L’avventura di Haiti ai Mondiali del 1974
Giugno 13, 2026Nel dicembre del 1973 a Port-au-Prince, la nazionale di calcio di Haiti vinceva la Gold Cup organizzata in casa mettendo in fila Trinidad e Tobago, Messico e Honduras. Les Grenadiers diventavano così la prima nazionale caraibica di lingua francese a partecipare alla fase finale finale di un mondiale. Non senza polemiche: l’arbitro salvadoreño Herniquez nella partita contro Trinidad e Tobago annulla ai “Socca Warriors” ben quattro goal, verosimilmente regolari.
Gli Haitiani sono sorteggiati nel gruppo Di di Monaco e Stoccarda con le fortissime Italia, Argentina e Polonia. L’esordio avviene sabato 15 giugno contro gli Azzurri vice campioni uscenti. L’Italia è nettamente favorita, per il blasone e il tasso tecnico, ovviamente, ma anche perché non incassa gol dal settembre di due anni prima. La porta di Dino Zoff è rimasta infatti inviolata per ben dodici partite.
Nel primo tempo dell’incontro, però, il portiere che si mette maggiormente in evidenza è quello haitiano, Henri Francillion, autore di almeno cinque interventi decisivi. L’Italia preme invano. Poi a inizio ripresa, tramite un’azione di contropiede da manuale, l’attaccante haitiano Sanon brucia Spinosi e infila Zoff, ponendo fine all’imbattibilità del portiere azzurro dopo 1143 minuti. Sanon ad Haiti milita in una squadra che si chiama Don Bosco, fondata proprio da immigrati italiani. Dopo una manciata di minuti però Rivera riporta la gara in parità e a fine partita il tabellone dell’Olympiastadion reciterà Italien drei, Haiti ein.
I sei minuti che intercorrono tra il gol di Sanon e il pareggio di Rivera rappresentano in assoluto il momento di maggior gloria del calcio haitiano. Nella parte occidentale dell’isola di Hispaniola esplodono immediatamente i festeggiamenti, pare altresì con vittime causate da colpi d’arma da fuoco.
Ma come è nato l’estemporaneo successo del calcio haitiano? Grazie – anche – alla volontà di un’efferata e feroce dittatura.
Francois Duvalier (detto Papa Doc) controlla Haiti con il pugno di ferro dal 1957. La sua milizia armata personale, detta Tonton Macoutes, terrorizza la popolazione. All’ennesimo dittatore caraibico non manca inoltre l’indispensabile appoggio di Washington, stante l’esplicito anticomunismo che lo caratterizza. Papa Doc è appassionato di pallone e nel corso degli anni Sessanta ritiene che la crescita del calcio haitiano possa rafforzare il suo potere – senza nel contempo trascurare o tanto meno abbandonare lo strumento della violenza politica. Investe pertanto denaro pubblico nel settore e la nazionale haitiana sfiora l’accesso alla fase finale dei Mondiali già nell’edizione del 1970. Raggiunge infatti la finale del raggruppamento centro-americano contro El Salvador.
All’andata, a Port Au Prince, Haiti viene sconfitta due a uno. Pare tutto perduto, ma, al di là delle previsioni, riesce a vincere in trasferta, e per tre a zero. Non è però applicata la regola della differenza reti e pertanto è necessario uno spareggio. A Kingston, in Giamaica, l’otto ottobre del 1969, si impone El Salvador grazie a un gol segnato quasi al termine dei supplementari. El Salvador quindi parteciperà ai Mondiali.
Duvalier muore nel 1971 e lascia la guida di Haiti al figlio neanche ventenne, Jaen-Claude, detto Baby Doc.
Quest’ultimo in un primo momento pare poco propenso a seguire le questioni di governo; consente quindi che gli affari di Stato siano gestiti dalla madre Simone Ovide e dal gerarca Luckner Cambronne. È maggiormente attratto da altre faccende, quali il gentil sesso, l’accumulo di ricchezze, e anche il calcio. Prosegue e approfondisce quindi la politica di sviluppo del calcio haitiano già lanciata dal padre. La CONCACAF, grazie al suo interessamento, decide di far svolgere il girone finale di qualificazione per il Mondiale 1974 in un unico torneo proprio ad Haiti. In un clima di grande partecipazione popolare ma anche di grande tensione, con giocatori affrontati e minacciati dai tifosi.
Il commissario tecnico che qualifica la nazionale haitiana ai Mondiali è un italiano, si chiama Ettore Trevisan ed è uno dei primi tecnici italiani giramondo. Quando accetta l’incarico ad Haiti, l’ambasciata lo invita esplicitamente a non interessarsi delle faccende politiche interne, pena il rischio di correr guai piuttosto seri. In vista dei Mondiali viene però sollevato dall’incarico: lo straordinario evento rappresentato dalla partecipazione alla fase finale della Coppa richiede infatti l’esclusivo protagonismo di haitiani. Quale nuovo tecnico è nominato il suo vice, Antoine Tassy.
In Germania Ovest la nazionale haitiana vive in una sorta di clausura, strettamente accompagnata dai pretoriani del regime. Dirà Sanon: “Lui (Baby Doc, ndr) ci fece esplicitamente capire che quella era la sua squadra, e che grazie ai suoi soldi eravamo arrivati sin lì. Era più accessibile del padre, veniva agli allenamenti e telefonava a me e ad altri giocatori per verificare che tutto procedesse bene; però alcuni dei ragazzi ritenevano pericoloso avere Jean Claude troppo vicino alla squadra. Sebbene fosse giovane, si comportava pur sempre come un vecchio patriarca, che ci dava sì la vita, ma che poteva anche punirci severamente in qualsiasi momento e a puro piacimento”.
Della partita con l’Italia abbiamo detto: si risolve in una sconfitta tutto sommato onorevole e, soprattutto, con gli occhi ammirati del mondo rivolti alla squadra che ha interrotto la lunga imbattibilità di Zoff e della difesa azzurra.
Prima del secondo incontro, previsto contro la Polonia, accade però un fatto. Ernst Jean-Joseph, difensore di Haiti, risulta positivo al controllo antidoping per uso di fendemetrazina, uno stimolante. Il giocatore dichiara pubblicamente: “Ho l’asma e il mio dottore di Port Au Prince mi ha prescritto un sacco di pillole. Non avevo idea che fosse illegale. Il medico della squadra non mi ha avvisato al riguardo”.
Ma Patrick Hugeux, medico della nazionale haitiana, in conferenza stampa smentisce il giocatore: no, non c’entra niente con l’asma, l’ha presa apposta per l’incontro. E non contento, descrive Jean-Joseph come una sorta di minus habens (“il ragazzo non ha un livello intellettuale sufficiente per capire cosa ha fatto o cosa ha detto”).
Jean-Joseph viene prelevato a forza dall’albergo in cui dimora la squadra, picchiato dagli sgherri della Federazione/dittatura haitiana davanti agli sguardi allibiti di alcuni giornalisti e caricato su di un areo diretto verso la madrepatria. Il volo transoceanico non deve essere stato dei più piacevoli per il povero Jean-Joseph. Tristi tropici.
I giocatori di Haiti sono sconvolti dall’accaduto. Contro la Polonia perdono sette a zero – e i polacchi con ogni probabilità evitano di infierire in maniera ancora più marcata, stante che al trentaquattresimo del primo tempo ne hanno infilate già cinque, di reti. Ernst Jean-Joseph, probabilmente imbeccato dallo stesso Duvalier, telefona da Haiti ai suoi compagni di squadra, avvisandoli di essere ancora vita.
La squadra si tranquillizza, perde comunque la terza partita – quattro a uno a favore dell’Argentina – e conclude così l’avventura ai Mondiali.
Haiti sfiorerà poi la qualificazione anche alla successiva edizione dei Mondiali: giunge seconda infatti nel torneo della CONCAF, dietro il Messico, padrone di casa. Da lì, vuoto totale, fino al miracolo della qualificazione ai Mondiali 2026.
Testo di Simone Rinaldi. Tifoso del Bologna e della Virtus, Simone vive lo sport a 360 gradi. Pubblica quotidianamente contenuti su “Calcio Caraibi” (con Davide Tuniz) e in giro. Per passione scrive su Football&Life.
Immagine di copertina riadattata da Wikipedia.


