Bob Voulgaris: il Castellón e la formula magica

Bob Voulgaris: il Castellón e la formula magica

Febbraio 27, 2026 1 Di Philip Supertramp

Las Vegas, metà degli anni ’90.

Tra le luci al neon accecanti e l’aria condizionata gelida dei casinò, un giovane greco-canadese osserva suo padre perdere.

Spiro Voulgaris non è un uomo prudente: è uno scommettitore di razza, un immigrato che ha costruito una fortuna nella ristorazione e la mette quotidianamente a rischio sui tavoli da blackjack.

Il giovane Bob, appena uscito dalle scuole superiori, è lì perché suo padre lo ha portato con sé per due mesi di “vacanza” nel tempio del gioco d’azzardo. Ma mentre Spiro insegue l’emozione del rischio, nasce la sua nuova filosofia di vita: il caos è solo un dato che non è ancora stato analizzato.

In quei pomeriggi trascorsi negli sportsbook del Nevada, Bob nota qualcosa che le case di scommesse sembrano ignorare: le quote per il secondo tempo delle partite NBA sono identiche a quelle del primo, nonostante le squadre segnino statisticamente molto di più nella ripresa. Sfruttando questa falla, raggiunge un tasso di vincita del 70%.

Ma partiamo dall’inizio. Haralabos Voulgaris nasce da genitori greci in Canada, a Winnipeg, una città operaia e gelida, situata a pochi chilometri dal confine con gli Stati Uniti.

Suo padre era un imprenditore della zona, con un famoso ristorante e un’impresa immobiliare, ma aveva un grande difetto: era un giocatore compulsivo, tanto che quando Bob aveva 12 anni aveva perso tutto.

Il giovane canadese capì che, per fuggire dal freddo artico, doveva togliere le castagne dal fuoco da solo, a partire dal pagarsi l’istruzione. Durante l’anno spostava bagagli in aeroporto, mentre d’estate si arrampicava sugli alberi per la manutenzione forestale.

Nel 2000, mentre studiava filosofia all’Università del Manitoba, arrivò sempre dall’NBA la grande opportunità, che per tutti poteva sembrare un salto nel buio, ma non per il giovane Voulgaris. L’allenatore Phil Jackson era appena approdato ai Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e di un giovane Kobe Bryant, ma i dubbi sulla convivenza dei due crack mantenevano alte le quote.

Voulgaris non ebbe esitazioni e decise di puntare 80.000 dollari sulla vittoria del titolo dei californiani, rimanendo solo con i soldi per il cibo e le tasse universitarie. Alla fine Bob ci aveva visto lungo e quell’azzardo gli fruttò quasi mezzo milione.

Tra il 2005 e il 2010, la figura di Voulgaris smise di essere quella di un semplice scommettitore per diventare un’icona globale del gioco d’azzardo, trasformandosi in uno dei volti più celebri del poker mondiale. Nel frattempo, insieme a un genio matematico, perfezionò il “Modello Ewing”, un algoritmo predittivo che analizzava come l’efficienza di una squadra dell’NBA potesse cambiare radicalmente in base alle rotazioni dei giocatori e alle scelte tattiche degli allenatori.

In sostanza, permetteva di individuare quando un collettivo rendeva meglio senza la sua stella o quando un giocatore sottovalutato era il vero motore segreto dei risultati, trasformando il basket in una scienza per battere i mercati delle scommesse.

Così Bob, nel suo laboratorio, iniziò ad accumulare una mole di dati e una conoscenza del gioco superiore a quella di molte franchigie professionistiche. Tanto da affermare pubblicamente che, con i suoi strumenti, avrebbe potuto costruire una squadra molto più competitiva rispetto a quasi tutti i General Manager allora in attività nella lega.

Nel 2018 i Dallas Mavericks accettarono la sfida e Voulgaris venne scelto come Direttore della Ricerca e Sviluppo. Tuttavia, nonostante la fiducia del proprietario Mark Cuban, l’esperienza fu segnata da profondi attriti con il tecnico Rick Carlisle e con la stella Luka Dončić, a causa di filosofie diverse.

Per il canadese ogni decisione sul campo andava presa in base ai dati raccolti, scontrandosi con la sensibilità umana dello spogliatoio, così che nel 2021 le strade di Voulgaris e dei Dallas si separarono. Ma da quell’esperienza il “filosofo delle scommesse” tornava a casa con una sola idea: evolversi e trovare un club che diventasse il suo laboratorio personale.

Mentre Voulgaris dominava i mercati statunitensi, il CD Castellón soffriva. Fondato nel 1922, il club era l’orgoglio di un’intera provincia, ma l’ultima volta che ha calcato i campi della Primera División risale alla stagione 1990-91. Per trentacinque anni, gli orelluts hanno vissuto una sorta di tortura psicologica: vedere i vicini del Villarreal CF — storicamente il “cugino piccolo” — vincere l’Europa League e giocare semifinali di Champions, mentre loro lottavano nei fanghi della Tercera División.

Lo stadio Castalia si era trasformato in una prigione, con i tifodi schiavi di gestioni dilettantistiche e di un declino che sembrava segnato dal destino.

Poi, nel luglio 2022, le strade di Voulgaris e del Castellón non solo si incontrarono, ma l’ex dirigente dei Mavericks decise di comprare il club. Finalmente aveva trovato il suo laboratorio. Bob introdusse un metodo basato sulla massimizzazione del rendimento: acquistare a poco per poi vendere caro. Il sogno di tutte le società, ma difficile da realizzare, se non per lui.

Da quel momento il club non accettava più proposte casuali dai procuratori: era la società a chiamare quando “la macchinetta” segnalava un alert: il metodo scova giocatori sottovalutati dai radar tradizionali. Il secondo passo della rivoluzione fu l’arrivo dell’allenatore Dick Schreuder, che portò un calcio d’attacco totale fino alla promozione.

Tuttavia, l’idillio svanì bruscamente quando l’olandese, un anno fa, fu congedato dopo quattro sconfitte consecutive, affidando la panchina al suo vice Johan Plat. La promozione di Plat avrebbe dovuto garantire continuità al sistema, ma la squadra perse l’equilibrio necessario.

Del resto, spesso a un robot, per funzionare perfettamente, va data un’anima. In quel momento apparve Pablo Hernández. Originario di Castellón, dopo un inizio di carriera al Valencia CF si era trasformato in un nomade del calcio, giocando in Galles (Swansea), Qatar (Al-Arabi), Emirati Arabi Uniti (Al-Nasr), Inghilterra (Leeds). Anche se i suoi scarpini solcavano campi lontani dal Castalia, il suo cuore rimaneva lì.

Tanto che nel 2017, mentre giocava al Leeds, insieme a un gruppo di investitori salvò il club dal fallimento acquistandolo. Fu l’inizio di una rinascita che portò il Castellón in Segunda nel 2020 sotto la guida di Óscar Cano, prima di una nuova retrocessione.

Pablo decise allora di tornare a giocare per la sua gente, rinunciando a contratti sicuramente più allettanti per “sporcarsi le scarpe” in Segunda B. Dopo aver perso la finale dei playoff nel 2023 contro l’Alcorcón, decise che era il momento di appendere le scarpe al chiodo, ma senza abbandonare il mondo “Orelluts”, diventando allenatore del Castellón B.

A settembre, quando Plat viene destituito, Pablo viene promosso primo allenatore ad interim e successivamente viene confermato. Il nuovo allenatore, che a fine carriera aveva trovato Bielsa, prova a seguirne il modello: pressione alta e controllo del gioco, agendo costantemente nella metà campo avversaria.

Mentre i suoi predecessori accettavano un’esposizione difensiva quasi suicida, Pablo ha compreso che per vincere serviva un pragmatismo diverso.

Ha mantenuto il baricentro alto, ma lavorando in modo quasi ossessivo sulla fase difensiva, trasformando un colabrodo nella seconda miglior difesa della Segunda División. Accettando il rischio calcolato di giocare lontano dalla propria porta, ma con un equilibrio che ha portato il Castellón a lottare per la promozione.

Il CD Castellón si è trasformato nel laboratorio in cui la filosofia di un ragazzo di Winnipeg incontra il cuore di un idolo locale che ha salvato la società con i risparmi di una vita. La tecnologia di Voulgaris ha trovato equilibrio grazie a Pablo Hernández.

Trentacinque anni dopo il 1991, la Primera División non è più un miraggio, ma una conseguenza statistica pronta a manifestarsi. Questa volta, il banco non ha via d’uscita.

 

Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.

Immagine di copertina creata con Chatgpt.