Cesare Maldini e l’avventura mondiale da CT del Paraguay

Cesare Maldini e l’avventura mondiale da CT del Paraguay

Marzo 15, 2026 0 Di Philip Supertramp

La storia del Paraguay verso il Mondiale di Corea e Giappone 2002 inizia con il boato dello Stadio Defensores del Chaco.

È il 7 ottobre 2001: l’Albirroja, in vantaggio per ben due volte con una punizione di Chilavert prima e un gol di Moringo poi, si fa recuperare da Pochettino e Batistuta. Il 2-2 contro l’Argentina di Marcelo Bielsa, la schiacciasassi delle qualificazioni sudamericane, è comunque un successo. Quel pareggio sancisce una qualificazione storica con ben due giornate d’anticipo, la seconda consecutiva per una generazione d’oro che solo tre anni prima, a Francia ’98, aveva fatto tremare i padroni di casa. Avventura finita con lacrime di Chilavert dopo il Golden Gol di Laurent Blanc al minuto 113, nato da un assist di Trezeguet, che aveva eliminato i paraguaiani proprio quando i rigori sembravano l’unica via d’uscita per i futuri campioni del mondo.

Quella squadra aveva dimostrato di poter battere chiunque, come testimoniato dalla vittoria incredibile per 2-1 contro il Brasile ottenuta un anno prima.

Eppure, dopo l’euforia esplosa in seguito al pareggio contro l’Albiceleste, qualcosa si ruppe nel meccanismo perfetto costruito dal CT Sergio Markarián. La squadra staccò la spina prematuramente, incassando una sconfitta per 3-1 in Venezuela e un umiliante 0-4 interno contro la Colombia. La federazione, mossa da un misto di rabbia e ambizione, decise di licenziare Markarián e sorprense il mondo intero con la chiamata di Cesare Maldini.

A quasi 70 anni, Maldini era un monumento vivente del calcio.

Dopo aver guidato l’Italia a Francia ’98, ad aprile 2001 aveva traghettato insieme a Tassotti il Milan fino a fine stagione sostituendo Zaccheroni.

“Cesarone” aveva già rifiutato in anticipo offerte da Oman, Libia ed Emirati Arabi, ma la sfida di una panchina sudamericana come quella dell’Albirroja lo intrigava profundamente, tanto che il giorno dopo Natale 2001, decise di prendere l’aereo direzione Asunción.

Ad attenderlo c’era una rosa formata da uomini di spessore internazionale. José Luis Chilavert, il portiere-leggenda che aveva appena lasciato il Vélez per provare l’esperienza europea allo Strasburgo. Carlos Gamarra: il leader difensivo, che proprio quell’estate avrebbe lasciato l’AEK Atene per approdare all’Inter. Celso Ayala: un muro che, dopo le esperienze al Betis e all’Atlético Madrid, era passato al San Paolo per poi tornare proprio quell’estate al River Plate. Francisco Arce: lo specialista nei calci di punizione del Palmeiras. Roque Santa Cruz: la giovane stella del Bayern Monaco, punta di diamante del club tedesco.

L’avventura di Cesare Maldini comincia male

Maldini porta con sé Beppe Dossena, già CT del Ghana, ma l’accoglienza locale è gelida. La gente non gradisce il suo calcio eccessivamente difensivo e, soprattutto, Cesare non parla una parola di spagnolo, né tantomeno di Guaraní, la lingua che i giocatori usano deliberatamente per non farsi capire durante le partite dai club latini, e adesso anche dal CT.

L’Italia a France ’98: il Mondiale degli Azzurri e i soliti maledetti rigori

Le amichevoli iniziano male. Un faticoso 2-2 contro la Bolivia, salvato all’ultimo da Struway, lascia Maldini sorpreso per un rito pre-partita: i calciatori si mettono in cerchio, tirano fuori la figura di una Madonna e iniziano a pregare intensamente, chiamando anche lui a partecipare.

Seguono la pesante sconfitta per 4-0 contro l’Inghilterra, l’1-1 con la Nigeria e infine una vittoria per 1-2 contro la Svezia (gol di Paredes e Santa Cruz).

È dopo la batosta contro l’Inghilterra che la tensione esplode: all’aeroporto, Maldini viene duramente criticato e risponde stizzito che, se non lo vogliono, è pronto a prendere il primo aereo per l’Italia e andarsene.

Il Mondiale, il primo in terra asiatica, inizia senza il capitano Chilavert, squalificato per lo sputo a Roberto Carlos durante le qualificazioni. Contro il Sudafrica, il Paraguay vola sul 2-0 grazie a Santa Cruz e a una punizione magistrale di Arce, ma nel secondo tempo la squadra si ritrae troppo e si fa rimontare sul 2-2.

Contro la Spagna, vede il ritorno di Chilavert e il vantaggio iniziale dell’Albirroja con un autogol di Puyol, ma nuovamente la squadra si chiude dietro e subisce la rimonta nella ripresa firmata dalla doppietta di Morientes e dal gol di Hierro (1-3).

L’ultima partita contro la Slovenia è un dentro o fuori: bisogna vincere e sperare che la Spagna batta il Sudafrica. Mentre le Furie Rosse fanno il loro dovere, il Paraguay affonda: Paredes viene espulso al 20′ e la Slovenia segna l’1-0 con Acimovic al 45′. In quel momento, Maldini perde gran parte della sua autorità.

Nello spogliatoio, Chilavert prende il comando: dopo un discorso del CT ritenuto poco utile, il portiere decide di parlare lui stesso al gruppo.

Durante la partita, Nelson “Pipino” Cuevas scalpita per entrare. Maldini, essendo in dieci, esita, ma quando finalmente lo inserisce, l’attaccante del River Plate fa di testa sua: ignora i richiami di Cesare che gli chiede di tornare a coprire e punta la porta. Ha ragione lui: segna una doppietta leggendaria, con il primo gol che arriva appena due minuti dopo il suo ingresso. In mezzo, la rete di Campos (anche lui appena entrato). Il Paraguay vince 3-1 e si qualifica miracolosamente agli ottavi.

Negli ottavi di finale, l’Albirroja sfida la Germania di Rudi Völler. I tedeschi sono la “corazzata” del torneo, trascinati da un Oliver Kahn insuperabile e dalla leadership di Michael Ballack. Era una Germania pragmatica, cinica e fisicamente dominante.

Il Paraguay gioca una partita tatticamente eroica, imbrigliando i tedeschi per 88 minuti. Gamarra e Ayala annullano Klose, mentre Chilavert guida la difesa con autorità. Ma Maldini commette l’ultimo errore: lascia Cuevas, l’uomo della provvidenza, in panchina quasi fino alla fine, sperando nei supplementari. Proprio quando il 90esimo stava scoccando, Oliver Neuville trova il varco vincente su assist di Schneider. L’ingresso di Cuevas al 91′ è una beffa. La Germania, con il suo tipico cinismo, pone fine al sogno guaraní.

L’ultimo atto di Cesarone CT

Cesare Maldini lasciò l’incarico subito dopo l’eliminazione. La sua avventura fu breve e segnata da una distanza siderale tra guida tecnica e gruppo. Sebbene il Paraguay raggiunse gli ottavi, resta il rimpianto per una gestione che non comprese mai l’anima del gruppo. Il 2002 confermò però che quella squadra era un gigante del Sudamerica: capace di sopravvivere ai propri dirigenti e di lottare alla pari con nazionali come Spagna e Germania.

 

Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.

Immagine di copertina realizzata con Open AI Chatgpt.