Just Fontaine, il goleador francese che scrisse “13” a Svezia ’58
Giugno 6, 2026Da bambino, la parola “Fontaine” mi riportava sempre allo scrittore francese del XVII secolo, Jean de La Fontaine, e alle sue favole popolate da volpi astute, leoni maestosi e morali senza tempo. Crescendo, ho scoperto che esisteva un altro Fontaine, Just, autore di una favola altrettanto incredibile, ma scritta sull’erba di un campo da calcio. Una storia racchiusa in un numero: 13 gol in un solo Mondiale, realizzati in sei partite.
Nato a Marrakech nel 1933, quando la città faceva ancora parte del Protettorato francese del Marocco, Fontaine mosse i primi passi calcistici in Nordafrica e vi rimase fino al 1952, quando vinse il campionato marocchino con l’USM Casablanca. Successivamente si trasferì in Francia, dove vestì le maglie del Nizza e dello Stade de Reims, affermandosi come uno degli attaccanti più prolifici del suo tempo.
Quando giunse l’estate del 1958, partì per la Svezia con poche aspettative. Nelle gerarchie della nazionale francese era considerato una riserva, ma pochi giorni prima dell’inizio del torneo, l’attaccante titolare René Bliard subì un infortunio alla caviglia. Fontaine si ritrovò così improvvisamente titolare.
Come se non bastasse, prima dell’inizio del Mondiale si verificò un altro imprevisto. Fontaine era partito con un solo paio di scarpini, pensando che avrebbe giocato poco, e in uno degli ultimi allenamenti il suo unico paio si ruppe. A risolvere il problema fu il compagno Stéphane Bruey, attaccante di riserva, che gli prestò il proprio paio di scorta. Anni più tardi, quando i giornalisti gli chiedevano quale fosse stato il segreto di quei gol, Fontaine rispondeva scherzosamente: «Due anime dentro un unico paio di scarpini».
Con la maglia numero 17 sulle spalle e gli scarpini di Bruey ai piedi, Fontaine si rivelò un attaccante sorprendentemente moderno per l’epoca. Rapido negli inserimenti e nel dribbling, eccelleva nell’attaccare la profondità e nell’anticipare i movimenti dei difensori, mentre sotto porta sapeva calciare con efficacia sia di destro sia di sinistro.
L’attaccante francese riuscì ad andare a segno in tutte e sei le partite disputate. All’esordio contro il Paraguay mise a segno una tripletta nella vittoria per 7-3. Nella seconda partita dei “Galli”, una sua doppietta non bastò a evitare la sconfitta per 3-2 contro la Jugoslavia. Nell’ultima gara del girone segnò uno dei due gol decisivi per battere la Scozia 2-1 e conquistare la qualificazione.
Arrivata ai quarti di finale, la Francia travolse l’Irlanda del Nord con un netto 4-0, impreziosito da un’altra doppietta di Fontaine.
In semifinale contro il Brasile non bastò la rete del momentaneo 1-1 firmata da Fontaine. Pochi minuti dopo, infatti, il difensore francese Robert Jonquet si infortunò e lasciò i suoi compagni praticamente in dieci uomini, visto che all’epoca le sostituzioni non erano ancora consentite. Quell’infortunio spianò la strada ai sudamericani, che conquistarono la finale vincendo 5-2 grazie anche a una tripletta di un diciassettenne di nome Pelé.
I Bleus si rifecero però nella finale per il terzo posto contro la Germania Ovest. Vinsero 6-3 e Just Fontaine mise a segno uno storico poker, fissando il suo record a quota 13 gol. Un primato destinato a entrare nella storia.
Per capire la grandezza di quel record basta osservare la classifica dei migliori marcatori in una singola edizione della Coppa del Mondo. Alle spalle dei 13 gol di Fontaine figurano soltanto l’ungherese Sándor Kocsis, autore di 11 reti nel 1954, e il tedesco Gerd Müller, fermatosi a quota 10 nel 1970. Da allora nessuno è più riuscito a raggiungere la doppia cifra. Nel XXI secolo, i giocatori che si sono avvicinati maggiormente all’impresa del francese sono stati il brasiliano Ronaldo, capocannoniere del Mondiale di Corea del Sud e Giappone 2002 con 8 reti, e Kylian Mbappé, autore dello stesso bottino in Qatar nel 2022.
Just Fontaine ci ha lasciati nel 2023, portando con sé il segreto di quel mese irripetibile. Il prossimo Mondiale “extralarge” offrirà ai bomber moderni molte più partite. E, sulla carta, maggiori opportunità. Nel 2014, durante i Mondiali in Brasile, la FIFA decise di premiare Fontaine con l’Adidas Platinum Boot, riconoscimento assegnato per il record che ancora oggi resiste. In quell’occasione gli fu chiesto quanto a lungo pensasse che il suo primato sarebbe durato e se qualcuno sarebbe riuscito prima o poi a superarlo. L’ex bomber francese rispose con la consueta ironia: «Non sono un indovino e non so quanto durerà. Però non mi dispiace che continui a essere mio».
Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.
Immagine di copertina tratta da Wikipedia.



Quante storie belle e avvincenti che non conosco, e scritte molto bene
Grazie!!!