I giocatori outsider che ricorderemo dei Mondiali 2026

I giocatori outsider che ricorderemo dei Mondiali 2026

Luglio 11, 2026 0 Di Stefano Picasso

Un altro Mondiale sta per andare in archivio, il ventitreesimo della storia del calcio: un Mondiale ricco di tensioni, anche e soprattutto politiche, di polemiche, di corruzione (non sappiamo come altro catalogare il ‘caso Balogun’) e di karma (e sì, ci stiamo riferendo ancora a Trump e agli USA).

Non è però di questo che vogliamo parlare, ma di ciò che dovrebbe contare di più in una competizione di tale importanza, ovvero di quello che succede in campo. E abbiamo deciso di farlo dal punto di vista più romantico possibile: ecco quindi la nostra personalissima formazione ideale di questa Coppa del Mondo. Non la solita Top XI però, una lista di sconosciuti o quasi, di eroi per un giorno, di outsider, con particolare attenzione alle nazionali ‘minori’, per le quali segnare almeno un gol, fare almeno un punto o semplicemente partecipare era già una vittoria.

VOZINHA (Capo Verde)

Josimar José Évora Dias, meglio conosciuto come Vozinha, ovvero ‘nonnina’, perché da piccolo, quando veniva bullizzato dai coetanei, andava a piangere dalla nonna, in pochi giorni è passato da poche decine di migliaia di followers su Instagram a oltre venti milioni: è forse la soddisfazione personale meno importante, ma fa capire che tipo di esperienza ha vissuto il portiere africano e tutta Capo Verde, arcipelago di poco più di 500mila abitanti alla prima apparizione in un Mondiale.

A 40 anni suonati Vozinha difficilmente avrebbe pensato di vivere un’estate così: eroe a suon di parate nello storico 0-0 all’esordio iridato contro la Spagna, Vozinha ha mantenuto la porta inviolata anche contro l’Arabia Saudita, subendo solo due gol nella fase a gironi (2-2 contro l’Uruguay). Con questi tre pareggi il debuttante Capo Verde si è qualificato ai sedicesimi come seconda classificata, per poi arrendersi all’Argentina di Messi, ma solo ai supplementari dopo una partita incredibile conclusa con l’ennesimo pareggio nei tempi regolamentari. La storia di Vozinha e degli ‘squali blu’ resta una delle più belle del Mondiale.

RAMIN REZAEIAN (Iran)

Il goleador a sorpresa di un Iran che, nonostante tutte le situazioni extracampo derivanti dalle tensioni con il principale Paese ospitante, ha rischiato di passare un girone che comprendeva anche squadre più quotate come Belgio ed Egitto.

Gli iraniani si sono fermati al terzo posto, diventando la prima delle terze classificate escluse dai ripescaggi (nona migliore terza delle dodici totali), ma ad aumentare i rimpianti c’è quell’urlo strozzato nella gola di Khalizadeh, autore di un gol annullato dal VAR al 93′ della sfida decisiva contro gli egiziani, al termine della quale Rezaeian è stato nominato MVP. Una ben magra consolazione per l’esperto 36enne, autore del primo e dell’ultimo dei tre gol segnati dalla sua nazionale in questo Mondiale: Iran eliminato, nonostante le zero sconfitte.

BOUALEM KHOUKHI (Qatar)

Il Qatar era alla sua prima partecipazione ad un Mondiale per meriti sportivi, dopo il debutto assoluto di quattro anni fa in qualità di Paese ospitante. Nel 2022 l’avventura si chiuse con zero punti nel girone: questa volta, invece, i qatarioti sono riusciti nell’impresa di conquistare il loro primo punto iridato.

Merito di un nuovo CT, lo spagnolo Julen Lopetegui, ma soprattutto del naturalizzato (è nato in Algeria) Boualem Khoukhi, la cui incornata al 94′ del match contro la Svizzera ha permesso ai ‘marroni’ di prendersi uno storico pareggio.

Poco importa se la FIFA considera il gol come autorete dello svizzero Muheim, anche perché quel colpo di testa è valso al difensore, oltre all’onore di diventare eroe per un giorno, anche un ricco premio dalla federazione qatariota: tre milioni di dollari e una Rolls-Royce Phantom.

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IME OKON (Sudafrica)

I genitori di Okon (padre sudafricano e madre nigeriana) possono essere orgogliosi di entrambi i figli: il fratello di Ime, Udeme è un velocista che ha scelto anch’egli di gareggiare sotto la bandiera del Sudafrica e che, tra le varie medaglie vinte, può vantare un bronzo nella staffetta 4×400 metri ai Mondiali di atletica leggera dell’anno scorso e un oro nei 400 metri piani ai Mondiali under 20 dell’anno prima.

Ime invece ha scelto il calcio e non sta andando poi così male nemmeno a lui: a 21 anni ha lasciato casa per giocare in Europa (da un anno milita in Germania, nell’Hannover), mentre quest’estate in Nord America ha sfornato ottime prestazioni, contribuendo al primo storico passaggio della fase a gironi da parte della sua nazionale, che sedici anni fa, quando Ime aveva solo sei anni, aveva ospitato il primo Mondiale africano della storia, concluso però alla prima fase (così come le altre due partecipazioni, nel 1998 e 2002). Come il fratello, anche Ime non disdegna la corsa: è stato il giocatore a coprire più chilometri di tutta la rosa sudafricana (39,6 km).

ARTHUR MASUAKU (Repubblica Democratica del Congo)

Arthur Masuaku è il terzino sinistro titolare della Repubblica Democratica del Congo, ma la giocata più importante della storia della sua nazionale l’ha compiuta sulla fascia opposta, la destra: un cross perfetto che ha permesso a Yoane Wissa di battere di testa Diogo Costa e di acciuffare così un prezioso pareggio contro il Portogallo. È solo un cross, direte voi, ma è quello che porta al primo storico gol congolese in un Mondiale, tra l’altro alla prima apparizione della nazionale centrafricana con l’attuale denominazione.

Nel 1974, infatti, il vecchio Zaire non aveva segnato nemmeno un gol (subendone quattordici in sole tre partite) e aveva fatto parlare di sé più che altro per la famosa ‘punizione al contrario’ di Mwepu Ilunga contro il Brasile. Ma questa è un’altra storia, molto diversa da quella di Masuaku, Wissa e compagni, che dopo quel primo gol hanno centrato anche la prima storica vittoria (3-1 all’Uzbekistan) e addirittura il passaggio ai sedicesimi, dove hanno messo in difficoltà nientemeno che l’Inghilterra.

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LUIS ROMO (Messico)

Il suo gol di rapina alla Corea del Sud (con la complicità del portiere asiatico) ha qualificato l’anfitrione Messico ai sedicesimi con una giornata di anticipo e come prima classificata del girone. Principalmente difensore centrale ma schierato costantemente a centrocampo in nazionale, Romo è al suo secondo Mondiale (anche se in Qatar non aveva giocato nemmeno un minuto), ma la sua vita avrebbe anche potuto prendere un’altra strada: da ragazzo è stato sul punto di accantonare la carriera calcistica e di accontentarsi dell’attività familiare, quella di pescatore di perle.

Per fortuna sua e della nazionale tricolor il fratello Darío ha sempre creduto in lui e lo ha spinto a non abbandonare i suoi sogni e così, in questo Mondiale, Luis di perle ne ha trovate almeno due: il già citato gol alla Corea e l’assist per Chávez nella partita seguente contro la Repubblica Ceca.

MATÍAS GALARZA (Paraguay)

Il Paraguay è stata una delle sorprese del torneo grazie al raggiungimento degli ottavi di finale, dopo aver eliminato nientemeno che la Germania. Uno degli eroi della albirroja è stato a sua volta una sorpresa. Alla vigilia della competizione Matías Galarza non era considerato un titolare fisso, visto che nelle qualificazioni sudamericane aveva cominciato dal primo minuto solo tre partite su diciotto.

E infatti nella prima giornata del Mondiale contro gli Stati Uniti il centrocampista del River (ma che negli ultimi mesi ha militato proprio negli USA, all’Atlanta) era rimasto in panchina nel netto 4-1 subìto per mano dei padroni di casa. Galarza (e con lui tutto il Paraguay) si è preso però la rivincita con gli interessi: titolare a partire dal successivo match contro la Turchia, ha impiegato solo 64 secondi a trovare il gol risultato poi decisivo, oltre al più veloce di questa Coppa del Mondo, venendo anche premiato come Man on the Match. Galarza è stato poi protagonista anche nel già citato successo contro la Germania, con l’assist per Enciso durante i tempi regolamentari e con la sua freddezza nello spiazzare Neuer in uno dei rigori della lotteria finale.

EMAM ASHOUR (Egitto)

Le speranze dell’Egitto di fare un buon Mondiale erano ovviamente tutte riposte nella coppia ‘inglese’ formata da Salah e Marmoush. Nonostante il raggiungimento degli ottavi sia comunque un risultato storico, né l’ormai ex ala del Liverpool né tantomeno il centravanti del Manchester City hanno brillato. A prendersi la scena è stato invece un tuttofare, Emam Ashour: il suo ruolo principale sarebbe quello di centrocampista o trequartista, ma in questo torneo il 28enne dell’Al Ahly ha giocato sempre da ala, sia sulla fascia destra che su quella sinistra.

Ashour non ha mostrato grande versatilità solo nella posizione da occupare in campo, ma anche nel modo di segnare: miglior marcatore dei suoi (a pari merito con Ziko) con due reti, Ashour si è messo in luce prima con un gran tiro da fuori contro il Belgio, poi con un gol di testa contro l’Australia da centravanti puro. Agli ottavi contro l’Argentina il jolly egiziano è uscito per infortunio all’intervallo, quando il punteggio era di 1-0 per i ‘faraoni’, poi sappiamo tutti come è finita: forse è solo un caso, forse no.

ERMIN MAHMIĆ (Bosnia ed Erzegovina)

Dopo Svezia e Macedonia del Nord, la Bosnia è stata il nostro terzo incubo mondiale consecutivo. Stiamo parlando solo di tre mesi fa, ma all’epoca dello spareggio contro l’Italia Ermin Mahmić, l’arma segreta bosniaca di questa Coppa del Mondo, non era nemmeno convocabile. Nato in Austria, il trequartista ha iniziato la sua carriera in nazionale con l’under 17 biancorossa, per poi passare all’under 19 della Bosnia, patria dei genitori, e infine tornare sui suoi passi e accettare la chiamata dell’under 21 del suo Paese natale.

Proprio mentre la Bosnia scriveva la storia eliminando gli azzurri, Mahmić viveva la sua terza convocazione con l’Austria under 21, ancora ignaro di ciò che lo aspettava. A maggio la Bosnia lo convince a cambiare definitivamente nazionalità e lo convoca per i Mondiali: dopo essere subentrato nelle due amichevoli di preparazione contro Macedonia del Nord e Panama e dopo la panchina nella prima partita del girone contro il Canada, arriva l’exploit. Contro la Svizzera il CT Barbarez lo manda in campo al 91′ e Mahmić impiega solo due minuti a trovare la via della rete; sei giorni dopo, contro il Qatar, viene buttato nella mischia al 63′ e all’80’ ecco un altro gol. Il suo Mondiale da ‘super sub’ si chiude con due reti in appena 66 minuti, una ogni mezz’ora circa: davvero niente male.

ELIJAH JUST (Nuova Zelanda)

La Nuova Zelanda difficilmente replicherà nell’immediato futuro quanto fatto a Sudafrica 2010, quando uscì imbattuta dopo tre pareggi in tre partite, arrivando addirittura davanti ai campioni uscenti dell’Italia. Il terzo posto nel girone non fu sufficiente a passare la prima fase, non superata nemmeno in questo Mondiale 2026, nel quale i ‘kiwi’ un punto sono riusciti comunque a farlo.

E il merito è di Elijah Just, che con i due gol nel 2-2 contro l’Iran è diventato il primo neozelandese a segnare una doppietta in una Coppa del Mondo: 100% di realizzazione, dato che le due reti sono arrivate con gli unici due tiri del giocatore del Motherwell. Just si è poi ripetuto nell’1-5 subìto per mano del Belgio, segnando l’unico gol dei suoi: tre gol in tre partite, non male per un giocatore di una nazionale che si è fermata ai gironi e che si presentava ai nastri di partenza come quella con il peggior ranking FIFA tra tutte le compagini partecipanti.

LENNY JOSEPH (Haiti)

Haiti ha dovuto attendere 52 lunghi anni tra la prima e la seconda partecipazione ad un Mondiale: nel 1974, in Germania Ovest, la nazionale caraibica aveva chiuso il girone con zero punti e due gol, segnati entrambi da Emmanuel Sanon (contro due superpotenze come Italia e Argentina). Curiosamente gli stessi numeri di questo 2026, con le due reti che hanno spaventato il Marocco: è il decimo minuto quando l’attaccante Lenny Joseph compie uno dei gesti tecnici più belli della competizione, un colpo di tacco che porta sorprendentemente in vantaggio i rossoblù, poi sconfitti per 4-2.

Anche in questo caso, come quello già citato di Khoukhi, la FIFA gli toglierà la soddisfazione della rete considerandola come autogol del portiere Bounou, mentre sarà Isidor, con un’altra prodezza, a diventare il vero secondo goleador mondiale haitiano. Con un altro giocatore di questa formazione ideale, Mahmić, Joseph condivide invece un altro dettaglio: nato in Francia, il centravanti è stato convocato per la prima volta da Haiti solo a maggio di quest’anno, debuttando nelle amichevoli di preparazione contro Nuova Zelanda e Perù e andando subito a segno.

ALLENATORE: DICK ADVOCAAT (Curaçao)

Nonostante la precoce eliminazione, la storia del debuttante Curaçao e di Dick Advocaat merita di essere raccontata. Al suo terzo Mondiale da CT dopo quello del 1994 sulla panchina dell’Olanda e quello del 2006 alla guida della Corea del Sud, a 78 anni Advocaat è riuscito nell’impresa di portare per la prima volta una nazionale recente come quella di Curaçao, costituitasi nel 2010, alla competizione iridata. In Nord America l’allenatore olandese ha rischiato però di non esserci: lo scorso febbraio Advocaat si era dimesso per stare vicino alla figlia malata, ma l’11 maggio, con il miglioramento delle condizioni di salute, è tornato in sella, diventando così il commissario tecnico più anziano della storia dei Mondiali.

Contemporaneamente, con poco più di 150mila abitanti, Curaçao è diventata la nazione più piccola di sempre a partecipare ad una Coppa del Mondo, togliendosi anche la soddisfazione di segnare un gol al debutto, addirittura alla Germania, e di conquistare uno storico punto grazie al pareggio a reti inviolate contro l’Ecuador. E poco importa se il match contro i tedeschi si sia chiuso con un 7-1 e che l’avventura mondiale sia terminata, come ampiamente prevedibile, ai gironi.

 

Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.

Nell’immagine di copertina, tratta da Wikipedia, il portiere capoverdiano Vozinha.