Oscar Trejo lascia il Rayo: “gracias Chocota”
Marzo 6, 2026Il Rayo Vallecano perderà presto un pezzo della sua storia centenaria. Nel bel mezzo di una stagione tanto importante quanto tormentata, con il ritorno della franja in Europa macchiato parzialmente dalle vicende legate alle condizioni dello stadio di Vallecas e del centro sportivo rayista, Óscar ‘Chocota’ Trejo ha annunciato il suo addio a quella che è stata la sua casa per dieci stagioni.
Le oltre trecento partite (333 nel momento in cui scriviamo) giocate con la maglia del Rayo e i 45 gol messi a segno lo rendono il calciatore straniero con più presenze e più reti nella storia del club madrileno.
L’annuncio, arrivato in un tranquillo lunedì di marzo, ha sorpreso tutti nonostante la notizia fosse nell’aria da tempo: il contratto del trequartista era in scadenza a giugno e il ruolo di Trejo era da tempo marginale, almeno sul rettangolo di gioco.
Ormai più uomo-spogliatoio che giocatore di campo, la decisione di restare a Vallecas nell’attuale stagione era dovuta soprattutto al desiderio di chiudere questa incredibile avventura col botto, ovvero giocando una competizione europea con la fascia di capitano al braccio. Una fascia che è tornato ad indossare nel preliminare di Conference League contro il Neman Grodno ma alla quale aveva rinunciato ad ottobre 2023, in aperta polemica con la presidenza.
I tentativi di fare da mediatore con un proprietario particolare, per così dire, come Raúl Martín Presa e di ergersi a portavoce di compagni di squadra, lavoratori del club e tifosi, per provare a migliorare le condizioni di tutti, lo avevano stremato e Trejo aveva deciso di lasciare l’incarico ad un altro Óscar, Valentín.
Nonostante il poco minutaggio avuto ultimamente, dovuto soprattutto all’età (saranno 38 candeline il prossimo 26 aprile) e a una forma non più ottimale, Trejo è già una leggenda per la tifoseria. E non solo per le sue giocate sul campo e le sue statistiche, ma soprattutto perché, più di tutti gli altri calciatori passati da Vallecas negli ultimi anni, ha capito appieno cos’è il Rayo e cosa rappresenta per il barrio.
Un degno erede di altri grandi capitani come Felines, Cota o Míchel, un giocatore che in molti nel quartiere (soprattutto tra i più giovani) considerano già il migliore della storia dell’umile club biancorosso.
Ma soprattutto un fantastico essere umano, sempre pronto ad aiutare sia in campo che fuori: dal 2012, per esempio, si prende cura di bambini argentini provenienti da famiglie vulnerabili attraverso la sua fondazione, la Fundación Chocota Trejo.
La storia d’amore tra Óscar Trejo e il Rayo è divisa in due tappe, la prima delle quali breve, ma molto intensa.
Nato a Santiago del Estero e cresciuto nel Boca Juniors, il Chocota sbarcò per la prima volta a Vallecas nel 2010 in prestito dal Mallorca: in quel momento non poteva prevedere tutto quello che avrebbe vissuto in quella strana stagione, segnata dalla bancarotta della famiglia Ruiz-Mateos, all’epoca proprietaria del club.
I debiti milionari, i mancati pagamenti degli stipendi e le proteste di giocatori (che arrivarono più volte a minacciare lo sciopero) e tifosi avevano reso la situazione insostenibile, tanto che a maggio, con la squadra in piena lotta per la promozione in Primera, era arrivato il passaggio di consegne all’attuale presidente.
Nonostante tutte le difficoltà extracampo, la promozione alla fine era arrivata: un traguardo indispensabile che probabilmente aveva salvato il futuro del club ed al quale Trejo aveva contribuito con ottime prestazioni e nove reti, tra cui quella nella vittoria decisiva contro lo Xerez.
Un’esperienza sfiancante, che probabilmente avrebbe scoraggiato chiunque dal tornare: non Trejo, che nel frattempo, dopo altri due anni in Spagna allo Sporting Gijón, era volato in Francia per vestire la maglia del Toulouse.
In pochi avrebbero lasciato la Ligue 1 e la possibilità di misurarsi con campioni del calibro di Falcao (che ritroverà più avanti, ma come compagno), Cavani o Mbappé per scendere in Segunda e firmare con un club di nuovo in altomare, questa volta per motivi strettamente sportivi.
Il ritorno in cadetteria del Rayo era stato pessimo, ma l’arrivo in panchina di una leggenda franjirroja come Míchel aveva salvato la squadra dalla retrocessione in Segunda B. Forse fu proprio la presenza di Míchel, nonché quella di David Cobeño alla direzione sportiva, due suoi ex compagni di squadra, a convincere il trequartista a sposare nuovamente la causa rayista nel 2017.
Il risultato fu identico a quello della sua prima avventura vallecana: promozione in Primera, stavolta come campioni di Segunda, e altra grande annata di Trejo, con addirittura dodici gol, la migliore cifra realizzativa della sua carriera.
Da allora il Chocota non ha mai abbandonato la sua seconda casa, nonostante un’immediata retrocessione ma anche un nuovo ascenso nel 2021, quando, già con la fascia di capitano al braccio, segnò ancora nella partita decisiva, la finale play-off contro il Girona.
Tutto ciò nonostante a volte la nostalgia di casa fosse tanta, soprattutto dopo la morte del padre, arrivata proprio in una stagione, la 2018-19, sfortunata anche dal punto di vista dei risultati di squadra, conclusa con l’ultimo posto e quindi il descenso.
Chissà se sarà proprio la natia argentina la prossima tappa di Trejo, sempre che non decida di appendere gli scarpini al chiodo. Tutta Vallecas vorrebbe vederlo ancora al Rayo, magari in una veste dirigenziale, un’opzione che siamo sicuri non dispiacerebbe nemmeno a lui ma che sembra improbabile visto il rapporto ormai logoro con chi quel ruolo dovrebbe offrirglielo.
Un gelo, da parte della società, dimostrato anche in questo suo addio: sono passati giorni dal comunicato del trequartista e il club non ha pubblicato nemmeno un misero post per salutare una delle più grandi bandiere degli ultimi anni.
Un affetto che invece gli è arrivato da più parti: da compagni e rivali sui social in risposta al suo comunicato, dal suo tecnico Iñigo Pérez, che appena ha potuto gli ha fatto assaporare di nuovo il calore di Vallecas nel trionfo contro l’Oviedo, e ovviamente dai tifosi, che al suo ingresso in campo gli hanno tributato una meritata standing ovation in quella che è destinata ad essere una delle ultime apparizioni con la franja sul petto.
Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.


