Mondiali 2006: il ciclone Zidane si abbatte sulla Spagna e rimanda il ritiro

Mondiali 2006: il ciclone Zidane si abbatte sulla Spagna e rimanda il ritiro

Giugno 20, 2026 0 Di Philip Supertramp

27 giugno 2006, Hannover. Zinedine Zidane, dopo aver eliminato le Furie Rosse agli ottavi del Mondiale, si avvicina ai giornalisti spagnoli e, con un gesto stizzito, li ammonisce: «Vi avevo detto che il mio pensionamento non sarebbe arrivato oggi».

Tutto era iniziato qualche giorno prima, quando, alla vigilia della sfida tra Spagna e Francia, il quotidiano spagnolo Marca osò troppo, pubblicando in prima pagina una foto del fantasista francese con la scritta: «Vamos a jubilar a Zidane» (mandiamo in pensione Zidane).

Non era difficile immaginare che, quando quella copertina arrivò tra le mani di Zizou, sia lui sia i suoi compagni di squadra l’avrebbero considerata un’offesa nei confronti del loro leader, alimentando una rabbia nata dall’orgoglio di una nazionale già di per sé fiera e permalosa. Al CT Raymond Domenech venne così servito su un piatto d’argento il modo migliore per compattare la squadra attorno al proprio numero 10.

Ma andiamo ancora più indietro. Dopo la dolorosa eliminazione della Francia per 1-0 contro la Grecia nei quarti di finale di Euro 2004, Desailly, Lizarazu, Zidane, Makélélé e Thuram decisero che il loro cammino con la nazionale era giunto al termine.

La loro assenza, però, pesò enormemente sui Bleus, che soffrirono nella fase di qualificazione al Mondiale in Germania. Così, nell’estate del 2005, Zizou annunciò il suo ritorno in nazionale e, insieme a lui, rientrarono anche due pilastri della vecchia guardia, Lilian Thuram e Claude Makélélé, con l’obiettivo di conquistare il biglietto per il Mondiale.

Nonostante il ritorno in nazionale, il logorio fisico era ormai evidente e, nelle ultime due stagioni al Real Madrid, Zidane non era riuscito a sollevare alcun trofeo. Due mesi prima dell’inizio del Mondiale annunciò quindi che, al termine della competizione, si sarebbe ritirato definitivamente dal calcio giocato.

Il 16 maggio Zidane disputò la sua ultima partita con la maglia del Real Madrid nella sconfitta per 4-3 al Sánchez-Pizjuán contro il Siviglia, segnando una delle tre reti della sua squadra. Ma, soprattutto, una settimana prima, contro il Villarreal, il Santiago Bernabéu si era stretto attorno al campione francese, esponendo uno striscione con la scritta «Gracias por tu magia».

Zidane, visibilmente emozionato, segnò un gol di testa nel pareggio per 3-3 e si congedò dal pubblico blanco tra le lacrime, scambiando la propria maglia con Juan Román Riquelme e chiudendo un ciclo glorioso prima della sua ultima avventura in terra tedesca.

Il Mondiale di Germania, per i Bleus, non iniziò nel migliore dei modi, con due pareggi consecutivi, contro Svizzera e Corea del Sud, prima della sofferta vittoria contro il Togo, ottenuta senza Zidane, squalificato per somma di ammonizioni, grazie ai gol nella ripresa di Vieira e Henry. La nazionale di Domenech chiuse il girone al secondo posto, alle spalle della Svizzera, e in patria ricevette dure critiche per la scarsa brillantezza mostrata nelle prime uscite e per l’incapacità della manovra offensiva di fare la differenza. La Francia e Zidane arrivarono agli ottavi fortemente in discussione.

Dall’altra parte c’era la Spagna di Luis Aragonés, che si presentava con una squadra in grande forma, più giovane e capace di trasmettere sensazioni molto positive. Le Furie Rosse avevano infatti vinto con autorità tutte e tre le partite della fase a gironi.

Luis Aragonés e la faida con Raúl in nazionale

Prima un 4-0 contro l’Ucraina, grazie alla doppietta di David Villa e ai gol di Xabi Alonso e Fernando Torres. Poi un 3-1 contro la Tunisia: dopo essere passata in svantaggio, la Spagna cambiò volto nella ripresa con gli ingressi di Raúl e Cesc Fàbregas al posto di Marcos Senna e Luis García. La rimonta partì proprio dal capitano dei Blancos e si completò con una doppietta di Fernando Torres. Infine arrivò l’1-0 contro l’Arabia Saudita. Da qui nacque l’eccessivo ottimismo spagnolo, che vedeva già la propria nazionale ai quarti di finale.

Zidane, i suoi compagni e Domenech furono profondamente infastiditi dal modo in cui la Francia veniva descritta alla vigilia della sfida. Per molti osservatori i Bleus erano una squadra ormai in declino, appesantita dall’età dei suoi veterani e destinata a lasciare il passo alla giovane generazione spagnola. La copertina di Marca trasformò quello scetticismo in una potente motivazione per tutto il gruppo.

Ad Hannover, le Furie Rosse scesero in campo con Casillas in porta; davanti a lui la coppia di centrali composta da Pablo Ibáñez e Carles Puyol, a destra il giovane Sergio Ramos e a sinistra l’argentino naturalizzato spagnolo Mariano Pernía. A centrocampo, insieme a Xavi e Xabi Alonso, il diciannovenne Fàbregas vinse il ballottaggio con Senna. In attacco, il “Sabio de Hortaleza” scelse Raúl accanto alla coppia Torres-Villa, lasciando inizialmente in panchina Luis García.

La Francia, invece, si presentò con Barthez in porta; al centro della difesa la coppia Gallas-Thuram, a destra il bavarese Willy Sagnol e a sinistra Eric Abidal, che aveva vinto il ballottaggio con Mikaël Silvestre. A centrocampo, la granitica coppia Makélélé-Vieira sosteneva una squadra molto offensiva, con Florent Malouda e Franck Ribéry sulle fasce, Thierry Henry come unica punta e, a completare l’undici, il ritorno di Zidane dopo la squalifica, a scapito di David Trezeguet.

Storia di due Thierry Henry

Dopo una punizione di Pernía che impensierì Barthez, la Roja passò in vantaggio grazie a un gol su rigore di David Villa, assegnato per un fallo di Thuram sul colchonero Ibáñez. Quando ormai sembrava che gli spagnoli dovessero andare all’intervallo sull’1-0, un triangolo tra Ribéry e Vieira spaccò in due la difesa avversaria e l’esterno francese superò Casillas per poi insaccare a porta vuota.

Il secondo tempo si aprì con una bella parata di Casillas su Malouda, pescato da Zidane alle spalle dei due centrali. Aragonés fu il primo a effettuare dei cambi, sostituendo Raúl e Villa con Luis García e Joaquín. La partita continuò in maniera accesa: nessuno tirava indietro la gamba, con interventi duri da entrambe le parti e continui attacchi che misero in apprensione i portieri, senza però trovare lo specchio della porta.

All’80º minuto, Henry subì un fallo dubbio sulla trequarti da parte di Puyol, che venne ammonito. Zidane batté la punizione e fece partire un cross al centro dell’area, dove Vieira apparve sul secondo palo e insaccò di testa.

La Spagna si riversò in attacco senza però impensierire Barthez. A segnare nel recupero fu invece lo stesso Zidane: Sylvain Wiltord lanciò il numero 10, che con la sua solita eleganza mandò a vuoto Puyol e, con un tiro rasoterra di destro, batté il suo compagno di squadra al Real, Casillas.

Alla fine fu Zidane a “mandare in pensione” le Furie Rosse, continuando il proprio cammino fino alla finale. Quella contro la Spagna fu soltanto la prima tappa dell’ultimo grande capolavoro della sua carriera: nei turni successivi trascinò la Francia contro Brasile e Portogallo, conducendola a una finale mondiale che sembrava impensabile appena qualche settimana prima. A Berlino, però, il sipario sulla sua carriera sarebbe calato nel modo più inatteso.

In Spagna, invece, quella sconfitta segnò l’inizio di una riflessione profonda. Aragonés comprese che quel gruppo aveva bisogno di voltare pagina: il caso più emblematico fu quello di Raúl, progressivamente escluso dal progetto fino a non essere più convocato. Una scelta dolorosa, ma destinata a diventare uno dei passaggi chiave nella nascita della nuova Spagna, che di lì a poco avrebbe aperto un ciclo storico.

 

Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.

Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons: il murales celebrativo di Zidane a Marseille.