Luis El Pistolero Suarez, la parata beffarda del nemico d’Africa

Luis El Pistolero Suarez, la parata beffarda del nemico d’Africa

Giugno 3, 2026 0 Di Luca Sisto

I Mondiali di calcio sono probabilmente la sublimazione dello sport più popolare del globo, per quanto oggi poco abbiano di popolare, fra prezzi dei biglietti e accessibilità dei contenuti. Eppure, meglio di qualsiasi altra cosa sanno creare miti e leggende, alleati e nemici, eroi e villans, vincitori e sconfitti. Chi i gol deve segnarli, e chi evitarli: è il cerchio della vita che si fa gioco, si fa beffe della sorte.

Nel 2010 il circo della FIFA atterra in Sudafrica, prima volta del continente più bistrattato della Terra. Il 2 luglio resterà probabilmente nella storia come la data dell’episodio più memorabile di quell’edizione.

Ne abbiamo già visti di portieri che tirano baci ai legni della porta. Una corrispondenza d’amorosi sensi con la Dea Fortuna: lì dove l’estremo difensore non può arrivare, si affida ai pali. Senza bisogno di andare indietro nel tempo al Pagliuca di Pasadena, parliamo stavolta dell’appassionato bacio, spedito direttamente dai guantoni dell’ex laziale Muslera, alla traversa della porta del Soccer City Stadium di Johannesburg, al minuto 121 del quarto di finale mondiale di Sudafrica 2010, tra Ghana e Uruguay.

Per sottolineare che quella sera no, non era “time for Africa”. Centimetri. Quelli che separarono il Ghana dalla prima storica semifinale di una squadra africana nella coppa più ambita (onore che sarebbe toccato al Marocco 12 anni più tardi).

L’ultima giocata utile dei tempi supplementari, prima dei nefasti rigori. Proprio un penalty, calciato da Gyan Asamoah, fin lì perfetto, ne fu l’indigesto antipasto.

Aveva già salvato da pochi istanti per miracolo sulla linea, Luis Suarez, opponendosi ad un tentativo di Appiah. Poi il “mani” da rosso diretto, sacrificio dovuto per respingere, ancora ad una manciata di millimetri dal gol, un colpo di testa a botta sicura del ghanese Dominic Adiyiah.

Reduce dal Mondiale under-20 edizione 2009, vinto dal Ghana proprio ai rigori contro il Brasile, il buon Dominic avrebbe avuto una fugace parentesi persino in Italia, col Milan. Quella sera di inizio luglio, però, la mala sorte si accanì contro di lui, triste presagio di una carriera mai decollata. Dal pianto alla rabbiosa esultanza, Suarez beffò un intero continente con le sue mani, divenendone nemico pubblico come un Conquistador qualunque.

Gyan si fece parzialmente perdonare nella lotteria finale, ma proprio Adiyiah e Mensah tradirono la nazionale di Rajevac, consentendo a quella allenata dal Maestro Tabarez di giungere fino alle semifinali (perse contro l’Olanda).

Si dice spesso che l’Africa sia un continente con tantissime divisioni, non solo fra stati nazioni ma soprattutto per le migliaia di etnie che lo compongono, anche all’interno di uno stesso Paese.

Eppure, quella sera, il continente si rivelò unito più che mai contro lo stesso nemico. Suarez aveva fermato il Ghana e con esso tutta l’Africa sul più bello, con un gesto antisportivo ma evidentemente necessario. Eppure, l’Africa intera non l’avrebbe mai perdonato, parteggiando senza discussioni per l’Olanda nella successiva semifinale, e attendendo una rivincita che non sarebbe mai davvero arrivata.

Quando le due nazionali si sono incontrate di nuovo in Qatar nel 2022, l’Uruguay trionfò nuovamente per 2-0, eppure entrambe uscirono in maniera clamorosa ai gironi, finendo dietro a Portogallo e Corea del Sud.

Luis Suarez non è stato convocato da Marcelo Bielsa per i Mondiali del 2026, sarebbe stato il suo quinto, un limite questo che verrà invece addirittura superato con la sesta convocazione del suo amico e compagno all’Inter Miami (e, prima, al Barcelona) Leo Messi, di Cristiano Ronaldo e di Memo Ochoa.

Fra gli highlights da eterno cattivo dei Mondiali di Suarez, al fianco di quella memorabile “parata”, resterà nella memoria il morso a Chiellini ai Mondiali del 2014. Sorridiamo amaro, a pensare che quella è anche una delle ultime immagini tristi che abbiamo dell’Italia nella World Cup, una manifestazione alla quale la nostra nazionale non partecipa da allora.

Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

 

Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.

Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons.