Marquinhos: un monumento brasiliano a Parigi

Marquinhos: un monumento brasiliano a Parigi

Aprile 15, 2026 1 Di Pietro Mandelli

Nella notte del 31 maggio 2025, mentre il PSG si appresta a diventare leggenda, c’è un uomo con la maglia numero 5 che sta raggiungendo l’immortalità sportiva per la squadra francese: Marquinhos.

A pochi minuti dal triplice fischio finale di Kovács, con la vittoria della Champions League ormai in cassaforte, cammina senza meta sul prato dell’Allianz Arena di Monaco con il volto pieno di lacrime.

Di lì a poco sarebbe diventato il primo parigino a sollevare al cielo la Champions League, con milioni e milioni di sguardi puntati su di lui.

Dietro a quelle lacrime non c’è solo l’emozione per la vittoria della Coppa dalle grandi orecchie, la prima per il PSG, ma anche il peso di un lungo viaggio durato tredici anni, da quando è arrivato all’ombra della Tour Eiffel. Sì, avete letto bene: all’ombra della Dama di Ferro.

Per il capitano del PSG non è sempre stato tutto luccicoso e scintillante come in quella notte tedesca. Il 31 maggio si chiude il cerchio.
Ma facciamo un passo indietro, prima dell’immortalità.

La retorica degli ingiocabili si è ritorta contro l’Inter

Marquinhos nasce a San Paolo il 14 maggio 1994, appena due settimane dopo la morte a Imola del grande Ayrton Senna, che fece cadere in lacrime un’intera nazione e non solo.
La scalata al trono europeo inizia nelle giovanili del Corinthians.

L’approccio iniziale con la prima squadra, di breve durata, avviene nel 2011. Subito dopo viene rispedito nelle giovanili per partecipare alla Copa São Paulo de Futebol Júnior, torneo che vincerà. L’appuntamento con i grandi, però, è solo rimandato di qualche mese: nel 2012 fa infatti parte della squadra vincitrice della Coppa Libertadores, la prima per il club brasiliano.

Per tutti è un prospetto molto interessante e le sirene europee non tardano a suonare.
È la Roma, nell’anno del trionfo sudamericano, ad assicurarsi le prestazioni di Marquinhos tramite un prestito da 1,5 milioni di euro, con la possibilità di trasformarlo in acquisto definitivo a 3 milioni nel caso in cui la giovane stella brasiliana avesse disputato almeno otto partite da 45 minuti con la Lupa. L’acquisto definitivo avviene a fine gennaio 2013.

La storia in giallorosso è fugace: Zeman tarda poco a buttarlo nella mischia e dimostra, come spesso accade, di averci visto bene.

Ma dopo quella stagione, nella quale colleziona 30 presenze tra campionato e Coppa Italia, è il Paris Saint-Germain che bussa alla porta della Roma.

Da una capitale all’altra per circa 31,4 milioni. Insieme a lui a Parigi arriva Edinson Cavani dal Napoli, che si aggiunge ad altri pezzi da novanta arrivati dalla Serie A come Ibrahimović, Lavezzi, Pastore e Verratti (Pescara, Serie B). Solo alcuni nomi di una squadra ricca di stelle.

Se volessimo trasformare il percorso della futura bandiera parigina in un libro, andrebbe suddiviso in quattro capitoli: apprendistato; maturazione; duttilità; leadership.

Apprendistato

Il primo anno a Parigi sotto la guida di Blanc non è affatto negativo: nonostante la giovane età e il ballottaggio con Alex, Marquinhos riesce a trovare una buona continuità in una squadra ricca di pezzi da novanta.

I trofei arrivano subito: ad agosto conquista la Supercoppa di Francia, poi la Coppa di Lega e la Ligue 1. Il 17 settembre debutta anche in Europa contro l’Olympiakos, segnando il suo primo gol in carriera con i colori rouge-bleu.

I primi tre anni complessivi con Blanc rappresentano un vero periodo di apprendistato. Marquinhos cresce studiando il ruolo accanto a difensori di altissimo livello come Thiago Silva, Alex e David Luiz, assorbendo esperienza e maturità.

Per necessità tattiche si ritrova anche a ricoprire il ruolo di terzino destro, ampliando il suo bagaglio tecnico e dimostrando una versatilità che diventerà una delle sue caratteristiche più riconoscibili.

Maturazione

Gli anni di Emery al PSG segnano la definitiva maturazione del giocatore. L’apprendistato è finito e l’addio di David Luiz, che ne offuscava il ruolo, lo rende inamovibile: perno della difesa centrale parigina insieme a Thiago Silva. Cresce anche nella gestione del ruolo, alternando i compiti da centrale puro a quelli di supporto nella costruzione dal basso, seguendo la filosofia del nuovo allenatore.

Il rendimento è altissimo, tanto da diventare uno dei giocatori più impiegati dal tecnico spagnolo. Le insistenti sirene del Barcellona cadono definitivamente nel vuoto.

Duttilità

L’ex Corinthians, sotto la gestione di Thomas Tuchel, amplia ulteriormente il proprio bagaglio tattico. L’allenatore tedesco ne intuisce le potenzialità fuori dalla linea difensiva, trasformandolo in un “equilibratore” moderno capace di agire come mediano davanti alla difesa.

Questa nuova veste esalta la sua lettura del gioco e la capacità di filtro, rendendolo indispensabile per bilanciare l’assetto ultra-offensivo della squadra.

La sua crescita culmina con l’eredità della fascia da capitano dopo l’addio di Thiago Silva, diventando il leader carismatico e l’uomo dei gol pesanti in Europa, guidando il club fino alla storica finale di Champions League del 2020, conquistata superando RB Lipsia in semifinale, in un’edizione sospesa e surreale, giocata nella “bolla” di Lisbona senza pubblico, quasi una Champions “fantasma” per atmosfera e contesto; un sogno che si infrange sul più bello nella finale persa 1-0 contro il Bayern Monaco.

Leadership

Dal 2020, con l’addio di Thiago Silva, Marquinhos assume ufficialmente i gradi di capitano, diventando il cuore del nuovo corso parigino.

La sua leadership viene messa in dubbio ogni anno dai media, soprattutto francesi, che lo accusano di mancanza di “cattiveria” o carisma nei momenti difficili, come nella dolorosa eliminazione contro il Real Madrid nel 2022.

Ma il brasiliano non si è mai fatto intimidire, rispondendo da campione dentro e fuori dal campo.

Nel 2023 il nuovo allenatore Luis Enrique indice un voto segreto tra i giocatori per eleggere il capitano. Marquinhos viene confermato dai compagni per due volte consecutive, dimostrando di essere il leader indiscusso dello spogliatoio, lasciando da parte le critiche della stampa.

Sotto le gestioni di Pochettino, Galtier e Luis Enrique, Marquinhos non è solo un titolare inamovibile, ma la vera garanzia di stabilità del club.

Il 10 aprile 2024, in occasione della sfida europea tra PSG e Barcellona al Parc des Princes, entra definitivamente nel mito: con la presenza numero 436 supera Jean-Marc Pilorget, diventando il primatista assoluto di presenze nella storia del Paris Saint-Germain.

Non è solo un record: è la testimonianza di una fedeltà rara, soprattutto nel calcio moderno.

La sua straordinaria costanza culmina nel maggio 2025 quando, dopo tredici anni in maglia parigina, ha l’onore di essere il primo capitano a sollevare la Champions League per il club.

Con oltre 35 trofei vinti, Marquinhos chiude questo cerchio perfetto non più come un semplice difensore, ma come l’icona vivente e più vincente del PSG moderno.

Il legame tra Marquinhos e il PSG è diventato indissolubile anche per ragioni che vanno oltre il rettangolo verde. Arrivato nella capitale francese a soli 19 anni, il difensore ha scelto Parigi come luogo in cui costruire la propria vita.

In questi anni ha formato una famiglia con la moglie Carol Cabrino e i loro quattro figli sono nati e cresciuti all’ombra della Torre Eiffel, parlando correntemente francese e sentendosi parte integrante della cultura locale.

Il piccolo Enrico gioca nelle giovanili del PSG e, chissà, un giorno potrebbe seguire le orme del padre in prima squadra.

A fine 2025 Marquinhos presenta richiesta per la cittadinanza francese.

Questa stabilità familiare è stata la chiave della sua serenità in campo, trasformando Parigi in una vera “seconda casa” e rendendo i rifiuti alle grandi offerte dall’estero non solo una scelta professionale, ma una scelta di vita.

Concludiamo il viaggio con una frase dello stesso Marquinhos, rilasciata nel momento in cui divenne l’uomo più presente della storia del PSG, per capire il suo amore per il club:

“Il mio futuro è il PSG. Questa maglia è la mia pelle, questa città è la mia casa. Vedere i miei figli crescere qui, con i colori di questo club nel cuore, è il mio trofeo più grande. Il mio obiettivo non è solo giocare, ma lasciare un’eredità che vada oltre i record.”

 

Testo di Pietro Mandelli,  socio del PSG Fan Club Ufficiale Italia.

@psgfanclubitalia

Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons.