Sauro Frutti: il bomber tra la Via Emilia e il West
Aprile 1, 2026“La Via Emilia tagliava Modena in due; la strada dove abitavo, da una parte, si incrociava con essa. Dall’altra parte c’erano già gli ampi campi della periferia. Erano un po’ il nostro “West” domestico: bastava fare due passi, o attraversare una strada, e c’erano già indiani e cowboys, cavalli e frecce.”
(F. Guccini)
La domenica di Pasqua Cremonese-Bologna sarà la partita delle due squadre della maturità di uno dei più grandi centravanti che abbiano mai calcato i campi della serie B e della serie C: Sauro Frutti.
Classe 1953, 177 cm per 73 kg, Frutti era il Classico centravanti d’area “vintage”, tutto il contrario del “falso nueve” guardioliano: non si abbassava, non era per forza il primo marcatore del portatore di palla avversario in fase difensiva, ma il suo compito era quello di segnare.
E lo faceva. Anche tanto. Cosa piuttosto difficile in un calcio dove i difensori ti marcavano a uomo e certi contrasti non erano puniti con il cartellino, soprattutto sui campi di provincia.
In un film western, una prestigiosa pellicola Hollywoodiana firmata da Ford, un masterpiece del nostro Sergio Leone o un casereccio “Spaghetti”, la sua mortifera precisione nel bucare la porta avversaria lo avrebbe reso sicuramente perfetto per la parte dell’infallibile ed implacabile pistolero, con riserva però per quella dell’orgoglioso Capo Indiano.
Sì, perché Sauro dalla sua terra non si è mai allontanato troppo, difendendone i colori sul terreno di gioco. La sua terra non è però qualche prateria del Midwest ma una strana regione divisa in due da una strada voluta circa duecento anni prima di Cristo dal Console Romano Marco Emilio Lepido per collegare Ariminim con Placentia.
Ma, un momento, come mai allora almanacchi e pagine web riportano Roma come luogo di nascita?
“Noi siamo Romagnoli, di Montescudo, provincia di Rimini. Mio padre faceva il marmista e si trasferì nella Capitale per lavoro. Quando avevo sette anni però ci trasferimmo a Mantova, dove sono cresciuto”.
Già, Mantova, in quella Bassa Lombardia tra fabbriche e campanili dove (particolarmente nell’Oltrepò) si comincia a respirare l’aria di quell’“Emilia Paranoica” cantata da Giovanni Lindo Ferretti.
Il grande Bologna e quella maledetta monetina in Coppa Campioni
Il piccolo Sauro gioca come tanti suoi coetanei a calciare la palla, è bravo e presto le squadre del circondario si accorgono di lui. Così, un bel giorno, smette di giocare “a pallone” ed inizia a giocare “a calcio”. E lo fa con profitto, tanto che diventa addirittura il suo lavoro.
La chance del professionismo gliela offrire Rimini, proprio la città dalla quale i suoi genitori erano emigrati in cerca di un futuro migliore.
In Biancorosso viene impiegato inizialmente da mezzala e, dopo aver segnato 14 goal in 2 stagioni, a ventidue anni arriva il salto di categoria con la chiamata della Reggiana.
Ma nella città del Tricolore le cose non vanno come sperato, tanto che il Nostro pensa di chiudere lì la sua carriera.
A spingerlo a non mollare è sua moglie Franca, che lo convince a fare un passo indietro (spesso proprio quello necessario a saltare più in alto) ed a passare un’altra volta il Po per accasarsi al Sant’Angelo Lodigiano, dove ritroverà il feeling con la rete avversaria attirando le attenzioni del Mantova, di nuovo in C.
Nella città che lo ha visto crescere resta per quattro anni, andando a segno 52 volte prima che l’ambizioso presidente Luzzara lo porti nella rivale Cremona, in serie B (stagione 81/82).
All’ombra del Torrazzo gli danno la 9 e il suo compagno d’attacco è un giovanotto del vivaio di nome Gianluca Vialli.
In due anni segna 17 reti e l’unico rammarico è una promozione in serie A persa agli spareggi.
Poi, mentre la Cremonese in A ci va davvero, Frutti scende di categoria.
Il Bologna, caduto rovinosamente in C proprio a Cremona, ha bisogno di un centravanti che con i suoi goal faccia dimenticare alla piazza l’onta della doppia retrocessione subita per la prima volta ed in un anno solare. Uno che conosca la categoria e possa fare breccia nel cuore di un pubblico deluso e disorientato, che se l’anno prima vedeva il Campobasso o la Cavese come qualcosa di esotico e passeggero adesso dovrà fare i conti con Fanfulla e Rondinella, magari evitando altre figuracce.
Guarda caso, Frutti sembra l’uomo giusto al posto giusto.

Bologna, stadio Renato Dall’Ara, 21 ottobre 1984. Da sinistra: l’allenatore bolognese Bruno Pace e i suoi giocatori Domenico Marocchino e Sauro Frutti festeggiano in occasione della sfida tra Bologna e Triestina (3-2) valevole per la 6ª giornata del campionato italiano di Serie B 1984-1985. Fonte: Gianfranco Civolani, E Pace sia con voi, in Guerin Sportivo, nº 43 (512), Bologna, Conti Editore, 24-30 ottobre 1984, p. 29 (Wikipedia, Public Domain).
Scelta azzeccatissima. Campionato vinto (non senza fatica) e doppia cifra di gol raggiunta, ma nel successivo campionato di serie B (che dovrebbe essere quello della definitiva rinascita) le cose non vanno benissimo: una salvezza risicata e la doppia cifra arriva solo se sommata ai goal del partner d’attacco Marronaro.
Intanto, il nuovo presidente Corioni annuncia una vera e propria rivoluzione a cominciare dall’ingaggio dell’allenatore Mazzone e del centravanti Pradella.
Per Sauro è di nuovo ora di fare le valigie. Gli tocca ancora scendere in serie C, nella vicina Modena.
“Io e Franca avevamo appena comprato casa, a Mantova. Mi chiama Pastorello, allora DS del Modena e mi dice che l’allenatore Mascalaito mi stimava e mi avrebbe voluto in squadra.
L’ambiente in quella squadra era fantastico, gente umile, disposta a sacrificarsi, senza nessun divismo. Fu una stupenda cavalcata, conclusa con la promozione a braccetto col Parma di Sacchi”.
Dopo aver vinto con 21 reti la classifica cannonieri resterà in Gialloblu anche in serie B portando le sue marcature totali a 141 ed ingaggiando, nei derby col Bologna, epici duelli con il “mitico” Renato Villa – altro atleta da calcio “pane e mortadella” – prima di concludere la carriera di calciatore a Rovereto ed intraprendere quella di allenatore soprattutto a Mantova con puntate tra Pordenone e il Triveneto.
“Alcuni trovano strano che io abbia giocato praticamente solo nel mio giardino di casa, ma è una scelta che rifarei. Io e mia moglie teniamo moltissimo alla famiglia, così a volte ho preferito soluzioni calcisticamente meno vantaggiose ma più sicure rispetto ad altre che avrebbero comportato un peso, soprattutto per i miei figli.
Ho sempre preferito giocare nella stessa zona, spostandomi al massimo di 200 chilometri.
Bomber di provincia? Mica mi offendo, anzi mi piace”.
Cremonese – Bologna è una delle sue partite.
Testo di Simone Rinaldi. Tifoso del Bologna e della Virtus, Simone vive lo sport a 360 gradi. Pubblica quotidianamente contenuti su “Calcio Caraibi” (con Davide Tuniz) e in giro. Per passione scrive su Football&Life.
Immagine di copertina riadattata da Wikipedia.


