Iñigo Lekue: ode al signor nessuno

Iñigo Lekue: ode al signor nessuno

Maggio 18, 2026 0 Di Lodovico Monoli

Chi ha mai sentito parlare di Iñigo Lekue?

“Ma che carriera ha fatto?”

“Eh, ma non ha vinto niente!”

“Ma chi è questo? Non lo conosce nemmeno sua madre!”

Chi sogna di giocare a calcio dovrà mettere in conto che vincere è un privilegio per pochi. Giocare per squadre vincenti è un privilegio per pochissimi.

Molti calciatori con una carriera sportiva sempre in un campionato d’élite, vengono magari denigrati per aver giocato solo in squadre provinciali e aver soltanto sfiorato le big. E chi li denigra spesso ha i pop-corn in mano, una massa grassa superiore al 30% e pasteggia a Coca-Cola, con un solo muscolo attivo: il pollice opponibile che veleggia sul display.

Dall’altra parte, però, ci sono quei giocatori che crescono con un sogno: giocare per la squadra del proprio cuore, quella che sognavano fin da bambini, e giocarci per sempre. E alla fine ci riescono, nonostante nessuno sappia chi siano. Come Iñigo Lekue: quasi 300 partite ufficiali giocate, di cui 188 da titolare. Ha realizzato solo 4 gol, ma tutti importanti per l’economia della partita: due vittorie di misura e due pareggi.

Uno dei recordman di presenze dell’Athletic Club, Óscar de Marcos, con cui hai condiviso lo spogliatoio per anni, parla di lui così:

“È la punta di un iceberg enorme, dove la parte più grande… è proprio quella che non si vede. Lealtà, fedeltà, cameratismo. Mettersi sempre al servizio del gruppo, camminare insieme, fianco a fianco, senza fare storie. Rispetto, dare prima di chiedere, rimanere in silenzio quando necessario e lottare fino all’ultimo respiro… e così via fino alla fine.”

Iñigo nasce il 4 maggio 1993 a Bilbao, originario del quartiere di Deusto, dove si trova l’università della città. Dotato di una buona corsa, entra a Lezama nel 2012 ed esordisce tre anni dopo, lanciato da Ernesto Valverde, negli ultimi 25 minuti di Athletic Club 4 – Barcellona 0, l’andata della Supercoppa di Spagna che l’Athletic vincerà tre giorni dopo al Camp Nou, sollevando subito uno dei tre trofei conquistati in carriera.

Valverde: l’importanza di chiamarsi Ernesto

Inizialmente viene schierato anche sulla trequarti offensiva, ma non ha grande capacità realizzativa né piedi particolarmente educati per un trequartista. Così viene arretrato nel ruolo di terzino, dove può far mulinare le gambe e mostrare al pubblico la sua esplosività e la sua corsa, dando tutto per la camiseta zurigorri.

Lekue, con la maglia numero 30, segna il suo primo gol in casa, alla trentunesima giornata contro il Granada, una rete splendida quanto rocambolesca: lancio lungo di Iraizoz sulla trequarti avversaria, spizzata di Aduriz e inserimento alle spalle dei difensori, defilato sul centrosinistra. Controllo “discutibile” di sinistro, con la palla che s’impenna; tocco di destro per eludere l’intervento del difensore e, coordinandosi con la palla a mezz’aria, appena entrato nella sedici metri avversaria, scocca un tiro sporco che il portiere non riesce a bloccare, per il vantaggio dei leones.

In testa, una massa di capelli leggermente riccioluti: sembra il sosia di Elijah Wood, il Frodo de Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello; ma ai primi accenni di barba passerà a un taglio più militaresco e rado.

Col tempo si ritaglia sempre più il suo spazio all’interno della squadra, pur non riuscendo ad imporsi come titolare inamovibile. Gli allenatori sanno cosa aspettarsi da lui: nulla di trascendentale, ma sacrificio e disponibilità alla causa. Come il 6 aprile 2024, nei tempi supplementari della finale di Copa del Rey, quando Iñigo subentra a uno stanchissimo Yuri Berchiche e mette il suo personalissimo mattoncino nella conquista del trofeo che mancava a Bilbao da quarant’anni.

La settimana scorsa, appena compiuti 33 anni e consapevole che la sua carriera all’Athletic Club si sarebbe conclusa in questa stagione, nonostante sia ancora in discreta forma fisica, Iñigo Lekue annuncia il suo ritiro dal calcio giocato: non vuole militare per nessun altro club al di fuori di quello per cui ha sempre desiderato giocare. Un gesto d’amore che molti grandissimi non hanno fatto, preferendo ancora qualche parentesi (dorata) esotica invece di lasciare da one club man.

Rubo le parole a Domenico Frasca, socio dei Leones Italianos – Italiako Lehoiak, per descrivere l’addio di Iñigo:

“A Lekue ho voluto bene come a un fratello; per me rappresenta l’emblema del giocatore che veste questa maglia. Qui, più che altrove, conta molto altro oltre alle qualità tecniche. Lekue è della pasta di Toquero, di Koikili: gente che non avrebbe mai visto la Liga, eppure…l’essenza dell’Athletic l’ha costruita gente come Iñigo. Si può dire forte che tifo Athletic finché vedo gente come Lekue o Balenziaga in campo. Nel caso di Lekue, quasi 300 presenze sono tantissima roba in relazione ai mezzi tecnici. […] Ieri diceva Iñaki Williams che la maggior parte della rosa sente l’Athletic nel sangue. Ecco, da oggi ce ne sarà uno in meno. E, forse, mi sento più solo.”

Ci sono giocatori che non verranno ricordati per quello che hanno fatto in campo, ma ce ne sono altri che verranno ricordati perché hanno dato tutto fino all’ultima goccia di sudore, nonostante non siano stati baciati dal talento, dando il 110% a partire dagli allenamenti.

Il gioco sarebbe forse più brutto dal punto di vista estetico se ci fossero più giocatori come Lekue, ma ci sarebbe molta più passione e molto più attaccamento al “vero calcio”, dove anche un signor nessuno può lasciare una piccola traccia nella storia di questo gioco.

Ci mancherai, Iñigo!

 

Testo di Lodovico Monoli, socio fondatore dei Leones Italianos – Italiako Lehoiak

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.