Valverde: l’importanza di chiamarsi Ernesto

Valverde: l’importanza di chiamarsi Ernesto

Aprile 27, 2026 0 Di Lodovico Monoli

Nemo propheta in patria: è scritto nel Vangelo.

Diventare leggenda di un club storico, prima da giocatore e poi, soprattutto, da allenatore, non è facile. Anzi, molto spesso gli ex giocatori non riescono ad imporsi nelle squadre in cui hanno militato: viene loro data la giusta riconoscenza e l’affetto della tifoseria, ma la pressione e l’amore che provano per il club li portano a sbagliare e a fallire nel modo più crudele.

L’Athletic Club è un club storico della Liga, unico per le sue peculiarità, come ricorda anche lo slogan che campeggia ovunque a Bilbao. Da molti anni la vittoria finale è stata spesso sfiorata, ma abbattere le corazzate multimilionarie e le squadre piene di fenomeni stranieri è diventata una chimera per i leoni baschi.

Da allenatore, Valverde, in dieci anni a Bilbao (divisi in tre periodi), ha portato l’Athletic Club a rivincere la Copa del Rey, trofeo che mancava da più di 40 anni, riportando sulle rive del Nervión la Gabarra (la chiatta con la quale furono celebrati i trionfi dell’83 e dell’84).

Il dominio basco nella Liga: l’Athletic Bilbao 1982-84

Ernesto Valverde Tejedor nasce a Viandar de la Vera nel 1964, in Extremadura, ma la sua famiglia si trasferisce nei Paesi Baschi quando Ernesto è ancora un neonato.

Si forma nell’Alavés, dove debutta come professionista, mentre sarà Javier Clemente a farlo debuttare in Liga con l’Espanyol. Soprannominato Txingurri (formica in basco), Valverde era una seconda punta, abile nel leggere il gioco e nel muoversi tra le linee, tanto da attirare l’interesse di Johan Cruijff.

Dopo due anni in blaugrana, tempestati di infortuni, durante i quali vince una Copa del Rey e una Coppa delle Coppe (senza però giocarle), nel 1990 viene acquistato dall’Athletic Club, che aveva iniziato a tesserare non solo chi era nato nei Paesi Baschi, ma anche chi era cresciuto calcisticamente in Euskal Herria, per volere di Clemente, tornato a Bilbao. Con Ziganda formerà una temibile coppia d’attacco.

Terminata la sua carriera di giocatore (264 partite in Liga, 67 gol), l’Athletic Club gli offre un ruolo come allenatore delle giovanili; dopo un anno come assistente di Rojo I, a sorpresa, nel 2003 viene nominato capo allenatore. Proponendo un calcio aggressivo, termina quinto alla sua prima stagione in Liga.

Nella stagione successiva ottiene la vittoria più larga in Europa con l’Athletic, 1-7 a Liegi contro lo Standard, anche se uscì ai sedicesimi contro il non irresistibile Austria Vienna, mentre in Liga finì solo 9°.

Valverde lascia l’Athletic per accasarsi all’Espanyol, che porta in finale di UEFA, persa solo ai rigori contro il Sevilla: un dejà vu, dato che aveva perso da giocatore, proprio con Los Periquitos, la finale dell’86 contro il Leverkusen.

I primi trofei della sua carriera li ottiene quando, nel 2008, si trasferisce in Grecia: all’Olympiacos vince tre volte il campionato ellenico (e due coppe nazionali) in tre anni, intervallati da una parentesi al Villarreal.

Torna in Liga, dapprima a Valencia, successivamente, nel 2013, inizia il suo secondo periodo all’Athletic Club (con uno spogliatoio spaccato dopo i due anni di Bielsa e le partenze di Javi Martínez, Amorebieta e soprattutto Llorente). Al primo anno arriva quarto (miglior risultato dal secondo posto del 1998), qualificandosi poi in Champions battendo il Napoli agli spareggi.

All’inizio della stagione 2015/16, l’Athletic disputa la Supercoppa nazionale contro il Barcelona, vincitore di Liga e Copa; il 14 agosto si gioca l’andata al San Mamés ed è una mattanza: 4-0 per i leoni baschi, con gol da centrocampo di San José e tripletta di Aritz Aduriz. Il 17 agosto, a Barcellona, la remuntada finisce quando Aduriz segna il gol dell’1-1: l’Athletic torna a sollevare un trofeo nazionale dal 1984, celebrato davanti alla città festante sul balcone del municipio.

Nel 2017 raggiunge Javier Clemente (289) come allenatore con più panchine nella storia dell’Athletic Club, superando successivamente le 300 presenze e diventando il recordman del club; ma a fine stagione lascia Bilbao per andare al Barcelona, dove vince due titoli di Liga nei primi due anni. Purtroppo per Valverde, in Champions subisce due remuntadas epiche: la prima nei quarti contro la Roma, la seconda in semifinale ad Anfield contro il Liverpool, dopo aver vinto l’andata per 3-0.

Al terzo anno sulla panchina blaugrana, Valverde viene esonerato alla 19ª giornata, lasciando la squadra prima in classifica e agli ottavi di Champions. Il suo sostituto, Quique Setién, perde clamorosamente la Liga e subisce 8 gol dal Bayern in Champions. Il Barcellona, per i successivi quattro anni, non vince più la Liga.

Dopo una pausa di due anni, nel 2022 Valverde torna a Bilbao per la terza volta e, due anni più tardi, trionfa a Sevilla nella finale di Copa del Rey, celebrando il trofeo sulla Gabarra a Bilbao, con più di un milione di persone che acclamano Txingurri e i suoi mutilak (ragazzi in basco).

La scorsa stagione Valverde ha guidato l’Athletic al quarto posto (eguagliando il miglior risultato del club nel nuovo millennio) e alle semifinali di Europa League, sciogliendosi contro il Manchester United a un passo dalla finalissima che si sarebbe tenuta a Bilbao.

Arrivato alla decima stagione da capo allenatore, il 20 marzo scorso Txingurri, tramite un video sui social dell’Athletic, ha annunciato che lascerà la squadra a fine anno. Sabato 2 maggio, a Vitoria-Gasteiz, Valverde guiderà per la 500ª volta l’Athletic Club, proprio contro l’Alavés, la squadra con cui debuttò come giocatore.

Non ha specificato se continuerà ad allenare o cosa farà in futuro: non sarà considerato uno dei migliori allenatori del mondo (quasi 1000 panchine tra Spagna e Grecia, tra cui quasi 600 in Liga con oltre il 55% di vittorie; cinque titoli nazionali, due in Spagna e tre in Grecia, due Copa del Rey, due coppe di Grecia e due Supercoppe spagnole), ma sarà certamente ricordato come un gentleman della panchina, apprezzato da giocatori e colleghi.

Ove mai dovesse tornare al San Mamés da avversario, verrà accolto come una leggenda di questo utopico club.

 

Testo di Lodovico Moloni, socio fondatore dei Leones Italianos – Italiako Lehoiak

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.