Con Presa il Rayo muore
Febbraio 19, 2026“En Vallecas el Rayo se muere”.
Queste parole, pronunciate qualche settimana fa da Raúl Martín Presa, presidente del Rayo Vallecano, rappresentano il suo disperato tentativo di convincere l’opinione pubblica — e soprattutto la Comunidad de Madrid — della necessità di costruire un nuovo stadio, anche a costo di traslocare fuori dai confini di Vallecas. Si tratta di un’ipotesi che i tifosi della franja non prendono nemmeno in considerazione: il Rayo è l’unico vero club de barrio della Primera División e il legame tra squadra e quartiere è così indissolubile che uno spostamento provocherebbe, con ogni probabilità, una rivolta popolare.
Lo sa bene anche il governo madrileno. Nonostante sia ideologicamente vicino a Presa (legato alla destra di Partido Popular e Vox, i cui esponenti sono stati spesso ospiti in tribuna), l’esecutivo regionale non sembra intenzionato ad assecondare le pretese del massimo azionista. Recentemente, la presidentessa della Comunidad, Isabel Díaz Ayuso, ha ribadito che non è prevista la costruzione di alcun nuovo impianto. L’impegno del governo resta quello di procedere con una serie di ristrutturazioni alla struttura esistente.
Lo stadio come simbolo del fallimento di Presa da presidente del Rayo
Negli ultimi tempi, il Rayo è balzato agli onori della cronaca per le condizioni del terreno di gioco, che hanno costretto al rinvio del match contro l’Oviedo e allo spostamento del derby con l’Atlético a Butarque. Tuttavia, i problemi strutturali sono ben più profondi. Se “mettere delle pezze” non basta più e il trasloco è escluso, l’alternativa più logica sarebbe ricostruire da zero l’Estadio de Vallecas nella sua posizione attuale.
È una situazione che i tifosi con qualche capello bianco hanno già vissuto: nel 1972 il vecchio impianto, inaugurato nel 1930, fu dichiarato pericolante e demolito. Lo stadio attuale sorse proprio su quelle ceneri, venendo ultimato solo nel 1976. A mezzo secolo di distanza, il tempo presenta di nuovo il conto: già nel 2018 l’impianto fu chiuso per motivi di sicurezza, spingendo la Comunidad a investire in lavori che proseguono, quasi ogni estate, sfruttando la pausa dei campionati.
Oltre alle carenze strutturali, emerge un degrado figlio dell’abbandono: ringhiere e seggiolini coperti di guano, bagni indecorosi e sporcizia diffusa. Persino gli spogliatoi sono nel mirino: lo scorso novembre è diventato virale un video del Lech Poznan (avversario in Conference League) che mostrava l’obsolescenza dei locali destinati agli ospiti.
Molti sospettano che questo stato di incuria non sia semplice trascuratezza, ma una precisa strategia di Presa per dimostrare che lo stadio è ormai inutilizzabile, giustificando così la necessità di un impianto moderno e più capiente (nonostante l’attuale faccia fatica a registrare il tutto esaurito). Il presidente sembra però dimenticare che, sebbene la proprietà sia della Comunidad (a cui spettano gli interventi straordinari), la manutenzione ordinaria è responsabilità del club, che ha l’impianto in concessione almeno fino al 2039.
I contrasti con calciatori e dipendenti
Lo stadio è solo la punta dell’iceberg di una gestione societaria a dir poco negligente. Mentre i grandi media si lasciano abbagliare dai risultati miracolosi della prima squadra, la quotidianità del club è al collasso, come confermato dai calciatori stessi. Prima della sfida con l’Oviedo, la squadra ha diffuso tramite l’AFE (il sindacato calciatori) un duro comunicato per pretendere condizioni di lavoro dignitose, denunciando la mancanza di acqua calda nelle docce e la scarsa pulizia sia allo stadio che alla Ciudad Deportiva.
Non è la prima volta che la rosa si ribella. Nel 2021 i giocatori attaccarono Presa e il DS Cobeño per ritardi nei pagamenti e violazioni dei protocolli Covid, esplodendo definitivamente quando il club tardò a ripulire lo stadio dalla neve, costringendo la squadra a traslocare per la Coppa del Re. Già nel maggio 2020, la squadra si era rifiutata di allenarsi per proteggere i dipendenti più vulnerabili dall’ERTE (la cassa integrazione spagnola) imposto dalla società, mentre Presa si rendeva irreperibile per giorni.
I contrasti con la presidenza hanno portato anche una bandiera come Óscar Trejo a rinunciare alla fascia di capitano nel 2023, stanco di lottare per il rispetto di lavoratori e tifosi. Persino i rapporti con gli agenti sono tesi: epica la lite del 2022 con il rappresentante di Raúl de Tomás, culminata — secondo le cronache — in un tentativo di aggressione da parte di Presa finito con una testata sul naso ricevuta in risposta.
Presa ha lasciato “morire” Cantera e squadra femminile del Rayo
Nei suoi quindici anni di presidenza — iniziati nel 2011 acquistando il club per la cifra ridicola di 960 euro — Presa ha lasciato appassire due fiori all’occhiello: il settore giovanile e la squadra femminile. Il Rayo Femenino, un tempo vincitore di tre scudetti e una Coppa della Regina, è sprofondato in terza serie tra le denunce delle calciatrici, costrette a viaggiare senza staff medico e senza contributi previdenziali versati.
Non va meglio alla Cantera, dove tecnici e ragazzi lavorano con mezzi ridotti al minimo, stipendi arretrati e divise delle stagioni passate. Quest’anno il Rayo B è stato persino costretto a traslocare per l’impraticabilità dei campi del centro sportivo.
Il legame con il tifo è ormai inesistente. Pesano la mancanza di una biglietteria online (un unicum nel calcio moderno), i ritardi cronici nel lancio degli abbonamenti e delle maglie da gioco, e un merchandising totalmente trascurato nonostante l’arrivo di star come Falcao o James Rodríguez.
A ciò si aggiungono ferite ideologiche mai rimarginate, come l’acquisto nel 2017 di Roman Zozulya (osteggiato per le sue simpatie verso l’estrema destra) o la nomina di Carlos Santiso alla guida del femminile. Santiso, nonostante un audio shock in cui incitava il suo staff allo stupro di gruppo, è stato difeso dal club dal 2022 fino allo scorso anno.
Alla luce di tutto questo, la frase del presidente va corretta: non è a Vallecas che il Rayo muore, ma è “con Presa che il Rayo muore”.
Finché Raúl Martín Presa resterà al suo posto, protetto dal silenzio complice della Liga (il cui presidente Tebas fu avvocato del club proprio all’inizio dell’era Presa), i tifosi vedranno il futuro del loro club costantemente in pericolo.
Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


