Estudiantes es de primera

Estudiantes es de primera

Dicembre 14, 2025 0 Di Juri Gobbini

Quarant’anni nel calcio sono un’eternità. Ne sanno qualcosa a Rio Cuarto, dove hanno dovuto aspettare ben quattro decenni per vedere l’Estudiantes tornare di nuovo in Primera. Una promozione che ha fatto esplodere di gioia la città, un’euforia pari o addirittura maggiore a quella vissuta nel dicembre 2022 per la vittoria argentina nel Mondiale.

El Payaso

Città di circa 180.000 abitanti, 200 km a sud di Córdoba, in una zona conosciuta come la Pampa Húmeda [Pampa Umida], da Rio Cuarto iniziò il proprio viaggio verso il fútbol che conta un giovane Pablo Aimar, il calciatore più famoso nato qui.

La presenza del “Payaso” è ben visibile in città, dove si trovano murales dedicati all’ex calciatore di River Plate e Valencia. Un Aimar che nel 2018, dopo tre anni di inattività, decise di rimettersi gli scarpini e giocare la sua ultima partita con l’Estudiantes, una eliminatoria di Coppa Argentina, coronando così due sogni: vestire la maglia celeste e giocare al fianco del fratello Andrés.

Il ritorno del Leòn del Imperio

Rio Cuarto, per la sua indipendenza economica e attitudine ribelle verso Córdoba, ha guadagnato negli anni il soprannome di “Imperio del Sur” [Impero del Sud]. Non a caso, nel 1999 la città venne dichiarata addirittura “Capital Alterna” della provincia di Córdoba, con cui si sarebbe alternata – seppur per due giorni al mese – come sede del Governo provinciale.

“Per riparare agli errori degli altri governatori, la cui miopia non gli aveva permesso di accorgersi della importanza culturale, sociale ed economica di questa parte di regione”, annunciò l’allora governatore provinciale José Manuel de la Sota, il cui progetto però naufragò ben presto per impraticabilità.

Anche calcisticamente, il calcio riocuartense ha vissuto sempre all’ombra dei club della capitale come Talleres, Belgrano ed Instituto. Persino il Racing de Córdoba vanta più stagioni (12) in Primera, con nel palmares un clamoroso secondo posto nel Campeonato Nacional 1980.

Fondato nel 1912, anche l’Estudiantes di Rio Cuarto – al secolo Asociación Atlética Estudiantes – ha vissuto gli anni Settanta e Ottanta come proprio periodo d’oro. Allora il calcio argentino era diviso in due campionati: il Metropolitano e il Nacional. Il Metropolitano era un classico torneo di una ventina di squadre, con retrocessioni, mentre il secondo era ampliato dalle squadre dell’interiore argentino, classificatesi attraverso i campionati regionali. Un torneo che si disputava con una fase iniziale a gruppo e una successiva ad eliminazione diretta.

L’Estudiantes di Rio Cuarto disputò tre edizioni del Nacional: quella del 1983, del 1984 e del 1985. Nella prima e nella seconda venne eliminato nella fase a gironi, mentre nel 1985 riuscì a qualificarsi per la fase finale dopo aver terminato secondo nel proprio gruppo dietro al Boca Juniors. A mettere fine ai sogni di gloria del “León” fu il San Martín de Tucuman.

La caduta agli inferi

Il sistema con il campionato Nacional dava la possibilità anche a squadre minori, dell’interiore del Paese, di avere i propri momenti di gloria. Basti pensare al Loma Negra, club della sperduta città di Olavarría, squadra che grazie ai soldi della presidentessa Amalia Fortabat scalò le gerarchie fino a farsi un nome nel calcio argentino. Tuttavia, con la riforma dei campionati voluta da Julio Grondona, nel 1985 tutto cambiò.

Il Loma Negra e quella leggendaria vittoria contro l’Unione Sovietica

La massima serie argentina si disputò con un torneo unico, con formula andata e ritorno – successivamente, nel 1990, venne creato il sistema Clausura ed Apertura con due tornei distinti – mentre venne creato il campionato di Primera B Nacional, la serie cadetta che comprendeva 22 squadra, sette provenienti dalla capitale, e le altre dalle varie province.

L’Estudiantes di Rio Cuarto non fu fra queste. Il “León” finì a giocare nel Torneo del Interior, in pratica una terza serie divisa in zone, con oltre cento partecipanti e appena due promozioni. Per molte squadre, malgrado gli sforzi, risultò impossibile risalire la china.

Il campionato venne poi ulteriormente ristrutturato e chiamato prima Torneo Argentino A e poi Torneo Federal A, ma le sorti dell’Estudiantes non migliorarono, visto che finì addirittura in quarta serie. Solo negli ultimi dieci anni il club celeste è riuscito a risalire la china. Prima la promozione nel Torneo Federal A, poi finalmente il ritorno alla serie cadetta nel 2019, infine le due finali play-off perse, entrambe ai rigori, nel 2021. La prima contro il Sarmiento, la seconda, a distanza di quindici giorni, contro il Platense.

La società ha dovuto superare poi anche difficoltà extracalcistiche, fra cui la scomparsa dell’allenatore Gustavo Raggio nel 2024, a seguito di una polmonite bilaterale acuta, e l’arresto del presidente Alicio Dagatti con l’accusa di associazione a delinquere.

Dagatti – in carica dal 2015 – è un uomo potente nel sud della provincia di Córdoba, dove è conosciuto come il “Re della Carne”. Proprietario di tre imprese nell’industria agroalimentare (fra i lavori in appalto, anche quello di rifornire vari penitenziari) Dagatti vanta anche una importante partecipazione in media locali, come Cuatro TV e il Diario Puntal.

La causa contro il presidente celeste ruota tutta attorno a un camion appartenente a una delle sue aziende, beccato ad introdurre droga, alcolici e telefoni cellulari nella carcere di Bouwer.

Per questo Dagatti ha soggiornato ben 8 mesi in prigione prima di uscire grazie al pagamento di una cauzione, giusto in tempo per poter festeggiare la promozione.

Delfino, condottiero vincente

La svolta tecnica è arrivata nel novembre 2024 con il ritorno in panchina di Iván Delfino, santafesino di 54 anni, già a Rio Cuarto nel 2023. Un tecnico specialista dell’Ascenso, nomignolo con cui sono conosciute in Argentina le serie minori.

Delfino ha allenato solamente due stagioni in Primera: 2016 (Temperley) e 2021 (Patronato). In compenso, è uno dei tecnici più esperti della serie cadetta, con esperienze in club come Sarmiento, San Martín de Tucuman, Colón ed Instituto Córdoba. Mentre con il Sarmiento perse ben due finali, la promozione ottenuta con l’Estudiantes è la sua seconda, dopo quella con il Patronato del 2015.

Il cammino verso la gloria non è stato però semplice. La Primera B Nacional comprende 36 squadre, divise in due gruppi le cui vincenti si sfidano per la finalissima, con in palio la promozione diretta. Arrivato secondo nel gruppo B, l’Estudiantes ha dovuto passare per le forche caudine del Torneo Reducido, una sorta di play-off con le squadre classificate dal secondo all’ottavo posto, più il Deportivo Madryn, la vincente del gruppo A che aveva perso la finalissima con Gimnasia y Esgrima di Mendoza, la vincente del gruppo B.

Prima gli ottavi contro il Patronato, poi i quarti contro il Gimnasia y Tiro di Salta, infine la semifinale contro l’Estudiantes di Buenos Aires, superato in virtù del miglior piazzamento in campionato. Con il vento in poppa, convinto stavolta di non poter mancare l’appuntamento, il “León” si imponeva 2-0 nella finale d’andata contro il Deportivo Madryn, viaggiando così fino alla provincia di Chubut – le due città sono separate da 1200 km – con mezza promozione in tasca.

Tuttavia, il clima che li attendeva a Puerto Madryn non era certo dei più amichevoli. Al di là della spinta degli hinchas locali, gli avversari dell’Estudiantes erano visti con molta circospezione per via di diversi favori arbitrali ricevuti.

Si sospettava che l’AFA volesse spingere per avere una rappresentante del profondo sud in Primera, visto che dal 1976 una squadra della provincia di Chubut – in quel caso l’Huracán di Comodoro Rivadavia – non partecipa al massimo campionato argentino.

In questo, la designazione dell’arbitro internazionale Facundo Tello aveva rassicurato l’Estudiantes, che sapeva che non sarebbe stata certo una partita facile. Il Deportivo Madryn si era portato infatti in vantaggio a metà secondo tempo, cercando insistentemente il raddoppio fino a quando Agustín Morales, al minuto 85, trovava il guizzo in area, segnando il definitivo 1-1.

Il sogno si stava trasformando in realtà, e la festa promozione, a Rio Cuarto, adesso poteva finalmente avere inizio.

Giocatori leggendari

La promozione in Primera è un risultato che nessun giocatore dimenticherà, anche se per alcuni membri della rosa è un premio speciale. Il capitano Gonzalo “Huevo” Maffini è uno di questi: classe 1993, nativo di General Cabrera, a 15 anni venne scovato dal Belgrano, anche se la prematura morte della sorella lo costrinse a tornare a casa ed abbandonare i sogni di diventare un calciatore professionista.

Il matrimonio fra Maffini e l’Estudiantes fu perfetto. “Caudillo” della difesa, nonostante i tanti infortuni, Maffini è stato il simbolo della rinascita del club in questi ultimi anni. Le sue prestazioni, poi, gli fecero meritare nel 2024 un’altra chance in Primera, di nuovo con il Belgrano.

L’avventura con il club pirata non risultò però delle migliori: appena due spezzoni giocati, tanta panchina e il ritorno a Rio Cuarto dopo soli sei mesi.

Come Maffini, anche Alejandro Cabrera ha scalato pazientemente la piramide del fútbol argentino, arrivando in Primera alla soglia dei trent’anni, acquistato dal Banfield nel 2021.

Lo scorso gennaio il “volante” ha però deciso di tornare in prestito all’Estudiantes, ottenendo così la terza promozione con la maglia celeste dopo quelle del 2016 e 2019.

Commovente invece la storia del portiere Brian Olivera, che tre anni fa fu sul punto di abbandonare la pratica sportiva per via di un tumore ai testicoli che richiese un intervento e una successiva chemioterapia. Una carriera passata nelle serie minori argentine, salvo una breve esperienza in Venezuela, al Monagas Sport Club, prima del ritorno a Rio Cuarto, in tempo per riscrivere la storia.

Un quartetto cordobese

Con l’Estudiantes Rio Cuarto, la presenza cordobese si allarga così a quattro squadre. Un quartetto che ha generato già diversi giochi di parole. Il “cuarteto” è infatti un genere musicale nato a Córdoba negli anni Quaranta, ed è un marchio di fabbrica della provincia, tanto che pochi giorni fa è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni Culturali Immateriali, unendosi così al tango, al filete porteño e al chamamé.

Il suo esponente principale è ovviamente Carlos “La Mona” Jiménez, ma fra gli artisti famosi per il cuarteto troviamo anche Rodrigo Bueno – scomparso nel 2000 a soli 27 anni – autore della canzone La Mano de Dios dedicata a Diego Armando Maradona.

Mentre i giocatori si stanno godendo un meritato periodo di vacanza, il club sta invece lavorando alla pianificazione della prossima Apertura 2026, di cui si conosce già il calendario: l’Estudiantes è stato inserito nella zona B ed esordirà in trasferta contro il Tigre nel weekend del 25 gennaio.

Lo stadio Antonio Candini, che può ospitare circa 12000 spettatori, necessiterà comunque di ristrutturazione. Gli spogliatoi verranno rifatti quasi completamente, le postazioni dedicate alla stampa saranno ampliate, mentre le infrastrutture dovranno incorporare il sistema VAR, in Argentina utilizzato solo in Primera.

Giocare a Rio Cuarto le proprie gare interne non dovrebbe risultare un problema per l’Estudiantes, comunque: in fin dei conti l’AFA ha autorizzato l’utilizzo di stadi come quello del Deportivo Riestra e del Barracas Central – rimodellato di recente.

Tuttavia, per le gare di spicco, come contro il River Plate della giornata 12, il “León” potrebbe emigrare al Mario Alberto Kempes di Córdoba.

 

Testo di Juri Gobbini. Autore della pagina Facebook Storia del Calcio Spagnolo, del libro “Dalla Furia al Tiki-Taka” (Urbone Publishing) e de “La Quinta del Buitre”.

Immagine di copertina e foto del testo a cura dell’autore.