non andavano benissimo: dopo il trionfo del 2010, l’Egitto non riuscì a qualificarsi per i tre tornei successivi, riuscendo a tornare a giocare una Coppa d’Africa solo nel 2017.
Né, tantomeno, nel Paese le cose si stavano mettendo bene.
Una data spartiacque fu l’1° febbraio 2012. Al termine di una partita tra l’Al-Masry e l’Al-Ahly, nello stadio di Port Said, dopo il fischio finale, i tifosi di casa invasero il campo armati di coltelli e bastoni, attaccando i giocatori e i tifosi ospiti. Il bilancio finale fu di 74 persone uccise. Il governo decise di fermare l’intera Egyptian Premier League. Fu un momento che segnò profondamente Salah, tanto che successivamente, con la maglia della Fiorentina, decise di portare il numero 74 in ricordo delle vittime di quel giorno.
In quel periodo di stallo, arrivò inaspettatamente un opportunità che gli aprì le porte dell’Europa. Un mese dopo l’incidente, la Nazionale Egiziana Under 23 era stata invitata in Svizzera per disputare un’amichevole contro il Basilea. Gli osservatori svizzeri rimasero folgorati dalla velocità, dalla tecnica e dall’abilità nel dribbling di Salah, che giocò solo il secondo tempo, ma gli bastò per segnare due gol. Poco dopo, Salah firmò un contratto con il club svizzero.
Dopo il successo a Basilea e la difficile parentesi al Chelsea, fu in Italia che Salah trovò la sua maturità calcistica. Prima alla Fiorentina, in prestito nel gennaio 2015, e successivamente alla Roma, dove sotto la guida di Rudi Garcia e poi di Luciano Spalletti divenne uno dei punti cardine della squadra giallorossa.
Mohamed Salah si presentò così alla Coppa d’Africa 2017 in Gabon non più come una promessa, ma come il leader e la principale speranza dell’Egitto di Héctor Cúper. Il CT argentino aveva creato una squadra granitica, tanto da non subire gol nella fase a gironi, per poi affidarsi al contropiede e alle folate di Salah. I Faraoni superarono il girone come primi e successivamente eliminarono il Marocco ai quarti e il Burkina Faso in semifinale ai rigori, con Salah che segnò l’ultimo tiro dagli undici metri.
Il 5 febbraio 2017, l’Egitto affrontò il Camerun nella finale a Libreville e per Momo rappresentò la prima grande delusione in questa competizione. I Figli del Nilo, dopo essere andati in vantaggio al 22° minuto con un piattone di Mohamed Elneny su assist di Salah, nel secondo tempo subirono la rimonta dei Leoni Indomabili: prima con un colpo di testa di N’Koulou e poi, a pochi minuti dalla fine, con un gran gol semi-acrobatico di Aboubakar.
Al termine della stagione, Salah lasciò la Roma per un trasferimento da 42 milioni al Liverpool. L’egiziano tornava in Inghilterra per riscattare l’insuccesso al Chelsea, non più come un giovane di belle speranze, bensì come un calciatore consapevole del suo potenziale.
Nessuno, forse nemmeno lui, avrebbe però immaginato che, sotto la guida di Klopp, sarebbe diventato una macchina da gol e una stella mondiale.
La sua prima stagione ad Anfield fu sensazionale e superò ogni aspettativa: segnò ben 32 gol in Premier League, vincendo il titolo Golden Boot e la Scarpa d’Oro. Se a livello personale fu un successo, la stagione dei Reds finì però in lacrime. Arrivarono in finale di Champions League a Kiev contro il Real Madrid, ma uscirono sconfitti per 3-1, con Salah costretto ad abbandonare la contesa a metà del primo tempo per un infortunio alla spalla durante uno scontro con Sergio Ramos.
Un problema che avrebbe minato il rendimento suo e della nazionale ai Mondiali 2018 in Russia. Un appuntamento a cui l’Egitto mancava da Italia ’90, ma che rappresentò più un momento di rivalsa politica e di incontri diplomatici per il Paese, che non un successo sportivo: i Faraoni persero tutte e tre le sfide del girone, contro Uruguay, Russia e Arabia Saudita.
La reazione di Salah non si fece attendere: l’egiziano era ormai diventato un bomber implacabile, ed era pronto a prendere il suo post fra i migliori calciatori del mondo.
Nella stagione successiva, oltre a vincere per il secondo anno consecutivo il titolo di capocannoniere della Premier in coabitazione con Mané e Aubameyang, conquistò con il Liverpool, il 1° giugno 2019, la Champions League contro il Tottenham, segnando dopo solo un minuto il rigore dell’1-0.
Infine, nella stagione 2019/2020, segnata dal COVID, fu pedina cruciale nella vittoria della Premier League, riportando il titolo ad Anfield dopo 30 anni di attesa.
Mentre il dominio di Salah con il Liverpool consolidava la sua fama mondiale, la sua ricerca di un titolo con l’Egitto restava incompiuta. L’occasione arrivò con la Coppa d’Africa 2021, che questa volta si giocava in Camerun. Il torneo fu caratterizzato da due cambi di date: inizialmente previsto per l’estate 2021, fu anticipato di sei mesi per la stagione delle piogge, e infine, a causa della pandemia di COVID-19, si disputò a inizio 2022.
Questa volta l’Egitto era guidato dal tecnico portoghese Carlos Queiroz, anche se la tattica era la solita. Una squadra meno brillante dei Faraoni del 2010, ma comunque difficile da battere grazie ai suoi 5 clean sheet in 7 partite. Il torneo però iniziò nella peggior maniera: sconfitta per 1-0 contro la Nigeria con un gol di Iheanacho.
I Figli del Nilo però non si diedero per vinti e nelle due partite successive vinsero per 1-0 contro Sudan e Guinea-Bissau. La bravura nel difendere, ma allo stesso tempo le difficoltà nel segnare se non grazie all’estro della stella del Liverpool, portarono l’Egitto a dover superare il Marocco ai quarti per 2-1 ai supplementari e la Costa d’Avorio e il Camerun ai calci di rigore dopo due 0-0. Salah però ce l’aveva fatta: era riuscito a portare la propria nazionale per la seconda volta all’ultimo atto della competizione. Di fronte, il Senegal del suo compagno di squadra al Liverpool, Sadio Mané.
Il 6 febbraio 2022, a Yaoundé, la finale si trasformò in un duello tra i due fuoriclasse del Reds. La partita, come spesso accade nelle finali, fu tesa e bloccata, dominata dalla paura di sbagliare, con Mané che sprecò subito un rigore nei primi minuti. Dopo 120 minuti senza reti, l’Egitto si trovò per la terza volta in quel torneo a decidere il suo destino dagli unidici metri. Salah fu designato per calciare il quinto e ultimo rigore, ma non lo tirò mai.
Mentre il Senegal manteneva la calma, l’Egitto fallì due penalty. Quando Mendy intuì il tiro Lasheen, dai piedi di Sadio Mané passava la felicità di un intero Paese.
Salah, impotente e inerme, con la maglia a coprire il viso, sapeva che il suo compagno di tante battaglie, ma non di questa, non avrebbe sbagliato. Momo poté solo osservare da centrocampo Mané che, questa volta, tirava forte e angolato a sinistra, imprendibile per Gabaski, assicurando al Senegal il suo primo storico titolo. La coppa fu sollevata da un Red, ma non da un Faraone in lacrime.
Per Salah quel giorno, iniziò probabilmente il periodo più amaro della sua carriera. Dopo la Coppa d’Africa, come se non bastasse, poche settimane più tardi si ritrovò nuovamente faccia a faccia con il Senegal, questa volta con in palio un posto ai Mondiali in Qatar: e di nuovo furono i Leoni della Teranga a spegnere le speranze dei Faraoni, ancora ai rigori.
Quando Salah tornò a Liverpool, il destino non fu più gentile. Per la seconda volta contro il Real Madrid perse la finale di Champions League. E in Premier, nonostante i 92 punti dei Reds, anche il titolo sfumò, con il Manchester City che vinse con un solo, beffardo punto di vantaggio.
Le successive stagioni furono complesse per il Liverpool di Jürgen Klopp. La squadra iniziò a mostrare segni di stanchezza e di necessità di rinnovamento. I Reds chiusero la Premier League con un deludente quinto posto. Mohamed Salah però, con 19 gol e 12 assist, rimase l’uomo capace di trascinare la squadra.
Anche nella stagione 2023/2024 l’egiziano continuò a guidare la classifica dei marcatori e degli assistman della squadra, terminando con 25 gol e 14 assist in tutte le competizioni.
Ma la stagione fu segnata da un grande terremoto: il 26 gennaio il Liverpool annunciò che alla fine di quella stagione Jürgen Klopp avrebbe lasciato il club. Il 19 maggio, Anfield gli dedicò l’ultimo “You’ll Never Walk Alone”, con il tecnico tedesco che lasciava la panchina commosso, fra applausi e nostalgia di un tempo epico.
Tuttavia, per Salah il destino aveva in serbo un altro duro colpo con la Nazionale. A metà di quella stagione si disputò la Coppa d’Africa 2023, giocata in Costa d’Avorio nel gennaio 2024. Il suo torneo, però, si interruppe presto: durante la seconda partita del torneo, contro il Ghana, si infortunò e fu costretto a lasciare il campo. Salah deluso, tornò a Liverpool.
L’Egitto, privo del suo leader, riuscì a fatica a superare il girone con tre pareggi per 2-2, per poi essere eliminato agli ottavi dalla RD del Congo.
Ora, con lo sguardo rivolto alla Coppa d’Africa 2025 in Marocco, l’Egitto e Mohamed Salah si preparano a quella che potrebbe essere l’ultima, grande occasione per conquistare il titolo che manca da quindici anni. La squadra arriva al torneo sotto la guida del CT Hossam Hassan.
Attorno a Salah, ancora il talismano indiscusso nonostante l’età, si è formato un reparto offensivo più equilibrato grazie alla crescita di Mostafa Mohamed e Omar Marmoush, che alleggeriscono il peso realizzativo sulle sue spalle. Inserito nel Gruppo B con Sudafrica, Angola e Zimbabwe, l’Egitto dovrà dimostrare solidità e maturità per superare un girone insidioso e un tabellone che non perdona.
Per Salah, che si avvicina ai 34 anni, e con gli ultimi litigi in casa Liverpool con Arne Slot, questa potrebbe essere per lui “the last dance”: l’ultima occasione per trasformare il “paradosso dei Faraoni” in un racconto di riscatto e riportare il suo Paese ad un trionfo che manca dal 2010.
Testo di Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.
Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons: Momo Salah durante la finale di Coppa d’Africa 2021 persa contro il Senegal.


