Juventus: finale di stagione per programmare il futuro

Juventus: finale di stagione per programmare il futuro

Marzo 14, 2026 0 Di Manuel Santi

Terminato un mercato di gennaio con poche fiammate ma con due innesti in ruoli scoperti, Boga ed Holm, che per ora stanno rendendo totalmente in maniera opposta (benissimo l’ivoriano, in infermeria lo svedese) e terminato il tour de force di febbraio, la Juventus si trova di fronte ad una situazione abbastanza paradossale.

Dopo un mese senza vittorie negli scontri diretti, e dopo la gigantesca beffa targata Cabal-Zhegrova del doppio scontro di Champions contro il Galatasaray, la Juventus sembra quasi in una posizione migliore rispetto all’inizio di febbraio.

Non fraintendiamoci, la sconfitta beffarda di Bergamo in Coppa Italia resta un risultato negativo. Così come il pareggio casalingo contro la Lazio con due gol letteralmente regalati (e meno male che Noslin e Dele-Bashiru si sono divorati un match point al servizio a testa, per usare una metafora tennistica) e così come la sconfitta di Milano targata il candidato al premio Rosa Camuna Alessandro Bastoni (per quanto lì la partita fosse stata più che positiva); quello che si intende dire però, è che ora, a pochi mesi dalla fine dei giochi, la Juve ha una partita a settimana ed un calendario decisamente più favorevole rispetto alle sue concorrenti per un posto Champions: Roma, Como ed Atalanta (salvo eventuali ed improbabili suicidi sportivi del Napoli di Conte).

Il gol del pari di Gatti all’Olimpico, in una situazione davvero incredibile, con una Roma in totale controllo della partita che ha subito una rimonta di due gol da una Juventus al tappeto, senza centravanti e “senza portiere”, ha un peso specifico incalcolabile, e potenzialmente è una di quelle sliding doors che cambiano una stagione….se la Juve farà il suo in queste ultime uscite.

Ritrovare il DNA Juve

Ad Udine, campo difficile e contro una squadra che sta disputando un campionato di alto livello, i tre punti sono fondamentali, tenendo conto che la Dea sarà a Milano in una sfida nerazzurra contro l’Inter e sulle sponde del Lario si gioca Como-Roma.

Dopo Udine ci sono Sassuolo e Genoa in casa, altre due partite in cui sei punti sono necessari e fattibili (occhio ai neroverdi, che fuori casa sono una squadra molto pericolosa), per arrivare al weekend del 12 aprile a Bergamo mantenendo, o ampliando, il margine di distacco dai bergamaschi, che ora sono a -4.

Poi ci sarà il ritorno della sfida con Max Allegri, chissà se ancora in lotta per lo Scudetto o con i giochi ormai conclusi a favore di Chivu, questa volta a San Siro: ora, è vero che Spalletti con Allegri se la gioca sempre ad armi pari, ma un pareggio realisticamente andrebbe bene, anche e soprattutto dato lo score dei rossoneri in stagione negli scontri diretti (4 vittorie e 1 pareggio, contando anche il Bologna a inizio stagione).

E poi il Bologna, per affacciarsi all’ultimo poker di partite con Verona, Lecce, Fiorentina e Torino (in un Olimpico Grande Torino che sarà molto probabilmente con la curva di casa vuota, da come filtra ultimamente tra il tifo granata), altri 9-10 punti sono il minimo.

Calcoli a parte, però, la Juve (e diamo a Cesare quel che è di Cesare) si sta muovendo bene anche extra-campo.

Il rinnovo di McKennie fino al 2030 e quello di Spalletti (non sicuro, ma probabile) fino al 2028 sono esattamente quello di cui la Juve necessitava: ripartire dalle certezze e da un tecnico che, lo ripetiamo ancora e ancora, sta facendo il massimo con una rosa a cui mancano pezzi cardine (centravanti e portieri, plurale).

Tiene banco anche il discorso per il rinnovo di Vlahovic, rientrante da un infortunio ma che non sarà parte della spedizione in terra friulana, e vedremo l’evolversi della situazione di uno dei potenziali parametri zero più interessanti per le squadre di Serie A (anche se non sembra che abbia chissà così tante offerte…).

Arrivare quarti, come ben si sa, è fondamentale per la Juve, a patto che un posto Champions significhi in estate un lavoro sopraffino sul mercato, con acquisti sensati, non strapagati e seguendo le idee chiare di un tecnico appassionato come Spalletti.

In alternativa, un anno in Europa League sportivamente non sarebbe un dramma, se non fosse il rischio di perdere pezzi pregiati della rosa per finanziare eventuali ingressi; la Conference League invece sarebbe da evitare come la peste.

È una frase fatta, ma in questo caso calza a pennello: la Juventus in questi ultimi due mesi ha il destino (presente e futuro prossimo) nelle proprie mani. Al campo l’ardua sentenza, come sempre.

 

Manuel Santi è uno studente con il sogno di diventare giornalista.
Segue gran parte degli sport, soprattutto calcio, tennis e sci alpino.
Il suo cuore è diviso in due parti uguali: una bianconera per la Juventus e una gialloblu per il Modena, la squadra della sua città.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.