Il Royal Madrid e una storica tournée italiana

Il Royal Madrid e una storica tournée italiana

Dicembre 26, 2025 0 Di Philip Supertramp

Nell’inverno del 1920, l’Europa era un continente impegnato a ridisegnare i propri equilibri dopo i traumi della Prima Guerra Mondiale.

Nel mentre il calcio, che stava diventando un fenomeno di massa, rappresentava lo specchio di quella realtà in cui le nazioni cercavano nella competizione sportiva un nuovo modo per esprimere la propria identità.

In questo scenario, una squadra di Madrid, che da pochi mesi era stata insignita del titolo “Real”, intraprese la sua prima tournée in Italia.

Se è vero che i merengues avevano già varcato i confini nazionali per brevi incursioni in Portogallo sin dal 1913, quelle trasferte a Lisbona erano percepite più come scambi di cortesia tra vicini iberici che come vere sfide internazionali, visto anche il mediocre livello del calcio portoghese di allora. Quella spedizione italiana rappresentò invece il primo vero confronto per il Madrid con una scuola calcistica diversa, organizzata e tatticamente evoluta.

In quegli anni la Spagna di Alfonso XIII era una nazione caratterizzata da una profonda differenza tra le varie realtà. Madrid e Barcellona stavano vivendo una fase di urbanizzazione e ammodernamento, ma con un’altissima percentuale di povertà nelle proprie periferie.

Mentre, fuori dalle grandi città, c’erano vaste aree del Paese sottosviluppate, in particolare nel centro e nel sud della Spagna, legate ancora al latifondo. Politicamente, le forze conservatrici, fedeli alla Monarchia, si scontravano con le nascenti correnti socialiste e anarchiche, che avrebbero portato nel 1923 al colpo di Stato di Miguel Primo de Rivera e nel 1930 alla proclamazione della Seconda Repubblica.

In tutto questo il Madrid Football Club non era riuscito a costruire ancora una propria identità e, fuori dall’ambito regionale, nelle sfide nazionali faticava a mantenere il livello dei suoi rivali.

In un calcio dominato dalle squadre basche, vincitrici negli anni Dieci di ben sette Coppe del Re (oltre all’Athletic Club, trionfarono anche il Racing de Irún, il Real Unión Club de Irún e l’Arenas de Getxo), nello stesso periodo il Madrid riuscì a disputare tre finali, vincendo l’edizione del 1917.

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Nel 1919 i blancos non si qualificarono neppure, con il loro posto preso dal Racing Club di Madrid, vincitore del Campeonato Regional Centro, mentre nel 1920 – edizione vinta dal Barcelona dopo sette anni di digiuno – non andarono oltre il primo turno, eliminati dall’Athletic Club.

Il 29 giugno 1920, il Madrid FC ricevette la comunicazione che Re Alfonso XIII gli aveva concesso il titolo di “Real”. Questo onore non fu un semplice omaggio, ma il frutto della strategia di Pedro Parages. Il presidente aveva messo le strutture del club — come il moderno campo di O’Donnell — a disposizione dell’esercito per la preparazione atletica dei soldati impegnati nella Guerra del Rif, un violento conflitto tra le tribù del Marocco settentrionale, guidate da Abd el-Krim, e le potenze coloniali di Spagna e Francia.

Inoltre, Parages organizzò numerosi tornei di beneficenza per sostenere le famiglie dei caduti.

I merengues partirono il 19 dicembre 1920 dalla stazione di Mediodía (l’attuale Atocha) e furono necessarie oltre 40 ore di treno per raggiungere Torino, un’odissea vissuta tra il fumo di carbone e la monotonia dei vagoni.

Tra le fila del Real Madrid si trovavano il portiere Pablo Hernandez Coronado, futuro CT della Spagna in ben tre occasioni (1947, 1955, 1962) senza però grandi risultati, il difensore Pedro Llorente “Peris”, il centrocampista Antonio De Miguel, storico giocatore dei blancos che vestì la loro maglia per 8 anni prima di trasferirsi ai cugini dell’Atletico Madrid, l’attaccante Paco Gonzalez e soprattutto Juan Monjardin, primo giocatore della storia del Real Madrid ad esordire e segnare con la nazionale (vittoria per 1-2 contro il Portogallo) e che partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924.

L’Italia che li accolse era sconvolta dal “Natale di Sangue” di Fiume. Gabriele D’Annunzio aveva occupato la città istriana sfidando il governo di Roma, e proprio tra il 24 e il 29 dicembre le truppe regolari italiane intervennero militarmente per ristabilire l’ordine. In questo clima di instabilità, il Real Madrid giocò la sua prima partita la Vigilia di Natale a Torino contro una selezione di Juventus e Torino.

Il risultato fu un netto 4-1 per i padroni di casa, con l’unica rete madrileña firmata dal difensore Román Unanue. Gli spagnoli, arrivati con le gambe gonfie per il viaggio, pagarono caro il confronto con l’agonismo italiano. Abituati ai terreni secchi e duri della Castiglia, i merengues si trovarono del tutto impossibilitati a esprimere il loro gioco sui campi pesanti, fangosi e ghiacciati del Nord Italia.

Per il giorno di Santo Stefano la squadra giunse a Bologna. Qui la storia del club madrileno si intreccia con le radici stesse della società rossoblù. La fondazione del Bologna FC ebbe inizio il 3 ottobre 1909, tra i tavoli della Birreria Ronzani. Tra i principali fondatori spiccava lo spagnolo Antonio Bernabéu de Yeste, fratello maggiore di Santiago, in quel momento giocatore del Real e futuro presidente del club blanco.

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Antonio si trovava a Bologna come studente del prestigioso Reale Collegio di Spagna, l’istituzione che dal 1364 ospita i migliori laureati spagnoli presso l’Università felsinea. Oltre a firmare l’atto costitutivo del club insieme allo svizzero Louis Rauch, il primo presidente rossoblù, Antonio Bernabéu fu anche giocatore del Bologna per un paio di stagioni prima di tornare in Spagna al termine degli studi.

Nel 1920, però, con Antonio in Spagna per proseguire la carriera legale, nemmeno il fratello Santiago fece parte della spedizione del Real Madrid. Il futuro presidente blanco aveva avuto in quei mesi dissidi con la dirigenza e, per questo, aveva deciso di passare all’Athletic Club de Madrid (l’attuale Atletico), dove ebbe una breve parentesi senza mai arrivare a debuttare in partite ufficiali per un problema di tesseramento.

Senza i Bernabéu, il match finì 3-0 per il Bologna. L’episodio fu commentato con ironia dal giornalista José María Castell, che seguiva la squadra per il giornale Madrid-Sport, il quale scrisse che il Madrid, colpito dall’ospitalità bolognese, aveva evitato di segnare per “galanteria”. In realtà, la cronaca evidenziò la superiore organizzazione tattica dei padroni di casa e la difficoltà degli ospiti nel muoversi su superfici così diverse dalle proprie.

Un aspetto curioso della tournée fu il trattamento riservato al nome della squadra dai quotidiani italiani. La cultura sportiva italiana dell’epoca era ancora fortemente influenzata dai modelli inglesi, considerati i maestri del gioco. Molti cronisti preferirono tradurre sistematicamente il nome in “Royal Madrid”. Non si trattava di un errore, ma del tentativo di conferire alla squadra un’aura di prestigio internazionale attraverso la lingua inglese.

La tournée proseguì il primo dell’anno a Livorno (sconfitta per 2-0), seguita dall’unica vittoria il 3 gennaio a Reggio Emilia contro la Nazionale Emiliana per 4-1. In quella giornata di gloria brillarono la doppietta di Luis Torrado e le reti di Paco González e Geronimo Victor Del Campo.

Il viaggio si concluse a Genova, il giorno della Befana, contro il Genoa, allora la squadra più titolata del Paese con 7 scudetti vinti. Il Madrid subì un pesante 5-0, che sancì la differenza abissale che c’era tra gli spagnoli e le grandi squadre europee.

Il rientro a Madrid fu segnato da polemiche sul giornale Madrid-Sport, con i calciatori presi di mira e accusati di essere più interessati al divertimento natalizio che al successo sportivo. Allo stesso tempo venne criticata la società, sostenendo che la squadra fosse storicamente incapace di rendere al di fuori delle mura domestiche.

Le pesanti sconfitte furono viste come una questione patriottica poiché, sebbene il club non rappresentasse ufficialmente lo Stato, agli occhi del pubblico internazionale era stata la Spagna a perdere contro l’Italia.

Tuttavia, con il senno di poi, quel viaggio fu un passaggio obbligato. Il Real Madrid comprese che per competere ai massimi livelli doveva uscire dall’isolamento.

Pochi anni dopo, il presidente Parages avrebbe organizzato nuovi viaggi per la squadra guidata da un oramai rientrato Santiago Bernabeu, ma con la consapevolezza che ci fosse bisogno di nuovi innesti.

Nel 1925 intrapresero una tournée in Inghilterra per misurarsi direttamente con il calcio britannico, mentre due anni dopo fecero la loro prima tournée oltreoceano, dove giocarono in Argentina, Uruguay, Cile, Messico e Stati Uniti. Quei viaggi, nati dalle ceneri dell’esperienza italiana del 1920, non furono più semplici trasferte, ma le prime pietre miliari della costruzione del club più titolato e conosciuto al mondo.

 

Testo di Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.

Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons.