Tristan da Cunha: l’altra geografia del calcio

Tristan da Cunha: l’altra geografia del calcio

Dicembre 27, 2025 0 Di Alessandro Sanna

Nonostante sia lo sport più diffuso al mondo, il calcio continua ad avere numerosi detrattori. Tra chi lo difende e sostiene come vi sia un pallone in ogni angolo del mondo, c’è sempre chi pensa che questo sia un banale luogo comune. È arrivato quindi il momento di sfatare questo cliché? Assolutamente no. È giunta l’ora di confermare come, in realtà, tutto ciò corrisponda al vero: ovunque nel mondo c’è un pallone che rotola.

L’insediamento umano più isolato

Il suo nome è un omaggio a Tristão da Cunha, navigatore portoghese che, nel 1506, scoprì questo piccolo arcipelago vulcanico nel mezzo dell’Oceano Atlantico. Oggi Tristan da Cunha rappresenta uno dei tanti possedimenti britannici oltre mare. La particolarità che però lo rende unico al mondo è un’altra. Con i suoi 221 residenti stabili, Edinburgh of the Seven Seas, l’unico centro abitato presente sull’isola, è a tutti gli effetti l’insediamento umano più isolato sulla Terra.

Le distanze dalla terra ferma sono enormi. Città del Capo dista infatti 2810 chilometri; Rio de Janeiro ben 3340 chilometri. Per trovare, invece, la città più vicina è necessario arrivare fino all’Isola di Sant’Elena, distante quasi 2500 chilometri. Proprio a quest’ultima è legato il primo popolamento di Tristan da Cunha.

Nel 1815, anno del trasferimento di Napoleone a Sant’Elena, gli inglesi inviarono sull’isola un’ottantina di uomini per escludere ogni possibilità di scalo nel tentativo di liberare il generale francese.  Da quel momento in poi la popolazione aumentò fino a stabilizzarsi intorno alle 200 unità accogliendo, in svariate occasioni, anche naufraghi di spedizioni mercantili.

Tra questi, alla fine del XIX secolo, ci furono anche gli italiani Andrea Repetto e Gaetano Iavarello, originari di Camogli in Liguria. Ancora oggi, tra i vari Bredell, Glass, Rogers e Swain, vi sono una quarantina di persone che portano questi due cognomi.

Un’utopia chiamata Sealand

Un viaggio impossibile…o quasi

L’unico modo per raggiungere l’isola è, ovviamente, via mare. Un collegamento al mese è garantito da Città del Capo ma, per riuscire a salpare con l’unica nave disponibile, l’iter burocratico non è così immediato. Prima di affrontare i sette giorni di navigazione è necessario richiedere prima il permesso al Consiglio dell’Isola e, soltanto poi, prenotare appunto il passaggio in nave. A seconda delle condizioni metereologiche, a causa del forte vento, può essere necessario attendere anche qualche giorno a largo delle coste di Tristan prima di poter sbarcare. Altra particolarità, si sa quando si parte ma non si sa quando si potrà ripartire. Il biglietto di ritorno, infatti, è prenotabile solo dal momento dell’arrivo.

Edinburgh of the Seven Seas è un luogo talmente remoto che il Covid-19 non vi è mai arrivato. Il governo britannico garantisce il collegamento INTERNET satellitare, anche se la potenza del segnale è ovviamente ridotta, ma la rete per la telefonia cellulare non esiste.

Tristan da Cunha: e il calcio?

In che modo la storia che stiamo raccontando può essere legata al calcio? Il passo è davvero semplice. Volete che in un luogo dove il lavoro non è una fonte di guadagno ma una funzione comunitaria non vi sia lo spazio per lo sport? Certo che sì, visto in tv e ovviamente giocato. Da qualche anno, all’Albatross Bar, l’unico pub presente, vengono trasmesse le partite della Premier League. La squadra maggiormente tifata è il Manchester United ma agli appassionati non manca il tempo per divertirsi in prima persona su un campo da gioco.

Il calcio negli avamposti remoti delle rotte di navigazione

Si narra come sia stato il Reverendo Hanry Rogers, a metà degli anni ’20 del Novecento, a introdurre il calcio sull’isola. Fu la moglie dello stesso Reverendo, Rose, a raccontare in alcuni scritti personali, come gli abitanti si dilettavano a formare delle squadre e giocare tra di loro. La prima partita di carattere internazionale fu disputata una ventina di anni più tardi tra i residenti dell’isola, stavolta insieme in una sorta di nazionale di Tristan e i membri dell’equipaggio di una nave norvegese.

Non vi è testimonianza del risultato ma, negli anni successivi, il numero di partite aumentò notevolmente. Durante la Seconda Guerra Mondiale Tristan da Cunha fu utilizzato dalla Marina Britannica come punto d’appoggio. Di conseguenza, i marinai della Royal Navy rappresentarono un avversario regolare per gli abitanti dell’Isola.

Tuttavia, la passione per il calcio rimase assopita per anni saltando di fatti un paio di generazioni. Ma cosa successe? Nel 1961 l’eruzione del vulcano Queen Mary’s Peak causò lo sfollamento del piccolo centro abitato verso la Gran Bretagna. Solamente due anni dopo l’Isola fu dichiarata nuovamente sicura con gli abitanti che decisero di fare ritorno nelle proprie case.

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Da usanza dimenticata a rituale d’uguaglianza

Dal 1963 fino ai primi anni Duemila, il calcio venne praticamente dimenticato. La svolta avvenne tra il 2002 e il 2007 quando Leon Glass, discendente di William Glass, uno dei fondatori del nucleo abitato, riuscì a trovare come sponsor una compagnia locale di pesca acquistando così una piccola fornitura di maglie, pantaloncini, scarpe e palloni. Nacque quindi il Tristan da Cunha FC con l’obiettivo di ridare vita alla passione per il calcio sfidando chiunque per motivi di turismo o di lavoro, si trovasse sull’isola.

Il 23 gennaio del 2007, ad esempio, il Tristan FC vinse 10-5 contro una selezione formata dai membri dell’equipaggio della nave di salvataggio International Salvage XI. Altre partite, nel medesimo anno, vennero disputate approfittando dello sbarco di alcune imbarcazioni come HMS Endurance, MV Edinburgh e HMS Southampton. Il calcio ebbe quindi una nuova spinta tra gli abitanti dell’isola. Anche se diventava davvero arduo il compito di schierare undici calciatori locali. Nel 2010, grazie alla realizzazione di importanti opere per la comunità, come ad esempio il nuovo centro di lavorazione del pesce, vennero disputati tre match contro i dipendenti della sudafricana Apple Construction. Bilancio complessivo: due pareggi per 4-4 e un netto 14-2 per il Tristan FC.

Tristan da Cunha: se il calcio è arrivato fin qui non è solo sport

In un contesto in cui al centro di tutto vi è la comunità, anche il calcio ha ritrovato il suo piccolo spazio espressione di un importante momento di incontro e interruzione dell’isolamento. Per una decina di anni, a cadenza annuale o quasi, è stata disputata anche una partita tra due squadre interamente formate da residenti locali e denominata Queen’s Celebration Day. Tuttavia. Risulta sempre più complicato trovare il numero di calciatori necessari e, molto spesso, ci si limita ad una partita di Calcio a 5 senza però mai perdere l’entusiasmo.

Se il calcio è riuscito ad arrivare e sopravvivere qui, a Edinburgh of the Seven Seas, allora possiamo stare certi che non si tratta solamente di uno sport ma di una vera e propria necessità.

 

Alessandro Sanna è un insegnante, tifoso del Cagliari e del Newell’s Old Boys, esperto di calcio sudamericano.

Ha scritto tre libri: “Fantasie calcistiche rioplatensi: Storie di fútbol tra fantasia e realtà

¡Que viva el fútbol!: Storie, aneddoti e cronache delle più accese rivalità sudamericane”.

“Cagliari è celeste: storia di un amore mistico oltre il calcio”.

Fondatore della pagina, del Podcast e del canale twitch “Que Viva el Fútbol”. 

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.