Amleto e la pressione alta del mercoledì di Coppa
Marzo 12, 2026Ieri sera, mentre si giocavano gli ottavi di finale di Champions League, decido di abbandonare il divano di casa mia per la poltrona del cinema. In sala si proietta Hamnet – Nel nome del figlio. Un film struggente, che racconta come William Shakespeare crei il suo capolavoro “Hamlet”, traendo ispirazione proprio dalla tragica morte di suo figlio Hamnet. La tragedia nella tragedia. Essere o non essere, era il dubbio di Amleto.
Il protagonista riflette se sia più nobile sopportare le sfortune della vita o porre fine alle proprie sofferenze con il suicidio, temendo però l’ignoto della morte. Traslandolo al calcio: costruire dal basso o non costruire? Amletico dubbio che attanaglia allenatori ed alimenta fiumi di discorsi al bar in paese o nei salotti televisivi.
È più nobile arrivare in porta con passaggi corti e ravvicinati, o lanciare lungo sulla trequarti, temendo però l’ignoto di perdere il pallone. Guardiola ha insegnato ed illuminato, ma anche rovinato molti.
Guardiola al Barcelona B e la sua prima stagione da allenatore
Il suo calcio spettacolare ammirato a Barcellona è stato il vero precursore della nuova scuola di pensiero della costruzione dal basso. Il vero manifesto di una nuova filosofia legata alla sfera che rotola sul verde prato di poco più di un centinaio di metri.
Tanti hanno provato ad emularlo, pochi ci sono riusciti. Ma le mode sono passeggere, proprio come quelle delle fashion week. Ciò che era da emulare un tempo oggi è da dissacrare, per poi proseguire nei corsi e ricorsi ciclici della storia, ritornando di nuovo in auge.
Uscito dal cinema l’amletico dubbio personale era solo quello legato al film. Tornando a casa e vedendo le azioni delle partite, la mia testa si è bloccata sul dubbio di poche righe fa: costruire dal basso o non costruire? Appunto. Che bello vedere una squadra uscire da un pressing asfissiante con tutti i suoi uomini, utilizzando anche il portiere, per poi andare a conquistare gli spazi creati alle spalle della prima linea di pressione. Lo vedi e dici wow, proprio come dinanzi a un bel film proiettato sul maxischermo.
Ti emoziona, ti ammalia, come il canto delle Sirene dell’Odissea. Pensi al Barcellona, al Napoli di Sarri, oppure a quegli indemoniati del Bodø Glimt che sembrano giocare a futsal ma sul campo da calcio e non sul 40×20 dei palazzetti europei.
Ma poi…quanti i gol subiti per costruire dal basso? Tantissimi. Tralasciando le palle inattive, nel calcio la maggior parte dei gol su azione nasce per una riconquista alta del pallone.
E se una squadra lo conquista nel settore avanzato del campo, vuol dire che contemporaneamente ce n’è un’altra che lo perde nel settore basso del campo.
Ed è così che costruzione diventa distruzione. Allora comincia a soffiare un nuovo, vecchio vento, quello della verticalizzazione immediata.
Vedi il Tottenham segnarsi praticamente da solo per manovrare dalle retrovie, osservi l’Atletico ed il Real Madrid andare a segno con verticalizzazioni immediate, cercando prontamente gli uomini più offensivi senza troppi fronzoli. Perché giocare con il fuoco, andando a passarsi il pallone a ridosso della propria aerea tra portieri e difensori, con il rischio di subire gol dietro l’angolo, quando con pochi passaggi puoi già arrivare a ridosso dell’area avversaria e far male al nemico?
Pare che gli allenatori ormai abbiano preso le giuste contromisure alla costruzione dal basso ed ora è più difficile metterla in pratica.
La paura irrazionale della costruzione dal basso è lo specchio del Paese
Ma davvero vogliamo vedere partite dove portieri e difensori centrali sono quelli che hanno toccato più palloni? Poi, dall’Europa torni in Italia, al nord, dove c’è una squadra che l’Europa la sta sognando, il Como. La filosofia di Fabregas è quella catalana, guardiolano convinto. Una filosofia che a ridosso del Lago di cui narrava Manzoni funziona e va ancora di moda. Vintage, anacronistico? Chissà, ma pare che la formula giusta per rispondere al quesito iniziale non sia stata trovata.
Forse, come ci suggerisce l’Etica Nicomachea di Aristotele “in medio stat virtus”. La virtù sta nel mezzo, così come la verità.
Probabilmente è più giusto, come fanno dei sarti meticolosi, costruire l’abito più adatto in base ai calciatori a disposizione.
Forse, costruzione dal basso e verticalizzazione non sono aut aut, bensì et et. Due facce di una stessa medaglia, per poi avere la capacità di capire quando sfoggiare l’una o l’altra.
In un contesto così situazionale come una partita di calcio non può esserci un’espressione algebrica o una costante continua su quale forma preferire, bensì bisognerebbe costruire giocatori capaci di pensare e poi scegliere come agire in base al contesto che ci si ritrova di fronte.
Perché talvolta fare un passaggio in più a ritroso, può generare un vantaggio enorme alle spalle della prima linea di pressione, altre volte invece bisogna andare diretti oltre la metà campo.
A letto rimugino sul film, ora l’ho capito. Sul costruire dal basso o meno, invece, ancora non ci ho capito granché. Vedo i reel sullo smartphone, qualcuno dice che le partite di stasera siano l’emblema di un calcio che ora sta cambiando. Finisce l’era della costruzione dal basso per dare nuovo spazio a quella della verticalizzazione.
La moda è cambiata. Chissà. Penso ancora. Al prossimo gol che vedremo con una trama fitta di passaggi fatta dal basso ci diranno che è meglio costruire. Al prossimo gol con errore del portiere o del centrale in impostazione ci diranno il contrario.
Le opinioni che cambiano col senno di poi. Questo è sicuro e non andrà mai fuori moda.
Valerio Vitale è uno dei fondatori di Football and Life, scrive di calcio e di vita, è allenatore di Calcio a 5 e mille altre cose.
Immagine di copertina creata con AI Chatgpt.


