Vado 1922 e ritorno

Vado 1922 e ritorno

Giugno 8, 2026 0 Di Luca Sisto

La finale che assegnava lo Scudetto della Serie D, torneo dedicato alle vincitrici dei 9 gironi del primo livello del dilettantismo, è stata una sorta di tiro al bersaglio.

A Teramo, sabato 6 giugno, la Scafatese ha distrutto il Vado, in 9 dalla mezz’ora del primo tempo, con un tennistico 6-0. La “Signora del calcio Campano” – citata persino da Totò nel film “Totò al Giro d’Italia” – che tornerà a giostrare per i campi del professionismo nella prossima stagione, ha dimostrato ancora una volta di essere la migliore formazione vista in D quest’anno.

Dall’altra parte, in quel di Vado Ligure, il sogno della Serie C, si è realizzato dopo quasi 80 anni.

Eppure, al di là del risultato della gara in sé – trattasi pur sempre di un titolo platonico – i sentimenti nelle due società sono quanto mai contrastanti.

Se la Scafatese di Felice Romano – che da San Marzano (da cui aveva spostato il titolo due anni fa), con La Regina, industria conserviera che oggi fa affari con quella Campbell’s immortalata per sempre nientemeno che da Andy Warhol – punta ad essere protagonista anche al piano di sopra, il Vado di Franco Tarabotto, presidente e direttore generale in carica dal 2013, minaccia di non iscriversi alla Serie C, se le istituzioni e gli imprenditori locali non daranno una mano per adeguare il “Chittolina” alle normative federali.

Un anno indimenticabile, questo 2026, per lo sport scafatese, con la compagine cestistica che, grazie ad una clamorosa rimonta firmata da Mascolo in campo e Frank Vitucci in panchina, è tornata nella massima serie dopo una sola stagione di purgatorio.

“L’oro rosso” dei pomodori e dell’industria conserviera, da Nello Longobardi a Felice Romano, ha ridato nuova linfa alle speranze di crescita della città, ravvivata dai successi sportivi. Sia la Beta Ricambi Arena, il palazzetto dedicato a Massimo Mangano, sia lo Stadio Comunale Giovanni Vitiello, avranno bisogno di qualche ritocco, abbondante e costoso in particolare quello dello stadio, che il presidente Romano ha già preso sotto la sua ala promettendo investimenti di un certo livello.

Sempre nel campo delle promesse, alla sua presentazione due anni fa, il patron de La Regina aveva posto, come obiettivo, persino la Serie B. Del resto, quando decise, per motivi di opportunità sportiva e politica di spostare il titolo da San Marzano a Scafati, il Canarino si trovò magicamente a passare dalla clamorosa sconfitta nei playoff di Eccellenza contro il Costa d’Amalfi, a fare compagnia al Pompei nel girone più duro della Serie D, quello siculo calabrese, con Siracusa e Reggina e dettare legge.

Oggi, il Siracusa è retrocesso immediatamente in D al termine di una stagione finanziariamente e calcisticamente disastrosa, il Pompei è tornato in Eccellenza, e la Scafatese ritrova la Serie C, 16 anni dopo la mancata iscrizione alla Lega Pro – Seconda Divisione, che aveva fatto seguito alla salvezza ottenuta sul campo nel 2009-10.

Una storia, quella recente dei gialloblu, che dopo anni tormentati ha saputo rinverdire i fasti che l’hanno accompagnata fin dalla sua fondazione, nel 1922, con un progetto tecnico e societario che mira a riportare il club in una serie, la B, che manca dal 1948.

E dire che il Vado, fondato nel 1913 negli anni d’oro del pionierismo calcistico ligure, proprio nel 1922 ha ottenuto il suo più importante risultato sportivo.

Pro Vercelli: pallone e conflitti nel campionato 1920-21

Era la stagione dello scisma successivo al Progetto Pozzo, che dopo il campionato 1920-21 vinto dalla Pro Vercelli, per far fronte all’enorme numero di squadre iscritte, vide la creazione di due distinti campionati nazionali di massima serie, la Prima Divisione 1921-22, con l’ultimo dei 7 titoli della Pro, e la Prima Categoria 1921-22, con il primo e unico titolo della Novese di Novi Ligure.

In tutto questo bailamme, prima del Compromesso Colombo e della riunificazione del 1922, che pian piano avrebbe portato, sette anni più tardi, al primo campionato di Serie A a girone unico, si giocò per la prima volta un’altra competizione di ispirazione nazionale, che nella fase iniziale, snobbata dalle grandi, ebbe poca fortuna, e che anche oggi viene abbastanza bistrattata: la Coppa Italia.

Il Vado, società di seconda serie, di un giovanissimo Virgilio Felice Levratto, ne fu il primo campione, grazie a un gol del suo bomber nei supplementari, che pose fine alle speranze e alla resistenza dell’Udinese. Da quel giorno Levratto divenne il leggendario “Sfondareti” , ma la Coppa Italia non decollò, stretta com’era da calendari insostenibili (strano ma vero, oggi le similitudini sono evidenti), tanto che non si sarebbe rigiocata fino al 1926-27, un’edizione neppure terminata per lo scarso interesse e per l’impossibilità di trovare date utili per le partite, e l’edizione successiva, vinta dal Torino, ebbe luogo solo nel 1935-36, quando la Serie A a 16 squadre e il professionismo consentivano di gestire meglio il calendario.

Che centrattacco! Virgilio Felice Levratto, lo Sfondareti

Il 1922 resta un anno fondamentale ed incredibilmente simbolico per la storia italiana, sia per quanto concerne lo sviluppo calcistico, sia per episodi decisivi (come la marcia su Roma) che indirizzarono il Paese verso il periodo più buio e controverso dal Risorgimento, quel ventennio fascista che avrebbe portato nell’oscurità menti ed istituzioni, e concluso mestamente con il disastroso ingresso nella Seconda Guerra Mondiale al fianco delle potenze dell’Asse.

Fa specie notare come a tutt’oggi il ricordo dei fatti di un secolo orsono sia oggetto di revisionismo politico ad uso e consumo di istituzioni corrotte a tutti i livelli. Una storia, un tempo magistra vitae, ormai in grado di partorire solo mostri.

Il Vado non avrebbe mai più ritrovato quelle emozioni. Oggi, il nuovo Chittolina – inaugurato il 20 agosto 1978 con un’amichevole fra Vado e Genoa, e che aveva sostituito il vecchio e storico “Campo delle Traversine”, a sua volta dedicato alla memoria del portiere vadese Ferruccio Chittolina (che giocò sia con Manlio che con Valerio Bacigalupo del Grande Torino), il quale perse la vita il 7 aprile 1946 in seguito ad uno scontro di gioco – potrebbe trasformarsi da teatro del ritorno fra i professionisti ad ostacolo insormontabile.

Tarabotto è stato chiaro: o la C si fa al Chittolina (di proprietà del Comune di Vado Ligue, ma sito nel Comune di Quiliano) o si torna a calcare i campi del dilettantismo, ripartendo con tutta probabilità dall’Eccellenza.

E chissà che, fra le grandi e storiche compagini professionistiche del calcio ligure, tra i nomi di Genoa (A), Sampdoria, Entella (B), nonché Spezia (appena retrocesso in C dopo anni di A e B), non si possa tornare a leggere del Vado Football Club 1913 con costante frequenza.

 

Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia: formazione del Vado, 1922, vincitore della prima Coppa Italia.