Real Sociedad e la maledizione di Monsieur Comet
Aprile 16, 2026La Real Sociedad affronterà sabato prossimo l’Atletico Madrid nella finale di Coppa del Re. Quasi un remake della sfida del 1987, quando i txuri-urdin si imposero ai rigori dopo il 2-2 dei tempi regolamentari.
Quella alzata al cielo dai capitani Juan Antonio Larrañaga e Luís Miguel Arconada a Zaragoza fu la prima Coppa del Re vinta dalla Real Sociedad, trofeo accompagnato oggi in bacheca da quello ottenuto del 2021, cortesia di un rigore di Mikel Oyarzabal nella finale tutta basca contro l’Athletic Club.
In realtà, di Coppe del Re ce n’è un’altra, seppur vinta con un altro nome. Quella del 1909, conquistata dal Club Ciclista de San Sebastián, una polisportiva nata nel 1907 e che fece da precursore alla formazione dell’attuale Real Sociedad. Un trofeo che diede l’impulso decisivo al fútbol donostiarra, ma che portò con sé una coda polemica, con tanto di maledizione che sarebbe durata molti anni.
La maledizione di Comet
Julian Comet era un francese che aveva portato il ciclismo a San Sebastián sul finire del secolo precedente, aprendo un negozio di bici e finanziando lui stesso la costruzione del velodromo di Atocha, dove nel 1908 si disputarono i campionati spagnoli di ciclismo su pista.
Comet aveva visto di buon occhio l’esplosione del calcio in città, dando la possibilità alle squadre locali di utilizzare il velodromo come campo di gioco e collaborando affinché un club di San Sebastián potesse partecipare alla Coppa del Re nel 1909. Il Club Ciclista de San Sebastián, pur non avendo una sezione propria dedicata al calcio, possedeva infatti tutti i requisiti federali per partecipare al torneo nazionale più prestigioso, e fu con questo nome che una squadra donostiarra si presentò a Madrid per disputare la fase finale.
Il Club Ciclista esordì battendo 4-2 l’Athletic Club nel turno preliminare che dava accesso alle semifinali. La squadra era diretta da José Ángel Berraondo, uno dei più importanti pionieri del calcio spagnolo. Da giovane era stato a studiare in Inghilterra, dove aveva conosciuto il football giocando con il Brentford. Poi, una volta rientrato in patria, vestì alcune stagioni la maglia del Real Madrid prima di tornarsene a San Sebastián. In seguito, Berraondo fu allenatore – guidò la nazionale spagnola alle Olimpiadi del 1928 – giornalista, e persino arbitro, una polivalenza abbastanza comune all’epoca.
La connessione inglese non si fermò a Berraondo, comunque: la stella di quella squadra era infatti un giovane di 21 anni proveniente da Liverpool, tale George McGuinness, il quale a San Sebastián si stava guadagnando da vivere come professore di inglese. McGuinness segnò sei reti in quella fase finale di Coppa del Re: una doppietta all’Athletic Club, una al Galicia in semifinale e altre due reti nella finale contro l’Español de Madrid che diede il titolo ai baschi.
Di McGuinness, però, subito dopo si persero le tracce. Solamente nel 2020, un giornalista basco, Lartaun de Azumendi, in una sua investigazione pubblicata su X riuscì ad apportare maggiori informazioni sull’ex giocatore txuri-urdin. Purtroppo, le notizie furono tristi: McGuinness era tornato a Liverpool per esercitare la professione di maestro, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo trascinò invece in Francia, dove perse la vita nel 1916 nella Battaglia della Somme a soli 28 anni.
Quella vittoria portò grosso entusiasmo in città, e pochi mesi dopo nacque così la Sociedad de Foot-ball de San Sebastián, che un anno più tardi avrebbe preso il titolo di Real. Inizialmente la squadra giocava nel campo di Ondarreta, nei pressi dell’omonima spiaggia e vicino ad un’antica prigione. Tuttavia, nel 1913 quell’impianto iniziò ad andargli stretto, e così fu deciso di trasformare il Velodromo di Atocha in uno stadio dedicato al solo calcio.

La scelta fece ovviamente infuriare Monsieur Comet, che si oppose con tutti i mezzi.
Le alte sfere della città, quelle presenti nelle amministrazioni, spinsero comunque per dare priorità al fútbol. Per Comet, che aveva fatto tanto per lo sport a San Sebastían, quella decisione fu vista come un tradimento, una coltellata alle spalle. Vedendo come il suo velodromo veniva buttato giù per essere adattato alle esigenze puramente calcistiche, Comet lanciò una maledizione destinata a durare nel tempo: “La Real Sociedad non sarà mai più campione”.
La fine del sortilegio
Da Bela Guttmann e il Benfica, ai Sette Gatti Neri del Racing Club, passando per il “Neverkusen”. Quella di Comet, anche se molto meno famosa, entra di diritto nella categoria delle maledizioni calcistiche. Gli anni passarono inesorabili, e la frase lanciata in un momento di rabbia iniziò a prendere la forma di un vero e proprio sortilegio.
Ogni qualvolta i txuri-urdin si avvicinavano a un titolo, infatti, la squadra sembrava incepparsi sul più bello. Nel 1928, per esempio, la Real Sociedad si giocò il titolo di Coppa del Re contro il Barcelona, contesa risolta solo dopo una terza gara, visti i pareggi delle prime due partite.
Nella Liga 1930/31, invece, i txuri-urdin, dopo essere stati a lungo in testa, ebbero un crollo nel finale e terminarono a pari punti con Racing Santander e Athletic Club, con i “leoni” che ottennero il titolo grazie alla miglior differenza reti. In quella 1978/79, invece, dopo un campionato quasi intero senza perdere, la Real Sociedad fu sconfitta alla penultima giornata contro il Sevilla, dando via libera al successo del Real Madrid. La squadra si rifece vincendo i due campionati successivi, ma la maledizione della Coppa sembrava essere lungi da interrompersi.
Nel 1987, però, il sortilegio fu rotto del tutto. La Real Sociedad batté in finale l’Atletico Madrid, e quel trofeo fu la ciliegina sulla torta della carriera di molti txuri-urdin, visto che la base della squadra rimaneva quella del leggendario doppio titolo di Liga ottenuto qualche anno prima: Arconada, Larrañaga, Alberto Gorriz, Roberto Lopez Ufarte, José Maria Bakero, Agustín Gajate, José Maria Zamora, più alcuni giovani in rampa di lancio come Aitor Begiristain o Luis Maria Lopez Rekarte. Poi, nel 2021, toccò alla generazione degli Oyarzabal, Alex Remiro, Mikel Merino, Robin Lenormand e Martin Zubimendi a mettere il proprio nome nella storia.
Oggi, dalle parti di San Sebastián, il nome di Comet non evoca più timore, e la sua maledizione riposa adesso nel cassetto dei ricordi. Quella che per decenni è stata vissuta come un’ombra opprimente sulle sorti del club si è trasformata in una delle tante leggende che ricordano come il calcio possa essere crudele e allo stesso tempo romantico.
Perché, in fondo, ogni grande vittoria ha bisogno di un lungo digiuno per essere ricordata come eterna.
Testo di Juri Gobbini. Autore della pagina Facebook Storia del Calcio Spagnolo, del libro “Dalla Furia al Tiki-Taka” (Urbone Publishing) e de “La Quinta del Buitre”.
Immagine di copertina e foto del testo a cura dell’autore.


