C’era una volta il Rayo Femenino
Aprile 19, 2026C’era una volta il Rayo Femenino. Sembra l’inizio di una favola per bambini, ma, a differenza delle fiabe, il finale di questa storia è tutt’altro che felice. Perché ormai da qualche anno il Rayo a tinte rosa può considerarsi un progetto morto e sepolto, come testimoniato dall’ennesima retrocessione. Il pareggio per 1-1 contro il Balears e la conseguente discesa in quarta divisione hanno macchiato ancora una volta una storia un tempo ricca di trofei che oggi sembrano un lontanissimo ricordo.
Questa favola dal finale triste, ma dai toni iniziali epici, comincia nel 2000, quando la presidentessa Teresa Rivero, la prima presidentessa donna della Liga, decise che per il suo Rayo, da sempre simbolo di uguaglianza e inclusione, era arrivato il momento di avere anche una squadra femminile.
Teresa Rivero non era lì precisamente per merito suo: era infatti la moglie del patron rayista José María Ruiz-Mateos, imprenditore jerezano che era diventato azionista di maggioranza nel 1991, per poi lasciare formalmente la presidenza alla consorte tre anni più tardi. Teresa, che per sua stessa ammissione non era una grande esperta di calcio, fu accompagnata nella gestione del club da alcuni dei suoi numerosi figli (ben tredici), ma c’è un merito che va invece dato esclusivamente a lei ed è proprio la creazione della sezione femminile.
In realtà, per risalire alle origini del Rayo Femenino bisogna andare più indietro del 2000, precisamente al 1998, quando, grazie all’iniziativa di alcuni genitori di ragazze che facevano parte della scuola calcio di La Chopera, fu creato il C.D. Buen Retiro. Il Buen Retiro era partito dalla Primera Territorial e aveva conquistato subito la promozione, ma dopo il secondo ascenso consecutivo i costi, soprattutto per le trasferte, iniziarono a diventare alti, mettendo in pericolo il futuro della squadra.
Fu così che entrò in scena Teresa Rivero, alla ricerca di una base ideale per il suo piano. L’allora allenatore del Buen Retiro, Juan Medina, aveva giocato a calcio con Félix Uceda, all’epoca direttore generale del Rayo, e grazie a questa conoscenza Teresa fu convinta della bontà del progetto e assorbì il club, che dalla stagione 2000-01 assunse quindi la denominazione di Rayo Femenino C.F., conquistando subito la promozione in Segunda División.
Dal campionato 2001-02 la compagine iniziò a chiamarsi ufficialmente Rayo Vallecano Femenino e nel 2003 raggiunse finalmente la massima serie. Iniziò così il periodo di massimo splendore: il primo trofeo ad essere messo in bacheca fu la Coppa della Regina nel 2008, mentre tra il 2009 e il 2011 ecco arrivare tre campionati consecutivi. Questo periodo dorato fu reso possibile da alcune calciatrici importanti come Natalia Pablos (la goleadora più prolifica della storia del Rayo Femenino nonché di tutta la Primera División femminile), la portiera Alicia Gómez (che vanta il record di presenze con la maglia del Rayo), Sonia Bermúdez (in seguito quattro volte capocannoniera con la maglia del Barcelona e attualmente CT della Spagna) o Jenni Hermoso, consacratasi anche lei nel Barcelona, seconda al Pallone d’Oro 2021 e detentrice del record di reti nella nazionale spagnola, nonché campionessa del Mondo nel 2023.
Il Rayo tricampione di Spagna partecipò quindi a tre edizioni della Women’s Champions League, nelle quali giocò le partite casalinghe all’Estadio de Vallecas (all’epoca Estadio Teresa Rivero, a sottolineare l’importanza della presidentessa) invece che nella Ciudad Deportiva: nel 2010 venne eliminato al primo turno dalle russe del Rossiyanka, mentre nel 2011 e nel 2012 fu sconfitto agli ottavi di finale dalle inglesi dell’Arsenal.
Ma proprio quando il Rayo toccava il tetto del calcio spagnolo ed iniziava ad affacciarsi in Europa, ecco l’avvenimento che cambiò per sempre il corso degli eventi: nel 2011 la famiglia Ruiz-Mateos fu costretta a dichiarare bancarotta e a vendere il club all’attuale presidente Raúl Martín Presa, il quale decise che il progetto femminile non era più prioritario. Venne ridotto drasticamente il budget per la sezione, la quale, orfana della sua madrina Teresa, non riuscì più a ripetere i fantastici risultati degli anni precedenti e, come una versione femminile di Icaro, iniziò a perdere quota per poi schiantarsi a terra esanime.
Una morte non immediata, ma più simile a una lenta agonia, tra retrocessioni, scandali e polemiche. Nel 2022, mentre il calcio femminile spagnolo compiva un importante passo in avanti ottenendo la professionalizzazione, il Rayo andò in direzione contraria, scivolando in seconda serie per la prima volta dopo diciannove anni.
Ma i problemi non erano confinati ai risultati sul campo: la rosa pubblicò vari comunicati per denunciare condizioni di lavoro indegne per un club professionistico (come l’assenza di personale medico durante le partite o i ritardi nei versamenti dei contributi previdenziali), mentre alcune giocatrici ebbero duri scontri con la dirigenza. Nel 2018, ad esempio, la leggendaria Natalia Pablos aveva deciso di appendere gli scarpini al chiodo ma avendo ancora un anno di contratto il club fece muro, arrivando a chiederle di pagare di tasca sua i 250mila euro della clausola rescissoria. Durante il precampionato il Rayo la costrinse a restare in rosa e solo dopo l’acquisto di una sostituta le concesse finalmente il diritto di ritirarsi.
Completamente abbandonata dalla presidenza, nel 2023 la squadra visse un’altra retrocessione, la seconda di fila. Anche in questo caso i risultati passarono in secondo piano: a catalizzare l’attenzione fu infatti il cosiddetto ‘caso Santiso’.
Già a febbraio del 2022 il Rayo aveva deciso di affidare la panchina a Carlos Santiso, che a novembre del 2021 era stato travolto da uno scandalo quando venne diffuso un suo audio, risalente a qualche anno prima, nel quale invitava i componenti del suo staff a commettere uno stupro di gruppo per rafforzare il legame tra di loro. Nonostante la gravità dell’audio in questione e le contestazioni dei tifosi, oltre ai pessimi risultati sul campo, il club continuò a confermare il tecnico fino al 2025, aumentando considerevolmente il disamore del pubblico vallecano verso una sezione che fino a qualche anno prima era stata invece il fiore all’occhiello e l’orgoglio di tutto il barrio.
Nemmeno il tanto sperato cambio di allenatore, però, ha portato ad un miglioramento dei risultati e per le ragazze ora guidate da Óscar Lomas è arrivata quindi la terza retrocessione negli ultimi cinque anni: quando manca solo una giornata al traguardo, il Femenino è terzultimo, a -7 dall’AEM B. Proprio da Lleida potrebbe arrivare un aiuto insperato: in caso di retrocessione della prima squadra dell’AEM, l’AEM B verrebbe a sua volta retrocesso d’ufficio, lasciando un posto libero in Segunda Federación. A meno di ripescaggi dell’ultimo minuto, quella che un tempo era la miglior squadra femminile spagnola, dalla prossima stagione militerà in quarta serie e il sogno di Presa di sbarazzarsi della sezione è ormai sempre più concreto.
Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.
Immagine di copertina tratta da account X del Rayo Femenino.


