Ergilio Hato, la Pantera Nera di Curaçao
Giugno 12, 2026È arrivato il momento dell’esordio mondiale di Curaçao, lo stato più piccolo di sempre a partecipare ad un mondiale.
Come in molti hanno fatto notare la squadra è formata in massima parte da oriundi nati e cresciuti in nei Paesi Bassi (in Papiamento, la lingua locale “Yù di Kórsou” letteralmente “Figli di Curaçao”), tuttavia è giusto ricordare che la maggior gloria calcistica del Paese giocò tutta la vita nella sua isola.
E, anzi, rifiutò addirittura le chiamate dall’Europa, offrendo ancora maggiore lustro alla storia calcistica di Curaçao.
Ergilio Pedro Hato nasce il 7 novembre del 1926 a Curaçao, colonia olandese delle Piccole Antille e cresce giocando al “voetbal” per strada o davanti alla scuola insieme a tanti coetanei. Nonostante un fisico non proprio da corazziere, gioca in porta e a quanto sembra è molto difficile fargli goal, per effetto della sua incredibile agilità fra i pali. La sua passione non svanisce con l’età nonostante nel 1945, a 19 anni, venga chiamato a prestare il servizio militare.
Nel frattempo, viene selezionato per una squadra formata da giocatori dell’isola impegnata in un torneo con squadre di Colombia, Suriname, Aruba e, udite udite, arriva ad incrociare le armi con il grande Feyenoord. E il bello è che, con grande disappunto dei padroni coloniali, lo batte pure. Da quel momento si parla di lui come “il miglior portiere di tutto il Sudamerica e dei Caraibi”.
La nazionale di calcio del Suriname e il suo posto nella mappa del gioco
Nel 1952, quelle che in quel momento si chiamano “Antille Olandesi” partecipano al torneo di calcio delle Olimpiadi di Helsinki. Vengono eliminate immediatamente (2-1) dalla Turchia ma per un piccolo paese non ancora indipendente esserci è già un risultato. Hato difende i pali della Nazionale anche ai Giochi Panamericani di tre anni dopo dove gli antillani conquistano un sorprendente terzo posto dietro Argentina e Messico.
Ci sono poi le qualificazioni per Svezia ’58, ma le Antille Olandesi non superano neanche il turno preliminare. A questo punto qualcuno comincia a credere che la “Pantera Negra” (parole che in lingua Papiamento, la colorita parlata locale di Curaçao, si pronunciano e scrivono come in Castellano) possa fare bene anche in Europa ed arrivano offerte nientemeno che da Ajax, Feyenoord e Real Madrid. Hato, però, è un figlio dei Caraibi e ad una carriera da professionista – magari più ricca ma anche più impegnativa – preferirà sempre il sole e il mare della sua Curaçao, l’impiego nelle linee aeree locali e giocare a pallone con il suo Jong Holland, amore calcistico mai abiurato. “Vliegende Vogel”, ossia “Uccello che Vola” non migrò mai verso Europort, la diga sull’Amstel o il Paseo del Prado.
Ergilio Hato ha lasciato questo mondo nel 2013. A lui sono stati intitolati lo Stadio Nazionale e l’aeroporto dell’Isola.
Testo di Simone Rinaldi. Tifoso del Bologna e della Virtus, Simone vive lo sport a 360 gradi. Pubblica quotidianamente contenuti su “Calcio Caraibi” (con Davide Tuniz) e in giro. Per passione scrive su Football&Life.
Immagine di copertina riadattata da Wikipedia.


