In morte della nazionale italiana

In morte della nazionale italiana

Aprile 1, 2026 1 Di Philip Supertramp

Doveva essere il giorno del risveglio,
la pietra tolta, il cielo ritrovato,
ma il terzo giorno non porta consiglio,
solo il gelo di un fato già segnato.

Risorse un uomo, così narran le storie,
tra fede, luce, miracolo e dolore,
ma qui restiamo prigionieri di memorie,
tra boschi balcanici e un muto disonore.

Per la terza volta il buio ci divora,
tra steppe, deserti e canyon senza aurora,
anche i sogni han smesso di lottare,
inermi, stanchi… incapaci di sperare.

Dodici anni di vuoto e di distanza,
estati grigie senza più colore,
senza l’Azzurro a solcare il mondo,
resta soltanto un’eco senza suono.

E per i giovani è un mito ormai confuso,
non un ricordo, ma un tempo mai vissuto,
una leggenda persa nella sera,
un’eco spenta che non scalda più la sfera.

E tanti giovani, stanchi di aspettare,
vanno lontano, oltre il nostro mare,
in cerca altrove di futuro e dignità,
lasciando qui soltanto immobilità.

Tre volte caduti, tre volte il sipario,
ma i volti restano, senza paura,
senza una crepa in quella struttura,
nessun potere davvero sa cambiare,
resta seduto, immobile e perverso,
comodo e cieco, senza mai tremare.

Mentre tra racchette e motori sappiamo esultare,
qui il calcio muore senza più lottare,
affonda lento in un mare amaro,
tra un popolo vivo… e un sistema ormai avaro.

E noi restiamo senza più gridare,
inermi, stanchi… con le mani vane:
il calcio è morto, e non sappiamo più parlare,
sperando in un miracolo che ci faccia risuscitare.

 

Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.