Friburgo e il mistero della coppa dimenticata
Marzo 25, 2026Il 21 maggio 2022 resta una data scolpita nel cuore dei tifosi del Friburgo, arrivati in massa a Berlino ma tornati a casa con un sapore agrodolce sulle labbra. Quel giorno, infatti, il sogno di sollevare il primo trofeo nella storia del club si infranse a un passo dal traguardo, con la squadra diretta da Christian Streich sconfitta ai rigori dalla RB Lipsia nella finale della DFB Pokal, la Coppa di Germania.
Ad eccezione di alcuni trofei giovanili, gli unici titoli ottenuti dal Friburgo risalgono all’epoca in cui il club militava ancora nei dilettanti, quando negli anni Settanta ottenne due Südbadischer Pokal, una coppa di carattere regionale.
In realtà, il Friburgo può vantare nel proprio palmares anche un trofeo internazionale. Una coppa che, almeno fino a pochi mesi fa, nessuno sapeva però dove fosse finita.
I grandi tornei estivi
Negli anni Novanta, le trasferte statunitensi o le tournée in Asia non erano ancora diventate la prassi per i grandi club europei. Salvo rare eccezioni, di solito i motori venivano scaldati in amichevoli più o meno di lusso, spesso in tornei estivi organizzati nei propri Paesi, giusto per non alterare la preparazione con stressanti viaggi oltreoceano.
In Spagna troviamo, fra i tornei più famosi, i vari Teresa Herrera (La Coruña), Carranza (Cádiz), Naranja (Valencia), Costa del Sol (Malaga), Joan Gamper (Barcelona), Santiago Bernabeu (Madrid), Colombino (Huelva).
Alcuni di loro si continuano a giocare pure oggi, malgrado abbiano perso il loro prestigio, ormai svalutati sia calcisticamente che economicamente.
Nel 1995 la città di Cartagena ne ospitò ben due: il Trofeo Cartagineses y Romanos, alla sua edizione inaugurale, e il Trofeo Bahía de Cartagena, che si disputava per il secondo anno dopo il successo del Real Madrid sul Feyenoord nel 1994.
In entrambi i casi, le invitate del 1995 furono squadre tedesche. E in tutte e due i tornei i risultati furono sorprendenti. Il 14 agosto, infatti, il Deportivo La Coruña surclassò il Bayern di Monaco per 7-0 portandosi a casa il Trofeo Cartagineses y Romanos, un arnese di 2 metri e 28 cm di altezza per 100 kili di peso.
Se la goleada del Deportivo fu senza dubbio un risultato singolare, altrettanto inattesa risultò la vittoria (3-1) ottenuta dal Friburgo su un Real Madrid fresco vincitore della Liga.
I brasiliani della Brisgovia
Nel 1995 il Friburgo vantava appena due stagioni in Bundesliga, un periodo però sufficiente per catapultare il piccolo club della Brisgovia al centro delle cronache, visto il terzo posto ottenuto al termine del campionato 94/95, quando la cenerentola era riuscita a rimanere nei piani alti della classifica, terminando a soli tre punti dal Borussia Dortmund campione e a due dal Werder Brema.
Non solo risultati: a colpire era stata la qualità del gioco espresso, che aveva permesso di mietere vittime illustri, fra cui il Bayern Monaco, che lasciò le penne per ben due volte al Dreisamstadion. II Bayern perse 3-1 nella stagione 93/94, e nel campionato successivo – già con Giovanni Trapattoni in panchina – i bavaresi incassarono un sonoro e umiliante 5-1.
Nella sua vertiginosa ascesa, il Friburgo praticò un calcio offensivo, brillante e con un pressing asfissiante. Un tipo di gioco all’avanguardia che fece guadagnare al club il soprannome di Breisgauer Brasilianer, i “Brasiliani della Brisgovia”.
Una squadra composta da giocatori poco conosciuti, una banda di pirati che non temeva certe sfide, nomi mitici rimasti ancora oggi nella mente degli appassionati: il portiere Jörg Schmadtke, attuale direttore generale dell’Hannover, con un passato come dirigente al Liverpool di Jürgen Klopp; il centrocampista Andreas Zeyer, a lungo detentore del record di presenze nel club; la mezzapunta argentina Rodolfo Esteban Cardoso; il laterale sinistro Jörg Heinrich, che avrebbe poi giocato anche con Borussia Dortmund e Fiorentina, arrivando persino in nazionale; l’elegante libero Maximilian Heidenreich, un talento in grado di giocare pure a centrocampo, una specie di “Beckenbauer” di provincia.
La favola di quel Friburgo porta però i nomi di due personaggi: lo storico presidente Achim Stocker, in carica dal 1972, e lo sconosciuto allenatore Volker Finke, che qualche anno prima aveva guidato il modesto TSV Havelse fino alla 2. Bundesliga, la serie B tedesca.

Volker Finke, storico allenatore del Friburgo; in carriera vanta anche un biennio (2013-15) alla guida della nazionale del Camerun (immagine tratta da Wikipedia)
Oltre a praticare un calcio innovativo e rivoluzionario, Finke era un personaggio atipico per gli standard dell’epoca: orecchino, sigaretta da rollare nel taschino, atteggiamento “kloppiano” ante litteram, l’outsider venuto dalla Bassa Sassonia fece immediatamente breccia in un mondo rigido e conservatore come quello del fußball tedesco degli anni Novanta.
Tanto estroverso, che una volta decise di piazzare a bordo campo uno Strandkorb (sedia a sdraio a forma di cesta con rivestimento di vimini, tipica delle spiagge del nord di Germania), dove era solito sedersi assieme al suo assistente. Cimelio che qualche anno più tardi lo stesso Finke avrebbe venduto all’asta su EBay, spartendo la cifra ottenuta (circa € 35.000) in parti uguali fra un’associazione locale no-profit e la Freiburger Fußballschule, il settore giovanile del club.
Già, perchè l’accoppiata Finke-Stocker non solo ha fatto storia nel condurre il Friburgo in Bundesliga e in Europa per la prima volta, ma la loro sinergia e lungimiranza hanno permesso al club di mettere le basi anche per un futuro roseo. Il Friburgo attuale è semplicemente figlio di quelle scelte.
Nel 2002 venne infatti creata la sopracitata Freiburger Fußballschule, e da lì avanti saranno tanti i talenti usciti dal settore giovanile biancorosso: dagli attuali portieri della nazionale tedesca Oliver Baumann e Noah Atubolu, passando per Matthias Ginter e Christian Günter, capitano e recordman di presenze con il club.
Qui completarono la propria formazione anche Nico Schlotterbeck, oggi al Borussia Dortmund, e Kevin Schade, attaccante del Brentford.
E nella Freiburger Fußballschule allenò per molto tempo Christian Streich, che proseguì poi il magnifico lavoro svolto da Finke in prima squadra, guidandola dal 2011 al 2024.
Una partita fantasma
Nella stagione 95/96 sia il Real Madrid che il Friburgo avrebbero disputato le Coppe Europee. I blancos tornavano in Champions League dopo quattro anni di assenza, mentre per il Friburgo era la prima assoluta in Coppa UEFA.
Il Real Madrid non stava comunque avendo una bella estate, e qualche giorno prima aveva incassato un 4-0 a Tenerife in un’altra amichevole, una pesante sconfitta che aveva acceso diversi campanelli d’allarme. Un antipasto di quella che ancora oggi risulta essere la peggior stagione dei blancos degli ultimi cinquant’anni.
Tuttavia, la Liga sarebbe iniziata solo a settembre, e tutto lasciava pensare che la squadra fosse solo in ritardo di condizione. E fu proprio la “miglior tenuta fisica dei tedeschi” – che avrebbero invece iniziato la Bundesliga in weekend successivo – una delle attenuanti attribuite alla sconfitta madridista nel breve trafiletto pubblicato sul giornale El Pais.
L’articolo parlò anche di un Juan Eduardo Esnáider generoso ma impreciso, mentre l’errore di Santiago Cañizares sul gol del definitivo 3-1 venne classificato come “infantile”.
L’attaccante argentino segnò l’unico gol del Real, ma sbagliò un rigore e colpì un palo. Il portiere, invece, in una uscita temeraria al limite dell’area, centrò in pieno un avversario con un rinvio, di fatto spalancandogli la porta per il più comodo dei goal.
Per quanto possa valere un torneo estivo, il Trofeo Bahía de Cartagena rappresentò un successo storico per il Friburgo. Tuttavia, di quella partita, esistono pochi documenti e fino a qualche mese fa nessun video. Della sua esistenza non c’è traccia nemmeno nel sito ufficiale del club.
Il tutto ha stimolato lo spirito di ricerca della neonata rivista Ollé Ollé – il cui nome viene dal ricordo del calciatore camerunense Alain Junior Ollé Ollé – che per il suo secondo numero ha voluto dedicare un ampio articolo all’impresa del Friburgo a Cartagena.

Dopo una larga indagine e numerosi scambi di e-mail, grazie all’aiuto decisivo dell’Archivio municipale di Cartagena, la redazione di Ollé Ollé ha ottenuto finalmente i tabellini del match, da confrontare con quelli già presenti sul sito RSSSF, fino a poche settimane fa l’unica testimonianza della gara.
Tuttavia, tabellini alla mano, il lavoro era lungi da considerarsi terminato. In tutte le liste erano infatti presenti clamorosi errori di trascrizione, che hanno richiesto una stancante – e non prevista – spremuta di meningi.
In una formazione, infatti, i giocatori erano stati scritti con i loro nomi e non cognomi: i due Jörg (Schmadtke e Heinrich) presenti in squadra erano stati chiamati Gorg I e Gorg II, mente Uwe Spies era registrato come Uzue (!?). Il nome del portiere Schmadtke fu indigesto per tutti senza che nessuno riuscisse ad azzeccarlo: Gorg I, Schmalle e Schamdlme.
Anche le immagini della gara brillavano per la loro assenza: sempre grazie all’Archivio municipale di Cartagena, la rivista Ollé Ollé ha potuto ottenere un piccolo riassunto della gara che ha pubblicato poi sul suo profilo IG, mentre sul canale YouTube Historia que tu hiciste…., dedicato al Real Madrid, sono comparsi pochi mesi fa, quasi come usciti dal nulla, gli highlights della gara.
Un cimelio da…ripostiglio
Tuttavia, rimaneva ancora un mistero da risolvere: dove si trova la coppa?
Thomas Müller Heiduk, fotografo di professione e uno dei fondatori della rivista Ollé Ollé, ci svela il mistero, confermando purtroppo che la coppa, pur essendo presente all’interno dell’Europa-Park Stadion, non è visitabile al pubblico in quanto immagazzinata in uno scaffale.
Il Friburgo, nel frattempo, è però tornato a giocare in Europa. La squadra, diretta adesso da Julian Schuster, non solo ha conquistato i quarti di Europa League, dove affronterà gli spagnoli del Celta Vigo, ma si è qualificata anche per la semifinale di Coppa di Germania, dove invece se la vedrà con lo Stoccarda.
La tifoseria, pur mantenendo i piedi per terra, ha ricominciato a sognare. Che nel club sia arrivato il momento di prendere in seria considerazione l’acquisto di una vetrina?
Testo di Juri Gobbini. Autore della pagina Facebook Storia del Calcio Spagnolo, del libro “Dalla Furia al Tiki-Taka” (Urbone Publishing) e de “La Quinta del Buitre”.
Immagine di copertina e foto del testo (salvo dove diversamente indicato) a cura di Thomas Müller Heiduk per la rivista Ollé Ollé e utilizzate col permesso dell’autore, che ringraziamo.


