Willy! Willy! La storia di Wilfred Agbonavbare

Willy! Willy! La storia di Wilfred Agbonavbare

Dicembre 23, 2025 0 Di Stefano Picasso

“Por tu defensa de la franja y tu lucha contra el racismo, el rayismo nunca te olvidará”.

(“Per la tua difesa della franja e la tua lotta contro il razzismo, il rayismo non ti dimenticherà mai”).

È la frase che compare nel mosaico dedicato a Wilfred nei pressi della porta 1 dello stadio di Vallecas.

Oltre ad essere stato uno dei migliori portieri nella storia del Rayo e uno dei giocatori più amati da tifosi e compagni, grazie al suo carattere buono e generoso, Wilfred Agbonavbare divenne anche un simbolo della lotta al razzismo, tema molto importante per il tifo vallecano.

Wilfred Agbonavbare, simbolo del Rayo e della lotta al razzismo

Erano gli anni in cui la Liga apriva progressivamente le porte ai giocatori stranieri (negli anni ’90 il limite del numero degli stranieri fu aumentato più volte) ed era quindi sempre più abituale vedere calciatori di colore nel campionato spagnolo. Per questo, purtroppo, anche i cori razzisti e xenofobi di alcune tifoserie divennero più frequenti: un odio che vide protagonista anche lo stesso “Willy”, com’era soprannominato a Vallecas.

Il 9 maggio del 1993 il Rayo riuscì a strappare un ottimo pareggio al Bernabéu grazie al suo numero 1, che sfoderò una grandissima prestazione parando anche un rigore a Míchel González e compromettendo così la corsa al titolo delle merengues (titolo vinto poi dal Barcelona). Wilfred fu sommerso da insulti e cori razzisti (come “negro, cabrón, recoge el algodón”, ovvero “negro, coglione, vai a raccogliere il cotone”), ma a fine partita preferì minimizzare quanto accaduto, dimostrando di essere superiore ai beceri ultras blancos.

Nei giorni seguenti la prestazione del nigeriano e i cori ricevuti ebbero risalto anche sui quotidiani sportivi: Marca gli dedicò un’intervista che titolava ‘Soy la bestia “morena” del Madrid’ (Wilfred, infatti, aveva risposto così alla domanda se si sentisse la bestia negra del Real, preferendo il termine ‘moreno’ a ‘negro’).

Dalla Nigeria all’Europa

Facciamo però un passo indietro. Nato a Lagos il 5 ottobre 1966, già nel 1989 Wilfred aveva provato l’avventura europea, non riuscendo però a convincere gli inglesi del Brentford a metterlo sotto contratto. Dopo un breve ritorno in patria nei BBC Lions, il nigeriano tentò la fortuna in Spagna e, dopo un periodo iniziale di prova al Rayo, il portiere convinse la società e il tecnico Felines a confermarlo, anche se nei primi due anni non gli fu fatto sottoscrivere un contratto professionale (gli veniva riconosciuto un piccolo stipendio e l’affitto pagato).

Estadio de Vallecas, uno striscione recita “porque sin ti la vida no seria igual” (perché senza di te la vita non sarebbe la stessa (Wikimedia Commons)

Wilfred rimase a Vallecas per sei stagioni, durante le quali visse anche due promozioni: un lungo periodo di tempo che gli permette di essere il secondo estremo difensore con più presenze nella storia del Rayo (189 partite) ed il secondo con più presenze in Primera (76); solo Dimitrievski lo precede in entrambe le classifiche.

Le sue grandi prestazioni con la franja gli valsero, nel 1994, la convocazione per la Coppa d’Africa (vinta proprio dalla sua Nigeria) e per i Mondiali statunitensi (i primi a cui parteciparono le ‘Super Aquile’), anche se in entrambi i casi il portiere rayista dovette accontentarsi di fare la riserva al titolare Peter Rufai.

Nel 1996 Wilfred lasciò Vallecas per accasarsi all’Ecija, in Segunda, per poi ritirarsi un anno più tardi. Divenne così l’allenatore dei portieri del Coslada e iniziò a lavorare come facchino all’aeroporto di Barajas per pagare le cure per la moglie, la quale morì poco tempo dopo per un cancro.

Un uomo troppo generoso, mai dimenticato

Parlavamo infatti del suo buon carattere: la sua troppa generosità (donava quasi tutto quello che guadagnava a fratelli, figli e cugini) lo obbligò a trovarsi vari lavori dopo il ritiro. Il suo pubblico, però, non lo dimenticò mai e nel 2011, in occasione delle Giornate contro il Razzismo organizzate annualmente dai Bukaneros, Wilfred fu il protagonista di un omaggio sul terreno di gioco di quello stadio che gli aveva sempre mostrato affetto.

Sarà l’ultimo saluto alla sua tifoseria: il 27 gennaio 2015 arrivò infatti la triste notizia della sua morte a soli 48 anni, anch’egli, come sua moglie, a causa del cancro. Il club riuscì a far viaggiare dalla Nigeria i suoi familiari per un ultimo saluto, ma problemi con il visto impedirono loro di arrivare in tempo.

Vennero usati anche parte dei soldi che erano stati raccolti per Carmen Martínez Ayuso, un’anziana sfrattata dalla sua casa per la quale si era mobilitato non solo il vicinato, ma anche lo stesso Rayo (club, allenatore e giocatori, oltre che tifosi): fu proprio Carmen a decidere di donare parte di quel denaro per Wilfred, affermando di non aver bisogno dell’intera cifra.

Adesso quella porta dello stadio dove compare il suo mosaico (è l’ingresso che porta al fondo dei Bukaneros) porta il suo nome: “Puerta 1 – Wilfred Agbonavbare”. Eterno Willy.

 

Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.